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Dott. Sergio Angileri

 
 
 
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Psicologia Medica | Psicoterapia | Counseling

 

 

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dott. SERGIO ANGILERI e dott.ssa MONICA CERRI

 

Dott. Sergio Angileri

  1. 35 anni di esperienza, maturata nel trattamento di migliaia di pazienti in Psicoterapia Analitica e Socio-Cognitiva

  2. Ultradecennale esperienza nell'integrazione fra Psicologia Clinica e Psicologia Medica e Psicosomatica

  3. Ventennale esperienza nell'integrazione fra Psicoterapia, Psicologia, Counseling, trattamenti Mindfulness Based Ipnosi

  4. Pluriennale esperienza nel Counseling Analitico e Sanitario, applicato con gli individui, le coppie e i gruppi

Dott.ssa Monica Cerri

  1. Pluriennale esperienza in Psicologia Transpersonale e trattamenti Bio-Transenergetici

  2. Pluriennale esperienza nell'integrazione fra Psicologia, Counseling Transpersonale, Mindfulness e Yoga Mindfulness

  3. Esperienza nei trattamenti psicologici clinici e neuropsicologici

* Viene offerto un "Tariffario Solidale" : sono previste anche -in alcuni casi- parcelle agevolate

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    Dott. Sergio Angileri

     

    COSCIENZA e BIOCENTRISMO

    La morte non esisterebbe

    la fisica quantistica lo dimostra?

     

    Il Novecento è stato il secolo della fisica. Le scoperte sull'atomo, le sue particelle e l'architettura del cosmo hanno prodotto la nostra concezione di universo e tutta la tecnologia che plasma la vita quotidiana. Eppure, proprio la fisica non è stata capace, e non lo è ancora, di rispondere alle antichissime domande dell'uomo, invocando come risolutiva quella teoria del tutto che ha a lungo inseguito e mai raggiunto. Che cosa c'era prima del Big Bang? Perché l'universo sembra costruito perfettamente su misura per l'uomo? E se chiudiamo gli occhi, l'universo esiste ancora? Esistono lo spazio e il tempo? Che cosa succede dopo la morte? "Biocentrismo" accoglie queste domande in una prospettiva inedita e affida alla biologia l'onere di far progredire le risposte: ciò che percepiamo come realtà non è che un prodotto della coscienza, scoperte scientifiche incluse. È la creatura biologica a modellare il racconto. Soltanto quando la materia diviene cosciente di sé e comincia a osservare l'esistente, l'universo intero muta la propria natura dallo stato indeterminato di probabilità - così come definito dalla teoria quantistica - a quello di misteriosa, concreta presenza: a partire dal fotone, dal petalo di una margherita, dal vento, per arrivare alle nebulose più remote.

     

    Il celebre ingegnere e fisico Nikola Tesla (1856-1943) ebbe a dire: "Se vuoi trovare i segreti dell'Universo devi pensare in termini di energia, frequenze e vibrazioni." Più ci inoltriamo nel 21° secolo, più le parole profetiche di Tesla assumono un senso compiuto nella grande sfida della scienza odierna: comprendere il funzionamento della Coscienza.

    Nulla è più scientificamente misurabile della morte - la differenza tra un essere umano defunto ed uno vivente è verificabile proprio come ogni altro fenomeno appartenente all'Universo. Eppure tale concezione dipende dalla definizione convenzionale e dalla comune percezione di cosa sia la morte. Ecco un concetto esemplificativo: un'emittente radiofonica resta in funzione per decenni fino a quando non cessa ogni attività nell'anno 1988. Nel giro di pochi giorni la stazione chiude i battenti, i suoi dipendenti vengono licenziati e l'edificio demolito e trasformato in un parcheggio. La stazione radio cessa di esistere come una cosa fisica, tuttavia i suoi segnali radio - trasmessi per decenni - vivranno per sempre, continuando il loro viaggio verso i più remoti angoli dello spazio, dove un giorno rivivranno: saranno ascoltati ancora una volta da un'altra civiltà.
     
