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Introduzione
preliminare |
Terapia
modulata sulle cause e la sorgente |
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Cause:
genetiche ed ambientali |
Cause
primarie, secondarie e sorgente |
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Sorgente
dei sintomi: definizione preliminare |
Sorgente
dei sintomi: descrizione dettagliata |
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Sintomi:
definizione |
Cause
secondarie: dettagli |
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Sindrome:
definizione |
Cause
in presenza di malattie mediche |
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Diagnosi
delle cause e della sorgente |
Cause,
sorgente e alterazioni neurochimiche |
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Per comprendere, anche
se in modo riduttivo e
semplificato, il discorso,
in realtà molto complesso,
circa le cause dei disturbi
psicologici, in
tutti quei casi in cui non
vi siano indubbie malattie
neurologiche e che comunque
non siano derivanti da altre
malattie medico/organiche,
è utile tenere presente la
seguente premessa:
-
Sintomi psicologici molto simili
sono spesso presenti in
situazioni psicopatologiche differenti
-
Occorre
distinguere fra cause
e sorgente
dei sintomi
-
La sintomatologia psichica è in parte indipendente dalle
cause
-
La
sintomatologia non è espressione diretta delle cause, ma della sorgente,
che, a sua volta, è stata determinata dalle cause
-
Per
causa si intende ciò che ha causato la struttura e la funzione
psicologica di tipo cognitivo, cioè la struttura e la funzione del
pensiero, che
è ciò che qui chiamiamo
sorgente, (o fonte), dei sintomi
e dei disturbi.
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La
sorgente ( cioè
l'organizzazione cognitiva, il sistema di pensiero ) è molto simile, nella sua struttura fondamentale, in tutte le
persone che soffrono dei determinati disturbi psiconevrotici, e per questo può produrre
sintomi simili, pur potendosi,
i sintomi stessi, abbinare fra
loro in diverse combinazioni differenti. A secondo della specifica
combinazione sintomatica, si da una specifica
definizione diagnostica: ad
esempio, disturbo d'ansia generalizzato, disturbo ossessivo-compulsivo,
distimia, agorafobia ecc. Quest'ultima rappresenta la diagnosi
clinica, cioè la diagnosi nauropsichiatrica sui sintomi, da distinguere
dalla psicodiagnosi, chè è invece una diagnosi sulla
"sorgente" che provoca i sintomi.
Per similitudine strutturale del
pensiero comune o simile nei diversi quadri sintomatici, si intende il fatto che la maggior parte delle persone che
soffrono di disturbi e sintomi psicologici, presentano una organizzazione
del pensiero molto simile, anche se ovviamente ciascun individuo è unico
nei contenuti specifici del proprio pensiero.
Pur differenziandosi nei
particolari di contenuto, specifici e individuali del proprio pensiero, tuttavia queste persone vedono e quindi pensano
la realtà in loro e attorno a loro, in modo molto simile.
E' interessante
notare che di contro anche le persone che non presentano disturbi e
sintomi psicologici hanno fra loro una similitudine strutturale del
pensiero e che questa loro struttura è significativamente differente da
quella delle persone che soffrono di disturbi psicologici.
[N.B.=
Il fatto che esistano
diverse
varietà di combinazioni sintomatiche, cioè le diverse
sindromi
psicopatologiche ( dal punto di vista psichiatrico ci si sforza
molto di catalogare le diverse combinazioni sintomatiche possibili, al
fine di poter dar loro una etichetta diagnostica ), dipende, probabilmente, dalla moltitudine
di forme che possono scaturire da tutte le combinazioni possibili fra le
molteplici sfumature del temperamento basale, geneticamente determinato e
le molteplici sfumature delle incalcolabili variabili ambientali che hanno
agito durante
gli anni formativi evolutivi, dalla nascita alla fine dell'adolescenza.]
Specifichiamo
adesso la differenza fra
-
cause
-
sorgente
-
sintomi
-
sindrome
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Le
CAUSE
sono di
due tipi:
Esse
causano, cioè producono, la
struttura,
i processi
e i contenuti
del
pensiero
nell'individuo, durante gli anni evolutivi e formativi dell'infanzia e
in parte dell'adolescenza.
