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Ecstasy, discoteca e cervello |
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Ricerche del Cnr. Droga, ecstasy e musica a palla: neuroni in tilt per sette giorni
Michelangelo Iannone, dell'Istituto di Biotecnologie Applicate alla Farmacologia del Cnr di Catanzaro, ha cercato di capire sino a che punto la musica a forte volume e la luce ad intermittenza potessero influenzare alcuni parametri della funzionalità cerebrale. Lo ha fatto, in collaborazione con alcuni ricercatori della Facoltà di Farmacia dell'Università "Magna Græcia" di Catanzaro, somministrando a ratti di laboratorio dosi variabili di ecstasy e trasferendo loro stimoli acustici e visivi molto simili a quelli delle discoteche o dei rave parties. "Mentre il suono e la luce intermittente - spiega il ricercatore del Cnr - non sembrano in grado di influenzare da soli in maniera sensibile l'attività elettrica cerebrale di questi animali, la grossa sorpresa è venuta dall'analisi dell'elettroencefalogramma di ratti trattati con ecstasy e musica ad alto volume o con ecstasy e luce intermittente. In questi esperimenti il tracciato elettroenecefalografico ha subito infatti una diminuzione della potenza di quasi il 70%, prova che le stimolazioni sensorie vanno ad aggravare l'effetto tossico dell'Ecstasy. Che da sola è risultata comunque in grado di abbassare la potenza totale dello spettro elettroencefalografico fino al 45 % rispetto a situazioni normali". Va sottolineato inoltre che ratti trattati una sola volta con questa droga e sottoposti al suono per 4 ore hanno continuato a mantenere alterazioni del tracciato elettroencefalografico per quasi una settimana. Un'evidenza sperimentale che contraddice completamente coloro i quali affermano che l'Ecstasy termina il suo effetto poche ore dopo la somministrazione. "Possiamo senz'altro dire - Iannone - che la musica delle discoteche è in grado di potenziare gli effetti neurotossici dell'Ecstasy sia in termini di intensità che di durata. Nei nostri laboratori stiamo ora verificando se al danno elettroencefalografico corrisponda anche, come è probabile, un danno delle cellule neuronali cerebrali, finora mai quantizzato in queste condizioni sperimentali". Fonte: http://www.heos.it/salute/salut_50.htm |
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-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 ,
7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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