     
    La Teoria di Robert Lanza
     
    Il corpo umano funziona allo stesso modo di quella radio. I nostri corpi fisici vengono demoliti, tuttavia la nostra coscienza (anima) continua a vivere.

    Uno dei più brillanti scienziati che attualmente sta studiando tale teoria è il dottor Robert Lanza, definito dal New York Times " il terzo più importante scienziato vivente." Nel suo libro intitolato: Biocentrismo: La Vita e la Coscienza Come Chiavi per Comprendere la Natura dello Universo, Lanza spiega che portiamo con noi il tempo e lo spazio proprio come per un certo periodo portiamo con noi i corpi fisici, e come le tartarughe portano addosso i gusci. Una volta che i nostri 'gusci' si staccano, la nostra coscienza ritorna all'Universo.

    Scrive John Assaroff: 
     

    "Lanza ritiene fondata la teoria della coesistenza di universi multipli. In un universo il corpo può essere defunto, mentre in un ulteriore universo parallelo continuare a esistere, assorbendo la coscienza che migra in esso. Ciò significa che una persona morta, dopo il viaggio attraverso il famoso tunnel finisce non all'inferno o in paradiso, ma in un mondo simile a quello in cui ha appena vissuto. E così via, all'infinito, in una sorta di struttura a scatole cinesi cosmica."
    Il prof. Stuart Hameroff insegna presso l'Università dell'Arizona, ed è direttore associato del Centro Studi sulla Coscienza. Hameroff descrive il processo in questi termini:
     
    "Il cuore cessa di battere, il sangue cessa di fluire, i microtubuli perdono il loro stato quantico. L'informazione quantistica esistente all'interno dei microtubuli tuttavia non viene distrutta, non può essere distrutta, ma si distribuisce nell'universo."
    La fisica quantistica ha dimostrato che la nostra percezione di noi stessi come esseri fisici circondati da un mondo pieno di oggetti fisici in un universo pieno di altri mondi fisici non è che un'illusione. C'è così tanto spazio tra gli atomi che se ipoteticamente lo stesso spazio fosse eliminato, tutta la 'materia' nell'Universo risulterebbe non più grande di una pallina da golf. L'unica ragione per cui siamo in grado di camminare su un marciapiede senza cadere attraverso il tessuto dello spazio è ascrivibile alla risoluzione tra diverse frequenze e vibrazioni atomiche, come ebbe ad asserire anche Nikola Tesla. Il fenomeno ricorda quello per cui i 24 fotogrammi al secondo proiettati su uno schermo cinematografico creano l'illusione della realtà dopo che i nostri cervelli si occupano di riempire gli spazi vuoti. Il mondo intorno a noi non è che un ologramma che i nostri cervelli percepiscono tramite una coscienza; una coscienza che esisteva già eoni prima della nostra nascita.

     
    La teoria biocentrica di Lanza "insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l'Universo. E' la coscienza che crea l'universo materiale, non l'opposto." 
     
    Ecco qualche passo a firma del prof. Lanza:
     