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a)
genetiche:
predeterminate in natura nel DNA individuale
b)ambientali:
determinate culturalmente dal tessuto familiare e sociale dove l'individuo
trascorre i suoi primi 18 anni di vita
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SORGENTE
- si
intende la struttura, la forma e i contenuti del
pensiero
individuale,
prodotti dalle cause
|
E' ciò che le cause
(il complesso di eventi infantili/adolescenziali + la costituzione
genetica ), hanno
determinato in termini di prodotto cognitivo nella mente dell'individuo
entro il 18° anno di vita: in pratica, le induzioni culturali
provenienti dall'ambiente, vengono elaborate, dal soggetto giovane, man
mano che cresce, non solo utilizzando i contenuti degli insegnamenti
ricevuti, ma anche in base alla sua individuale sensibilità individuale,
geneticamente determinata, che fa costituzionalmente parte del
temperamento di base. Il pensiero
individuale si forma durante tutti gli anni evolutivi, per mezzo di una
complessa e continuativa interazione fra le induzioni ambientali e le
deduzioni soggettive. Questa elaborazione
soggettiva complessa (deduzione progressiva del soggetto che utilizza le
induzioni ambientali), costruisce, in modo progressivo durante quegli anni
evolutivi, nella mente del soggetto, la sua
sorgente, cioè il suo stile cognitivo, del quale sarà incolpevole e
involontario proprietario e che comunque sarà l'unico che egli potrà
usare tutte le volte che dovrà spiegarsi o decidere qualcosa sulla
realtà della vita.
I sintomi che sentirà saranno la
logica conseguenza
del suo personale stile di pensiero e decodificazione della realtà:
occorre ricordare che la realtà viene spesso pensata e decodificata da
ciascuno anche ad un livello mentale inconsapevole, in modo rapidissimo e
automatico.

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SINTOMI |
Sono i segnali di sofferenza che il sistema psicobiologico
dell'individuo emette, quando
fra: 1-
la sorgente (lo stile di interpretazione della realtà dell'individuo)
2-
la propria naturale costituzione temperamentale biologicamente determinata
sin dalla nascita (istinti, bisogni, livelli di motivazione individuale) 3-
l'oggettivo ecosistema reale, (l'ambiente sia nella sua
dimensione naturale che sociale),
viene a costituirsi una
significativa
divaricazione e incoerenza,
che si esprime nel fatto che il soggetto pensa e decide con una sorgente
mentale troppo incoerente sia nei processi che nei contenuti, sia
rispetto alle proprie motivazioni naturali, che/o rispetto alla naturale
e logica costituzione complessiva della realtà ambientale dove vive.
In
questi soggetti, invece, si osserva spesso molta coerenza fra la propria
organizzazione cognitiva e il pensiero più diffusamente presente nella
società, predeterminato
culturalmente e tradizionalmente.

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SINDROME
- indica
la tipologia del disturbo, dal punto di vista della combinazione dei
sintomi presenti
|
Indica la combinazione nella quale si presentano i diversi sintomi del
soggetto e che nella terminologia psichiatrica si usa denominare con una etichetta
diagnostica internazionalmente riconosciuta (es. distimia, depressione,
disturbo d'ansia generalizzata, DOC, DAP, GAD ecc. ecc.).
Le diverse
combinazioni possibili fra sintomi, dipendono da molti fattori, alcuni di
predisposizione genetica, altri di derivazione ambientale e
culturale.

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cause->
> > > > |
sorgente->
> > > > |
sintomi->
> > |
combinazione
sintomatica |
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nel passato e
genetiche |
rappresentazione cognitiva=filtro
cognitivo=stile individuale di interpretazione della realtà
|
sintomi |
sindrome=etichetta
diagnostica=disturbo psichico (es. depressione, DOC, panico ecc.) |
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Diagnosi
rispetto alle cause e alla sorgente |
Le
cause, che sono sia di natura genetica che ambientale,
specificatamente l'ambiente relativo agli anni
evolutivi fino al termine dell'adolescenza, provocano la formazione
funzionale e strutturale del nostro cervello psichico,
cioè la formazione del "nostro personale decodificatore della
realtà",
detto anche " filtro cognitivo
" o
modo soggettivo di interpretazione della
realtà: questo è quello che qui chiamiamo sorgente. L'interazione
fra predeterminazione genetica e ambiente, presumibilmente consiste nel
fatto che gli ingressi ambientali nel cervello in evoluzione dalla nascita
ai 18 anni, producono individualmente effetti diversi, date le soglie di
sensibilità individuali agli stimoli: queste soglie, nella loro
costituzione, sarebbero, appunto,
predeterminate nel genoma individuale, per cui l'ambiente, nella migliore
delle ipotesi, dovrebbe
teoricamente poter modulare gli ingressi da fornire al bambino, tenendo
conto delle sue soggettive soglie di sensibilità, anzichè
preconfezionare moduli di trattamento globali da applicare a tutti
indifferentemente, cioè senza riguardo verso le naturali differenze
individuali.
Questo cervello psichico,
nella sua componente cognitiva, è infatti, una volta formatosi
nell'interazione fra le cause
genetiche ed ambientali, la sorgente dei sintomi psichici, ma
non soltanto: esso è comunque la sorgente di ogni nostra reazione
emotiva/somatica, sia normale che patologica, a fronte degli eventi:
poichè gli eventi vengono sempre immediatamente decodificati da ciascuno
secondo il proprio stile di pensiero e a secondo la decodificazione
dell'evento, ne discende la reazione emotiva/somatica coerente con la
decodificazione stessa, ma spesso non coerente con l'evento oggettivamente
inteso.
Fra
gli oggetti di studio della psicologia clinica, vi sono i fattori di
determinazione che, a partire dalle cause determinano la configurazione della
sorgente e i
fattori di determinazione che dalla sorgente determinano i sintomi e le
diverse combinazioni sintomatiche (sindrome specifica ed etichetta
diagnostica).
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Cause
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Sorgente
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Disturbo
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Sintomi
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COSA
sono? |
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E'
la specifica forma del sistema cognitivo formatosi.
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La
combinazione dei sintomi che presenta una persona.
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E'
il segnale dei difetti della sorgente, cioè del modo di pensare
dell'individuo.
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QUANDO agiscono? |
- fase prenatale
- infanzia-adolescenza
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Continuamente,
poichè si pensa continuamente, consapevolmente e inconsapevolmente.
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Tutte
le volte che aumenta l'intensità dei sintomi.
|
Tutte
le volte che l'individuo utilizza il proprio stile di pensiero per
elaborare la realtà, se il suo pensiero è incoerente con la
realtà e/o il suo temperamento basale.
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DOVE agiscono? |
- ereditarietà
- famiglia,
scuola, società
|
|
E'
collocata nel cervello, corrisponde all'individuale stile di
pensiero di ciascuno, agisce in relazione a qualunque situazione,
sia esterna all'individuo, che interna, cioè sotto forma di
fantasia, ricordo o previsione.
|
Nel
cervello sotto forma di sintomi emotivi e cognitivi e nel resto del
corpo in forma di varie alterazioni fisiologiche (somatizzazioni).
Accade
in relazione alle situazioni, esterne e interne all'individuo,
quando l'individuo interpreta (pensa il suo pensiero), anche in
automatico e inconsapevolmente.
|
Scaturisce
nel cervello e in qualunque situazione che offra, all'individuo,
l'occasione di interpretare a suo modo la realtà.
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COME agiscono? |
- le cause genetiche
predispongono la qualità del tessuto neurobiologico, che
determina la naturale e individuale soglia di sensibilità e
reattività, agli stimoli ambientali: questo si chiama il
temperamento di base, che rende sin dalla nascita ogni bambino
diverso dall'altro, circa la quantità e qualità di stimoli che
deve ricevere.
- le cause ambientali
(cosa e
come famiglia, scuola e società fanno con il bambino), scrivono
sul tessuto psiconeurobiologico del bambino, imponendo al
bambino contenuti e forme del suo pensiero, che si forma durante
gli anni evolutivi, per mezzo delle deduzioni soggettive: la
deduzione viene attuata dal soggetto, utilizzando le induzioni
ambientali.
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Il
cervello riceve continuamente stimoli percettivi dall'esterno: vede,
ascolta, sente. Oppure dall'interno di se stesso: immagina, ricorda
o prevede. Comunque, non appena riceve lo stimolo, automaticamente lo
elabora per mezzo del sistema di interpretazione che possiede
(sorgente), cioè per mezzo del proprio modo di pensare e da questa
elaborazione, spesso inconsapevole, scaturiscono gli effetti
sintomatici.
|
La
realtà, esterna ed interna, viene automaticamente elaborata e
interpretata dalla sorgente. La qualità della elaborazione produce
le risposte sintomatiche, le quali, combinandosi fra loro, rendono
più o meno invadente e grave il disturbo, sia per la sofferenza
dell'individuo, che per l'evidenza di ciò che si può osservare dal
punto di vista di un'altra persona che osservi l'individuo
disturbato.
|
L'individuo
percepisce una qualunque situazione, oppure immagina o ricorda.