    "Tradizionalmente gli scienziati hanno fatto riferimento all'anima in un contesto materialistico, trattandola come una sorta di sinonimo poetico della mente. Tutto ciò che concerne l''anima' può essere compreso solo attraverso lo studio del funzionamento del cervello umano. A loro avviso le neuroscienze sono l'unica disciplina scientifica rilevante ai fini della comprensione dell'anima. Il concetto di anima è respinto quale oggetto di fede religiosa, oppure ridotto a mera componente psicologica la quale plasmerebbe la conoscenza e comprensione del mondo osservabile. Dunque i termini 'vita' e 'morte' sarebbero equivalenti alle nozioni di 'vita biologica' e 'morte biologica.' Al contrario, nella gran parte delle tradizioni spirituali e religiose l'anima è enfaticamente considerata un elemento definitivo; è l'essenza incorporea di una persona o una cosa viva, e si dice che sia immortale e che trascenda l'esistenza materiale."
    "L'attuale paradigma scientifico non riconosce tale dimensione spirituale della vita. Il principio animatore negli esseri umani e negli animali è dato dalle leggi della fisica. Mentre sono seduto qui nel mio ufficio, circondato da pile di libri scientifici e articoli di riviste, non riesco a trovare lo straccio di un riferimento all'anima, allo spirito, o a qualsiasi nozione riguardante un'essenza eterna, immateriale, che occupi il nostro essere. In effetti l'anima non è mai stata esaminata con un microscopio elettronico, né infilata in una provetta ed in un'ultra-centrifuga. Secondo questi libri nulla sopravvivrebbe al corpo umano dopo la morte. Mentre le neuroscienze hanno fatto enormi progressi illuminando il funzionamento del cervello, il perché noi tutti viviamo un'esperienza soggettiva rimane un mistero. Il problema dell'anima è sintetizzabile proprio nella comprensione della natura del Se, l'Io che sente e vive la vita. Ma questo non è un problema che riguardi solo la biologia e le scienze cognitive; abbraccia la filosofia naturale occidentale nella sua interezza."
    "La nostra attuale visione del mondo - il mondo ingenuo dell'obiettività e del realismo - sta iniziando a denotare molte crepe. Naturalmente, ciò non sorprenderà molti filosofi e persone di cultura che contemplino le opere di uomini come Platone, Socrate e Kant, e quelle di Buddha e altri grandi maestri spirituali che hanno trascorso l'esistenza interrogandosi sul rapporto esistente tra l'universo e la mente umana."

    "Recentemente il biocentrismo  e altre teorie scientifiche hanno sfidato il tradizionale modello materialistico della realtà. Da qualsiasi angolazione lo si esamini il vecchio paradigma conduce a enigmi insolubili, idee in definitiva piuttosto irrazionali. Ma la nostra visione si prefigge di restare al passo con i fatti; il vecchio paradigma fisico-chimico dovrebbe essere rapidamente sostituito da un paradigma che sia capace di rapportarsi ad alcune delle domande fondamentali poste in ogni religione: Esiste un'anima? Le ingiurie del tempo sono superabili? La vita e la coscienza rappresentano il punto centrale di questa nuova visione dell'essere, della realtà e del cosmo. Benché l'attuale paradigma scientifico si basi sulla convinzione che il mondo esista a prescindere dall'osservatore obiettivo, una serie di esperimenti scientifici hanno suggerito l'esatto opposto. Siamo convinti che la vita sia solo l'attività di atomi e particelle che girano intorno per un po' per poi dissiparsi nel nulla come un mucchio di polvere. Ma se nell'equazione si aggiunge  il parametro della 'Vita', di colpo diventa possibile spiegare alcuni dei principali enigmi della scienza moderna, tra i quali il principio di indeterminazione di Heisenberg, l'esperimento della doppia fenditura e la messa a punto delle leggi che modellano l'universo come lo percepiamo."

    "Bisogna sottolineare che tutto ciò incide direttamente sulla questione se gli esseri umani e le altre creature viventi abbiano un'anima. Come Kant sottolineò oltre 200 anni fa, tutto ciò che sperimentiamo - compresi i colori, le sensazioni e gli oggetti che percepiamo - in realtà sono solo rappresentazioni che hanno luogo all'interno della nostra mente. Lo Spazio e il Tempo sono semplicemente degli strumenti che la mente usa per assemblare il tutto. Ora, con gran soddisfazione degli idealisti, gli scienziati stanno iniziando a vedere come tali norme potrebbero rendere possibile l'esistenza. Un punto sembra appurato: la natura dell'universo non può essere separata dalla natura della vita stessa. Se li si separasse, infatti, la realtà cesserebbe di esistere."
    Insomma, la fisica quantistica e la teoria del biocentrismo si combinano per formare un modello elegante che comprende non solo il fenomeno della vita e dell'aldilà, ma anche fenomeni 'paranormali' come le esperienze di pre-morte (NDE) e di medianità. Alcuni degli esempi più sorprendenti possono riscontrarsi nelle incredibili esperienze di persone come la dott.ssa Jill Bolte Taylor, dopo che fu colta da ictus; così come la profonda esperienza di pre-morte vissuta da Anita Moorjani e le meravigliose capacità medianiche di Teresa Caputo, in grado di comunicare con la coscienza intelligente di persone che hanno lasciato il mondo fisico.
     
     
    I Sette Principi del Biocentrismo
     
    La teoria biocentrca si fonda su 7 principi:

     
    Primo Principio: Ciò che percepiamo come 'realtà' è un processo che coinvolge la nostra coscienza.

     
    Secondo Principio: Le nostre percezioni interiori ed esteriori sono inestricabilmente intrecciate. Sono diverse facce della stessa medaglia e non possono essere separate l'una dall'altra.

     
    Terzo Principio: Il comportamento delle particelle subatomiche che formano le cose 'materiali' è indissolubilmente connesso alla presenza di un osservatore. Senza la presenza di un osservatore cosciente, nel migliore dei casi esisterebbe solo uno stato indeterminato di onde di probabilità.

     
    Quarto Principio: In assenza di coscienza, la 'materia' abita in uno stato indeterminato di probabilità. Ogni universo che potrebbe aver preceduto la coscienza esisteva solo in uno stato di probabilità.
     
    Quinto Principio: La struttura dell'universo è spiegabile solo attraverso il biocentrismo. L'universo è fatto per la vita, il che attribuisce un senso compiuto all'affermazione che sia la vita a creare l'universo, non il contrario. L'universo è semplicemente la completa logica spazio-temporale del Se.

     
    Sesto Principio: Il tempo non esiste al di fuori della percezione sensoriale biologica. E' il processo attraverso cui possiamo percepire i cambiamenti nell'universo.

     
    Settimo Principio: Lo spazio, proprio come il tempo, non è un oggetto né una una cosa. Lo spazio è un'altra forma della nostra comprensione biologica e non possiede una vita indipendente. Portiamo in giro con noi lo spazio e il tempo come le tartarughe portano con se i loro gusci. Pertanto non esiste un'assoluta, auto-esistente matrice in cui si verifichino eventi fisici indipendentemente dalla vita.

    Traduzione e sintesi a cura di Anticorpi.info

     

     

    Per molti scienziati, il concetto di vita ultraterrena è una sciocchezza, mentre per altri semplicemente non è dimostrabile. Eppure c’è un esperto, il Professor Robert Lanza, che spiega perché la morte non esiste.

    Egli sostiene di avere le prove per confermare la "continuità della vita dopo il decesso del corpo” e che questa conferma si trovi nella fisica quantistica. La “teoria del biocentrismo”, sostenuta da Lanza, afferma che la morte come noi la conosciamo, è un’illusione creata dalla nostra stessa coscienza. Egli ritiene che è la nostra coscienza a creare l’universo, e non il contrario, e una volta che accettiamo che spazio e tempo siano solo “strumenti della nostra mente”, la morte non può esistere in alcun senso reale.

    “Pensiamo che la vita sia solo l’attività degli acidi nucleici e delle proteine? Viviamo un po’ per poi marcire nel terreno?”, ha scritto lo scienziato, in modo provocatorio, sul suo sito web. Lanza – attualmente direttore scientifico presso l’Advanced Cell Technology e professore aggiunto alla Wake Forest University School of Medicine nel North Carolina – ha proseguito spiegando, che come esseri umani noi crediamo nella morte, perché ci è stato insegnato che si muore, o più precisamente, la nostra coscienza associa la vita al corpo fisico… e sappiamo che i corpi, prima o poi, muoiono.

    Il Professor Robert Lanza spiega questa teoria nel suo libro “Biocentrismo: come la vita e la coscienza sono le chiavi per comprendere la vera natura dell’Universo”. La sua teoria del biocentrismo, spiega che la morte non può rappresentare un punto d’arrivo, una fine. Il biocentrismo è il credere che la vita e la biologia siano centrali nella realtà, e che siano queste a creare l’universo, non il contrario. Ciò suggerisce, quindi, che sono le coscienze stesse delle persone a determinare forma e dimensioni degli oggetti nell’universo.