Automaticamente pensa e interpreta secondo il tipo di sorgente che
gli si è formata nel cervello sin da bambino. Se questa sorgente
non è adeguata ad elaborare secondo il miglior equilibrio che deve
esserci per ogni individuo, fra la sua struttura naturale e la
logica reale, scaturisce uno o più sintomi, a segnalare il difetto
di elaborazione cognitiva dell'individuo.
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Qualcosa
di simile accade anche per le malattie mediche più generali. Per esempio, quando stiamo soffrendo la febbre,
la tosse, il mal di gola, stiamo soffrendo di quei sintomi, perchè qualche
microrganismo ci ha infettati nell'apparato respiratorio, provocando uno stato
infiammatorio.
Quei sintomi sono espressione dell'infiammazione, ma non
dell'infezione, cioè non del microrganismo che ci ha infettato. I sintomi ci
dicono che siamo infettati e infiammati, ma non ci dicono molto sulla
specificità delle cause.
causa |
sorgente
|
sintomi
|
|
microorganismo-> |
infezione,infiammazione-> |
febbre,
dolori |
|
cause-> |
sorgente-> |
sintomi |
combinazione
sintomatica |
|
nel passato e
genetiche |
rappresentazione cognitiva=filtro
cognitivo=stile individuale di interpretazione della realtà
|
sintomi |
sindrome=etichetta
diagnostica=disturbo psichico (es. depressione, DOC, panico ecc.) |
Ulteriori dettagli in:
La diagnosi

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Terapia
rispetto alle cause e alla sorgente |
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Di solito il
medico esperto è abile a prescriverci un esatto antibiotico e un antinfiammatorio,
perchè,
(e questo è molto possibile nella medicina organica), può risalire,
dai sintomi, all'infezione e al microorganismo causale, deducendo e inducendo per
esperienza quale è la causa in atto, cioè il microrganismo infettivo e può
anche farlo perchè in medicina organica cause e sorgenti dei sintomi, (per
esempio virus e infiammazione), spesso
coesistono nello stesso tempo: cioè la causa (per es. un batterio) è spesso attivo
nello stesso tempo in cui sta producendo gli effetti (l'infezione e
l'infiammazione). Nelle malattie organiche, non psicologiche, causa e sorgente
dei disturbi e dei sintomi, coincidono e sono spesso contemporanei con i sintomi
stessi.
Ma in realtà il medico non può
sapere con esattezza quale batterio ci ha infettato. Se egli volesse saperlo
senza dubbio, dovrebbe seguire una
prassi molto rigorosa: dovrebbe, prima di scegliere l'antibiotico, farci
sottoporre ad accertamenti specifici per individuare quale è lo specifico
agente infettivo
e poi decidere l'antibiotico esattamente mirato contro quell'agente. Invece il più delle volte il medico stabilisce le medicine da prescrivere solo sulla base
della sua esperienza, senza ricorrere a preventivi accertamenti clinici e di
laboratorio circa le cause e il paziente si affida all'esperienza diagnostica
del medico. Il più delle volte, infatti, va bene così, specialmente per le malattie più
diffuse, comuni e ricorrenti nella popolazione generale, perchè in medicina
generale è valida la procedura clinica, empirica ed oggettiva, di dedurre le cause dai
sintomi, in quanto le malattie organiche sono di solito monotone e stereotipate,
relativamente indipendenti, cioè, dalla persona ammalata e anche perchè spesso si può intervenire a debellare le
cause (per es. un batterio o un virus), oltre
che la sorgente della malattia, (cioè l'infezione e l'infiammazione provocate
dalla causa).
Questo criterio non è invece valido in campo mentale e psicologico:
le cause dei disturbi psichici, a differenza della maggior parte delle
malattie organiche, non sono più nel tempo presente dell'individuo, quindi non
coincidono con la presente sorgente dei sintomi, come invece accade quando
l'agente infettivo e l'infiammazione sono ambedue presenti nel tempo
attuale di una malattia organica. Nei disturbi psicologici si verifica una
condizione speciale: le cause sono nel tempo passato e la sorgente è
attiva nel tempo presente. Di conseguenza non può esistere nessuna
terapia delle cause e si può intervenire solo sulla sorgente.
Le cause hanno ormai
provocato la sorgente del male della persona durante gli anni evolutivi
dell'infanzia e dell'adolescenza, hanno cioè già provocato il suo stile di
pensiero e di interpretazione della realtà e la cura, nell'adulto, non può essere
altro che diretta a rieducare quella sorgente, affinchè la persona possa
imparare a pensare diversamente (psicoterapia) e frattanto non si può
fare altro che ridurre e controllare i sintomi con i farmaci. Ma i sintomi
risorgeranno sempre, finchè non si cambia la sorgente, poichè la loro
funzione è proprio quella di segnalare l'alterazione funzionale
intrinseca nella sorgente stessa.
Ulteriori dettagli in:
La terapia


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Causa originaria e
primaria:
quella che
risiede nel tempo individuale che va dal concepimento ai 18 anni circa
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come nelle infezioni
c'è un batterio, un virus ecc. = per la psiche sono i fattori genetici +
fattori ambientali, negli anni infantili/adolescenziali. |
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conseguenza stabile:
ciò che le
cause originarie primarie hanno provocato come costruzione mentale
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come nei
casi di infezione può esservi una conseguenza infiammatoria cronica e
ricorrente= per le cose psichiche la chiamiamo sorgente dei
sintomi e che corrisponde allo stile cognitivo che si è
progressivamente formato nel cervello dell'individuo e che gli serve
per pensare qualsiasi cosa sulla realtà.
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causa
secondaria:
qualunque
evento, sia percepito nel presente, che ricordato nel passato, che pensato
o immaginato nel futuro
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come quando un colpo d'aria fa
riacutizzare una infezione latente cronica sottostante= questo, per le cose
psichiche, è qualunque fatto,
accadimento o evento attuale e presente, passato, o futuro, a fronte del quale esplodono i sintomi, in seguito
alla interpretazione del fatto stesso, che automaticamente compie
l'individuo circa l'evento, sia esso presente e attuale, che ricordato nel
passato, che previsto o immaginato nel futuro. Ricordare sempre che la decodificazione della realtà avviene sempre
automaticamente e solo in minima parte consciamente: una gran
quantità di elaborazioni cognitive sulla realtà, ciascuno di noi le
compie inconsapevolmente, involontariamente e molto rapidamente,
diventando poi coscienti degli effetti sintomatici, che infatti spesso
non riusciamo a spiegarci a rigor di logica.

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La
sorgente dei sintomi |
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Vediamo
qualche considerazione aggiuntiva su quello che chiamiamo la
"sorgente".
Essa,
dunque, coincide con l'assetto cognitivo ( contenuti e stili di pensiero ), e con le sue conseguenze emotive, decisionali,
comportamentali e psicosomatiche. E', in pratica, come ciascuno "vede" il mondo dal suo punto di
vista e ad esso reagisce nelle emozioni, decisioni, comportamenti e
somatizzazioni. In pratica, i sintomi prodotti dalla sorgente sono molto
coerenti con la sorgente stessa. E' invece la sorgente (organizzazione del
pensiero) a non essere affatto coerente, nè con il Se' autentico
dell'individuo, nè con la realtà esterna all'individuo.
Lo sviluppo e
l'organizzazione del cervello psichico durante quegli anni dell'infanzia e
dell'adolescenza, determina il
personale e soggettivo stile cognitivo di interpretazione della realtà e il
personale stile di risposta emotiva, comportamentale e somatica, a fronte dei
vari eventi vitali, che rappresentano la "causa secondaria", che
fungono
quindi da stimolo atto ad innescare la risposta patologica, che però dipende
non dall' evento che sta accadendo, ma dall' assetto psicologico dell' individuo
a fronte di quel dato evento.
Infatti spesso
accade che la conseguenza
stabile ( sorgente ), che risiede nel cervello in conseguenza delle cause
originarie primarie ( storiche, passate e genetiche ),
può anche stare e rimanere latente nel cervello, fino a quando una causa secondaria (
qualunque evento attuale ) non
innesca la risposta patologica, cioè fino a quando un qualunque evento
significativo per quella data persona, non mette a dura prova il suo personale
stile di decodificazione e interpretazione della realtà. Presumibilmente
ciascun individuo ha un suo punto critico di rottura nel proprio sistema
cognitivo di decodificazione della realtà, diciamo una soglia di tolleranza
oltre la quale si scompensa, a secondo l'evento che accade, e si scompensa
perchè oltre quel punto, date le personali trascorse esperienze di
apprendimento dall'ambiente, non possiede più cognizioni adatte a fargli
gestire adeguatamente l'evento e la realtà.