    “Quello che vediamo non potrebbe esistere senza la coscienza”, ha spiegato Lanza. “La nostra coscienza ha un proprio senso del mondo”. Osservare l’universo dal punto di vista della biocentrica, significa anche considerare che spazio e tempo siano solo semplici strumenti della nostra mente. Secondo le considerazioni relative agli esperimenti di fisica quantistica, tutta la nostra esperienza sensoriale non è altro che un vortice di informazioni che si verificano nella nostra mente. Se questa concezione di spazio e tempo viene accettata, significa allora che la morte non esiste.

    Allo stesso modo, i fisici teorici sostengono che ci sia un numero infinito di universi, che coesistono contemporaneamente, con diverse varianti relative a persone e situazioni. Lanza ha aggiunto, che tutto ciò che può accadere e accade in questi diversi universi, ha a che fare col fatto che la morte non può esistere in “alcun senso reale”. Lanza, ha anche affermato che quando moriamo, la nostra vita diventa un “fiore perenne che torna a fiorire nel multiverso”, e che “la vita è un’avventura che trascende il nostro modo ordinario di pensare”.

    Lanza ha citato il famoso “esperimento della doppia fenditura” per spiegare le sue affermazioni: quando gli scienziati guardano un passaggio di particelle attraverso due feritoie, la particella passa attraverso una fenditura o l’altra. Se invece nessuno osserva, la particella si comporta come un’onda, che può passare attraverso entrambe le fenditure contemporaneamente. Questo significa che i cambiamenti di comportamento della particella, sono determinati dalla percezione delle persone presenti, e dal fatto che queste stiano osservando o meno. Questo dimostra che la materia e l’energia hanno un comportamento che è connesso alla percezione e alla coscienza delle persone.

    *Robert Lanza, è attualmente direttore scientifico presso l’Advanced Cell Technology e professore aggiunto presso la Wake Forest University School of Medicine. Ha pubblicato centinaia di articoli scientifici e realizzato numerose invenzioni. Ha scritto, fino ad ora, più di 30 libri, tra i quali “Principles of Tissue Engineering” (Principi di ingegneria dei tessuti) e “Essentials of Stem Cell Biology” (Fondamenti di biologia delle cellule staminali), due pubblicazioni riconosciute come riferimenti definitivi in campo scientifico.

     - Articolo in lingua inglese per ulteriori dettagli (vedi)

     

    Fonte: ilnavigatorecurioso.myblog.it

     

    La “vita dopo la morte” è inevitabile

     

    La “nuova fisica” afferma, grazie a semplici deduzioni logiche e matematiche, che la “vita dopo la morte” è inevitabile.

    La lettura che segue è un efficace compendio delle nuove acquisizioni a cui ci sta conducendo la cosiddetta “nuova fisica”, figlia di una scienza senza condizionamenti o paraocchi ideologici, né di stupidi e sorpassati pregiudizi materialistici, ormai stantio retaggio ottocentesco. Questa “gemma” che contiene la sintesi scientifica fatta dal fisico teorico “Frederik Van Der Veken” ci conduce ad implicazioni davvero fondamentali per la nostra esistenza ed il nostro modo di guardare alla vita, che in futuro certamente modificheranno radicalmente culture, costumi, mentalità e modi di vivere.

    Nel corso degli ultimi cento anni abbiamo assistito a grandi cambiamenti nei paradigmi scientifici, e numerose grandi scoperte hanno scosso le fondamenta del nostro modo di vedere la realtà, al punto che alcune di esse possono sembrarci addirittura fantascientifiche. Oggi, noi sappiamo che la materia è costituita per il 99% da spazio vuoto e che le particelle quantistiche sono punti zero-dimensionali. E’ verificabile sperimentalmente che il viaggio nel futuro è possibile viaggiando ad altissime velocità, e che esistono particelle quantistiche in grado di “teletrasportarsi” attraverso muri impenetrabili e di essere in due posti contemporaneamente, o di cambiare il proprio comportamento in presenza di un osservatore cosciente.

    La meccanica quantistica è molto di più di un insieme di teorie ed interpretazioni, essa ci fornisce l’innegabile prova che tutto ciò che conosciamo, le opere e l’esperienza, si struttura in modi che potremmo definire decisamente surreali! Ed esistono altri campi della scienza che ci fanno riflettere a fondo circa il vero senso e la vera natura della realtà.

    Anche le neuroscienze, che studiano il nostro sistema nervoso, ci inducono a riflessioni profonde sul mistero più grande e tuttora irrisolto della scienza: la Coscienza.

    Il concetto di Coscienza proposto nel corso del 2012, è che essa sia il risultato delle scariche elettriche che si verificano nel sistema nervoso e lo fanno funzionare; quando questa attività diventa irregolare o insolita, a causa, ad esempio, di lesioni cerebrali, noi sperimentiamo le cose in maniera diversa dal solito.

    A questo proposito, esiste una malattia rara che può verificarsi come conseguenza di emicrania e diabete e che si chiama “sindrome di Capgras” (detta anche “sindrome del sosia”), che fa sì che chi ne è colpito si convinca profondamente che tutti i propri cari, familiari ed amici, siano degli impostori o dei sosia che fingono. Per il resto essi si comportano in modo del tutto normale, ma anche di fronte a ragionamenti logici, ferrei, fatti loro per dimostrare che parenti e amici non sono affatto degli impostori, essi continuano ad articolare altrettanti complessi ragionamenti, per spiegare in che modo quegli “impostori” si siano sostituiti ai propri familiari.

    Altri disturbi, invece, possono causare nei pazienti la perdita della capacità di descrivere o percepire la metà destra del volto delle persone. Tuttavia questi individui non essendo consapevoli di questa loro condizione, di conseguenza non la considerano affatto una malattia. Noi siamo sempre convinti che le nostre capacità matematiche e razionali ci permettano di fare distinzioni oggettive, e che il nostro intelletto sia il “motore” delle nostre incredibili conquiste scientifiche e del nostro progresso tecnologico: ciò è certamente vero, ma le stesse capacità intellettuali che possediamo in vario grado, possono portarci anche a vivere in una “realtà di pure illusioni” e a restare bloccati in essa, proprio come accade ai malati della sindrome di Capgras.

    In altre parole, possiamo dire che sono i modelli alla base della nostra coscienza a definire la nostra percezione dell’intera realtà. Inoltre, sembra che la nostra coscienza funzioni più come un orologio digitale che come uno analogico: la nostra “esperienza” non si realizza come un flusso continuo e costante, ma può essere invece suddivisa – in modo discreto – in “quanti di tempo”, equivalenti a intervalli di 42 millisecondi, ciascuno dei quali corrisponde a un “momento di coscienza”. Questo processo si chiama “quantizzazione”, e significa che qualcosa può essere suddiviso fino a giungere ai più piccoli blocchi che compongono l’intero “edificio”.

    Ogni stato di coscienza consiste di un certo numero di informazioni che potrebbero, teoricamente, essere registrate in un “disco rigido”; cosa che tuttavia non è ancora alla portata delle odierne conoscenze. Nonostante ciò, si sta assistendo nei laboratori di tutto il mondo ad enormi progressi nel campo della ricerca finalizzata alla creazione di un simulatore del cervello umano, che sia il più perfetto possibile.

    Ad oggi non sono state ancora assorbite completamente dall’opinione pubblica alcune delle più grandi e sconvolgenti scoperte della ricerca scientifica del secolo scorso, e quello che la scienza ha scoperto nel campo della conoscenza della coscienza umana negli ultimi decenni, sta appena iniziando a farsi strada, faticosamente, tra le tante informazioni senza importanza che ogni giorno ci vengono propinate.

    Ciò che la scienza sta scoprendo sulla coscienza umana, cambierà di sicuro, in futuro, il nostro modo di guardare la vita…

    Nel 2007 il pioniere della ricerca sulle cellule staminali “Robert Lanza”, seguendo le semplici evidenze che i nostri sensi ci rimandano ogni giorno, ha elaborato una teoria che postula che il tempo, lo spazio ed anche la nostra intera realtà, non sono affatto ciò che da sempre crediamo siano. Sebbene ancora incompleta, questa teoria è stata accettata come promettente e foriera di futuri rivoluzionari sviluppi da molti fisici premi Nobel e dagli astrofisici della NASA.