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La
causa secondaria |
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Vediamo dunque il ruolo della causa
secondaria:
La causa
secondaria dunque coincide con
un qualunque
evento, reale o immaginario, che accadendo qui-e-ora nella realtà esterna all'individuo,
o nel suo ricordo e/o fantasia, oppure nella sua immaginazione o previsione, innesca la risposta soggettiva, che sarà coerente con come si era sviluppato ed
organizzato il cervello durante gli anni evolutivi. La risposta all'evento, sia
esso presente, passato o futuro, sarà coerente con lo stile di interpretazione della realtà che possiede
il soggetto, a causa delle sue esperienze formative trascorse.
Con
questa definizione si vuole chiarire che l' evento che accade "nel presente
dell'individuo", in quanto causa secondaria, non
necessariamente deve essere un fatto oggettivo e tangibile: esso può anche
essere un evento soggettivo, che accade nella mente stessa della persona, sotto forma di
pensiero, ricordo, elucubrazione e rimuginazione, interpretazione, previsione o
fantasia,
magari a partire da un fatto ambientale apparentemente banale o ordinario, come
un film, una notizia di cronaca, un evento che riguarda qualcun altro, un
atteggiamento di qualcuno e così via. In ogni caso "l'evento
mentale" è sempre un evento attuale e presente per il soggetto, sia che
egli stia assistendo all'istante a qualcosa, sia che stia ricordando e sia che
stia immaginando o prevedendo: in altre parole il pensiero è sempre un
"evento" presente.
Dobbiamo sempre tenere presente che qualsiasi forma
di realtà noi vediamo e sentiamo, esiste soltanto perchè noi possiamo
rappresentarcela soggettivamente nel nostro cervello: in concreto per
ciascuno non può esistere nulla in quanto "oggettivamente" tale, ma sempre in quanto percepito
ed elaborato "soggettivamente" nel cervello. E' sempre questione di un input che
innesca nel cervello l'output della costruzione della realtà che si realizza in
quel cervello in seguito all'input. E' quasi
indifferente che l'input provenga dall'ambiente esterno all'individuo ai fini
della costruzione della realtà. L'individuo si costruisce la rappresentazione della
propria visione della realtà indifferentemente a partire da inputs ambientali o
da inputs endogeni, cioè che scaturiscono dalla mente stessa, sotto forma di
fantasia, sogno, ricordo o previsione. Comunque è sempre questione di
pensiero, sia che il fatto scatenante esista concretamente e oggettivamente e
sia che esista soltanto nella mente dell'individuo.
La risposta soggettiva
all'evento è così la più coerente reazione che può avere l'individuo con il
suo stile di percezione e interpretazione della realtà, nel dato momento della
sua vita nel quale sta accadendo l' evento stesso. Cioè ciascuno si sente così
come può sentirsi coerentemente con come pensa. Questo stile, a sua
volta, dipende dai fattori che ne determinarono la formazione negli anni
evolutivi. Questi fattori sono quelli che specificano la causa originaria
primaria sudescritta.
Occorre tuttavia
precisare che ancora oggi non si è definitivamente certi su tutti i particolari
delle cause dei disturbi e
delle malattie psicologiche, quando esse non siano conseguenza di oggettive
malattie neurologiche, o mediche di altra eziologia.

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Precisazione |
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Quando i disturbi si esprimono in presenza di
inequivocabili malattie organiche, come alcuni dismetabolismi, malattie
endocrinologiche e malattie
neurologiche, il discorso sulle cause deve innanzi tutto spostarsi sull'analisi
delle cause delle malattie stesse, che in via secondaria producono anche
sintomi psichici. Ma quando non vi
è presenza di quelle malattie, i disturbi psichici e le cosiddette malattie
mentali, lasciano ampie zone oscure circa le cause, nonostante le spiegazioni
fin qui descritte e la loro indubbia validità confortata dalle ricerche e dalle
prove cliniche finora raccolte scientificamente. Questo riguarda la maggior
parte delle condizioni della sofferenza psichica. In questi casi non possiamo
fare altro che continuare ad ipotizzare che una miriade di fattori causali
originari primari risiedono nell'ambiente dove l'individuo è nato e cresciuto
e, inoltre, che l'individuo è nato con una predisposizione genetica a
rispondere patologicamente a quei fattori ambientali. E' chiaro che questa è
una definizione molto generica che riempirà i vuoti dovuti alla nostra
ignoranza, finchè permarrà. Attualmente la ricerca circa la relazione
ambiente-cervello, è fervida e in continua crescita.