    Questa teoria, detta del “biocentrismo”, descrive la realtà come un processo che coinvolge profondamente la nostra coscienza, e spiega che senza l’intervento di questa, tutta la materia si trova in uno stato indeterminato di probabilità, che il tempo non ha esistenza reale e lo spazio è solo un concetto che usiamo per dare un senso alle cose. Se guardiamo alla meccanica quantistica e alle neuroscienze per riempire i vuoti di questa teoria, tutto ciò che ci rimane altro non sono che “stati quantizzati” di coscienza; la realtà, come la conosciamo, in sostanza non esiste, e se avesse un qualsiasi tipo di esistenza che si potesse “visualizzare”, essa si presenterebbe ai nostri ipotetici occhi come un mare infinito di informazioni statistiche, nelle quali tutte le probabilità esistono contemporaneamente.

    Immaginare tutte queste probabilità in uno spazio zero-dimensionale e senza tempo non è facile per noi e la nostra mente, che per l’appunto è “spazio-temporale”. Forse quindi non riusciremo mai a capire cosa sia veramente la realtà. Ciò che “esiste”, sono i “blocchi” di informazioni che descrivono i momenti di coscienza che noi sperimentiamo di volta in volta. Nella meccanica quantistica è stata elaborata la “teoria dell’universo olografico”, secondo la quale l’intero universo può essere visto come una struttura bidimensionale, contenente tutte quelle informazioni che a noi sembra di percepire in maniera tridimensionale. In questo modello della realtà, tutta l’esistenza è codificata nei “momenti quantizzati di coscienza” che contengono tutte le nostre esperienze.

    Ogni momento di coscienza è una realtà in sé; la nostra esperienza del tempo è continua e lineare, ma ogni momento di coscienza contiene un diverso insieme di memorie ed esperienze, indipendentemente dalla nostra percezione della “linea temporale”. Domani potrebbe accadere prima di ieri! Dai nostri ricordi dipendono le informazioni codificate in ogni istante di coscienza ed essi possono dirci “solo qualcosa” circa la realtà che viviamo in quel dato momento; la percezione del tempo come una “continuità” è, in realtà, un’illusione. Per questo l’astrofisico della NASA “David Thompson” ha definito la teoria di Lanza una “sveglia” data all’umanità, che soggiace dormiente nell’illusione di una realtà percepita come spazio-temporale.

    Quando, nello studio del Big Bang, osserviamo le particelle quantistiche “saltare avanti e indietro nel tempo”, non dobbiamo allora intestardirci a mantenere l’arroganza di presumere che il tempo si muova solo in avanti ed in linea retta, classificando queste come “insolite anomalie temporali”. In realtà non vi è alcuna indicazione del fatto che la nostra percezione e la nostra memoria definiscano la direzione del tempo. Tutto ciò sembra piuttosto suggerire che la nostra realtà sia sempre sul punto di disintegrarsi completamente o che, almeno, in qualsiasi momento essa sia altamente incoerente e casuale. Ma il motivo per cui noi sperimentiamo un mondo rigido, con leggi naturali profondamente strutturate, è che modelli coerenti evolvono secondo principi matematici.

    Le leggi secondo le quali noi realizziamo la nostra realtà, sono semplicemente quelle più probabili a realizzarsi fra le infinite altre. Del resto, modelli strutturati e coerenti si possono trovare anche nel caos, essi sono necessari all’esistenza della coscienza; la realtà che viviamo si evolve lungo i rami più probabili del nostro modello specifico. Se i disturbi neurali come la sindrome di Capgras ci hanno insegnato qualcosa, è che abbiamo una capacità incredibile di razionalizzare le stranezze nella nostra realtà. C’è una evidenza, però, che diventa difficile confutare: il modello dei momenti quantizzati di esperienza è intrinsecamente infinito e, statisticamente, dunque, una “vita dopo la morte” è semplicemente inevitabile.

    Articolo di Frederik Van Der Veken

     


     

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