Diciamo inoltre
che date le prove ex adjuvantibus, cioè i risultati positivi che si possono
ampiamente riscontrare nelle cure psicologiche, che provengono dagli psicofarmaci e dalla
psicoterapia, la prospettiva precedente descritta, sembra confermata.

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Cause, sorgenti e
neurochimica |
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Per ciò che
riguarda l'argomento relativo alle alterazioni dei neurotrasmettitori cerebrali, che
si riscontrano nelle persone che soffrono di disturbi psicologici, occorre subito precisare che è estremamente riduttivo
fare
discendere la conclusione che, poichè si osservano alterazioni neurochimiche in presenza
di disturbi psicologici, con ciò abbiamo scoperto la causa
dei disturbi stessi.
Si è scoperto
l' ovvio, quando diciamo che
nell'individuo che manifesta, per esempio, alterazioni ansioso-depressive, vi sono anche
alterazioni neurochimiche, ( per esempio alterazione nella produzione o
ricaptazione della serotonina ecc. ).
E'
esattamente come dire il contrario, cioè che le alterazioni neurochimiche non vi
sono quando non vi sono alterazioni psichiche: abbiamo cioè
"scoperto" ciò che in realtà sappiamo da tempo e cioè che tutte
le
funzioni psicologiche, normali e patologiche, esistono sempre come espressione della
neurochimica sottostante, così come tutte le funzioni del nostro corpo, normali
e patologiche, esistono sempre come espressione della biochimica che li
riguarda. Per cui è ovvio che se stiamo assistendo a funzioni
psicologiche alterate, il corrispondente versante neurobiologico è alterato,
così come se stiamo assistendo a funzioni psicologiche non alterate il
corrispondente versante neurochimico non è alterato, ma
questa coesistenza nulla ci dice sulle cause. Lo stesso accade se stiamo
assistendo ad una normale respirazione o digestione di un individuo: la
biochimica e la fisiologia degli organi respiratori e digestivi risulterà
normale. Quando l'individuo presenta invece disturbi respiratori o
digestivi, vedremo che la relativa biochimica e fisiologia risulterà
alterata. Ma scoprire infiammazione e muco nei bronchi, oppure
infiammazione della mucosa gastrica, non significa aver scoperto la causa
dei disturbi e il medico, mentre intanto dovrà somministrare farmaci
d'urgenza per rimediare all'alterazione mucosa e all'infiammazione, dovrà anche e subito
cercare di capire le cause per curare definitivamente il paziente e non
penserà nemmeno per un istante che le alterazioni fisiologiche degli
organi siano le cause della malattia del suo paziente.
Infatti la domanda
scientificamente corretta è: che cosa ha provocato questa alterazione
binaria e in che modo? La seconda domanda scientificamente corretta è:
poichè neurochimica e funzioni psicologiche sono due espressioni
contemporanee dello stesso fenomeno, il guasto di ambedue i lati a cui
assistiamo, è iniziato entrando dalla porta esterna psicologica, oppure
entrando dalla porta interna neurobiologica? Francamente nessuno è ancora
in grado di fornire sempre riposte esaustive a queste due serie domande
scientificamente valide.
Non possiamo,
dunque, seriamente dire che i
sintomi psichici ci sono perchè vi sono le alterazioni, nè possiamo dire che
vi sono le alterazioni neurobiologiche perchè vi sono i sintomi psichici. Esse
sono due facce della stessa medaglia. Sappiamo con certezza che se uno dei due
lati mostra dei guasti, anche l'altro lato mostra di essere guasto. Ma non
sappiamo esattamente tutto su cosa e come è accaduto, nè come è
iniziato.
L'ipotesi
oggi scientificamente più valida continua ad essere la seguente:
"Poichè
la neurobiologia e la psicologia di ogni persona, sono interdipendenti e indissolubili, esse si
guastano all'unisono sia quando la causa è endogena, cioè è neurologica
o comunque organica e sia quando è esogena, cioè evolutiva e
cognitiva."
Nei
casi in cui presumiamo che i disturbi psichici sono conseguenza di danni
neurologici e/o organici, deve allora essere indubbiamente diagnosticabile
innanzi tutto la malattia vera neurologica/organica.
Lo
specialista in questi casi è il neurologo e/o l'endocrinologo e lo
psicologo clinico: altre volte possono essere cointeressati anche altri
specialisti.
Se in seguito agli
accertamenti non è possibile diagnosticare alcunchè di
neurologico/organico, la sofferenza psicologica è allora determinata
dall'organizzazione cognitiva (il pensiero) e dunque le cause sono state
quelle formative ed evolutive.
Lo
specialista in questi casi è esclusivamente lo psicoterapeuta, affiancato
per il controllo dei sintomi dal neurologo, internista o psichiatra, per
ciò che riguarda la somministrazione degli psicofarmaci: l'affiancamento
con l'altra figura medica deve sempre avvenire, anche quando lo
psicoterapeuta è anche medico, in quanto lo specialista che somministra
la psicoterapia non deve simultaneamente essere il medico dello stesso
paziente ( vedi Psicoterapia
)."
La
terapia è conseguentemente subordinata a questo tipo di accertamento
diagnostico e ciò significa che se è diagnosticabile e accertata la
malattia neurologica/organica, essa va curata dal neurologo o dal medico
specialista della data malattia, di solito l'endocrinologo o l'internista
e con essa, subordinatamente, si cura anche il versante psicologico. Se
non c'è malattia neurologica/organica, allora c'è un problema di
organizzazione cognitiva e questa va curata fondamentalmente con la
psicoterapia dallo specialista psicoterapeuta e in modo subordinato
controllando i sintomi con gli psicofarmaci per favorire la rieducazione
cognitiva da ottenere con la psicoterapia.
Resta
comunque estremamente importante non confondere le alterazioni
neurochimiche riscontrabili nei disturbi, con le cause: esse
sono la conseguenza delle cause. Cioè, presumibilmente, durante gli anni
evolutivi, a secondo le informazioni ambientali e la sensibilità genetica
soggettiva, si formano e si organizzano i pensieri e con essi le
associazioni neurochimiche corrispondenti. Se la formazione della
struttura del pensiero avviene patologicamente, cioè con difetti di
coerenza logica fra temperamento soggettivo, ambiente e sistema di
convinzioni su se stessi e l'ambiente, allora anche il corrispondente
sistema neurochimico si sarà formato patologicamente.
Ciò si può
forse capire meglio, considerando che
durante gli anni evolutivi, le esperienze modulano e organizzano le funzioni
neurobiologiche, nello stesso istante in cui stanno modulando e
organizzando le funzioni psicologiche. Per cui imparando a pensare come ci insegnano da piccoli,
automaticamente, nello stesso istante in cui il giovane sta apprendendo
qualsiasi cosa, si plasma e si scolpisce il suo cervello: durante gli anni
infantili l'ambiente è come la mano di uno scultore che dà forma alla sua
creazione. La predeterminazione genetica incide a stabilire le soglie di
sensibilità soggettiva nelle risposte agli stimoli ambientali: così come
alcuni materiali più duri richiedono più forza, da parte dello scultore e altri
invece morbidi, più tatto e delicatezza. La
genetica predispone la qualità della "creta" e la consegna informe allo
"scultore", cioè all'ambiente, che vi darà forma. La forma sarà migliore
nella misura in cui lo scultore agirà le sue mani nel rispetto della
qualità della creta e non soltanto nel rispetto delle sue convinzioni di
come procedere.
In campo
psichico occorre sempre non confondersi fra cause e conseguenze, perchè
altrimenti si rischia di compromettere anche l'intervento terapeutico.
Nei casi,
infine, in cui
le cause sono primarie, diciamo difetti di costruzione, o potremmo dire difetti
primari della creta da scolpire (sono tutte le malattie gravi neuropsicologiche
di natura ereditaria), non possiamo nell' umano
fare come faremmo con un computer, cioè non possiamo sostituire schede, drivers
e strutture. Purtroppo non abbiamo ancora rimedi radicali e veramente
risolutivi. In questi casi, di competenza neuropsichiatrica, dobbiamo accontentarci di
riassettare cronicamente le malfunzioni per tutta la vita, per mezzo delle
specifiche cure mediche specialistiche. Non conosciamo finora nessun
rimedio definitivo per aggiustare i guasti che il costruttore ha fatto in
origine. In pratica questi sono i casi delle vere grandi malattie mentali,
neurologiche, croniche ed irreversibili. Il futuro, molto incoraggiante, per
queste gravi malattie, è attualmente affidato al crescente sviluppo della
ricerca nella genetica.
Lo
specialista, per queste malattie, è il neuropsichiatra ed il neuropsicologo.

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