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Descrizione
sintetica delle procedure di cura, dei più diffusi Disturbi d'Ansia,
trattati nello Studio PSIMED
- le descrizioni
fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia
negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere
conto delle moltissimi variabili individuali e personali -
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Cura dei disturbi di:
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ANSIA GENERALIZZATA
(senza depressione)
-
ANSIA
SOCIALE
e
FOBIA SOCIALE
-
ANSIA RELAZIONALE
(quando si esprime in
occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
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I passi della
terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e
relazionale, sono:
- Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona.
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Questa fase richiede
circa 3 sedute di psicoterapia. In questa fase, se
il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno
degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il
neurologo o lo psichiatra).
- Con specifiche tecniche
iniziali, consentire alla persona di diventare consapevole di
come certi suoi automatici sistemi di pensiero e
interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di
"pensiero previsionale". Occorrono circa 2 sedute
di psicoterapia.
- A questo punto si possono
cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per
risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura,
più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di
psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive
Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational
Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo
psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè
queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di
Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia
in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un
decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità
dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia
gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione
frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il
paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le
consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute
precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute
di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo
psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda
sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha
conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera
allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il
terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un
potente guadagno di liberazione e crescita di assertività,
"collocando" sulla sedia vuota chi o ciò per lui/lei è
necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase
richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale: con procedure
analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche
ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso
approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici"
e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere ea
dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo
psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a
casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente
nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune
tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 25 sedute di
psicoterapia.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia,
clicca sul nome e vedrai la descrizione sintetica o
dettagliata.
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I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:
- Analisi
accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del
quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte
del paziente. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche
una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo
psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le
fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di
cura, più frequentemente usati, sono:
-
addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a
modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive
Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in
assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della
situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili
cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della
realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e
risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di
psicoterapia.
- inizio
della fase della psicoterapia comportamentale:
desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert
e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di
psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per
consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a
divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia;
viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche
specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper
"sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali.
Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 22 sedute di
psicoterapia.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
collegata a
PANICO
-
DISTURBO DI PANICO
(con Agorafobia)
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AGORAFOBIA
(senza Panico)
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
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I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia,
sono:
- Analisi
accurata della situazione familiare e di appartenenza del
paziente. In questa fase, se il paziente dà il
consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti
dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo
psichiatra).
- Lo psicoterapeuta informa
il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a
lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia:
spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e
incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la
collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I
metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di terapia
cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta
avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del
panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
-
tecniche di rilassamento
psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle
somatizzazioni; rieducazione della respirazione
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la
combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
-
psicoterapia analitica
transazionale: vengono dedicate alcune sedute
analitiche, per consentire al paziente di acquisire la
consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della
sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso
necessaria per prevenire le ricadute
-
psicoterapia in gruppo:
spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della
psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro
patologia.
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da
soggetto a soggetto.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA collegata a
OSSESSIONI e
COMPULSIONI
-
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
-
Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
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I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni,
sono:
- Analisi
accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del
paziente: il paziente viene addestrato a compilare un
"diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la
sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del
"dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite
specifiche tecniche di intervento.
- Contestualmente
il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti -
neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da
abbinare a quella psicodiagnostica.
- Si fanno poche
sedute di
psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e
psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più
sintoniche con le "necessità" del paziente di
evitare qualcosa o di
preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe
situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo
psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la
sensibilità di questo tipo di paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le
procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
psicoterapia
comportamentale: di solito si inizia con la
psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei
sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei
comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate
(tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di
immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di
gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate
nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti
superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della
pulizia ossessiva.
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psicoterapia
cognitivo-comportamentale: in questa sindrome
l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione
sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche
cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio
relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona
ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e
diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
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psicoterapia cognitiva:
vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente
lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo
"ripartire", con la propria volontà; con altre tecniche
cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a
imparare a "ritardare progressivamente la risposta
comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte
applichiamo le tecniche "blow-up".
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psicoterapia analitica:
accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e
paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato
dei suoi sintomi.
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prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non
sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e
psicofarmaci
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto
variabile da soggetto a soggetto.
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Premessa |
Trattamento
dell'ansia |
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Risposta
acuta allo stressor |
Psicoterapia
nell'ansia |
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Basi
neurochimiche dell'ansia |
Farmacoterapia
nell'ansia |
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Alterazioni
dei neurotrasmettitori |
Benzodiazepine |
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Psicologia
dell'ansia |
Antidepressivi |
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Psicoterapia
e psicofarmaci |
Buspirone |
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cause generali dei
disturbi psicologicI: clicca qui |
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Premessa |
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L' eziologia,
cioè le cause, della maggior parte dei disturbi di ansia, anche se
non completamente chiarita, è entrata nel vivo delle ricerche neuroscientifiche,
in particolare a partire dagli anni '80. In generale, sembra che la probabilità
di sviluppare ansia è correlata ad una combinazione fra, le più comuni esperienze di vita, le caratteristiche psicologiche individuali e/o
i fattori genetici. I disturbi di ansia sono
così eterogenei che i ruoli relativi di questi fattori causali possono molto differire da
caso a caso. Di conseguenza non è ancora dimostrata una causa generale e comune,
ma occorre ogni volta ricercare nel e con il singolo individuo, le sue personali
cause, della "sua" ansia.
Alcuni disordini di ansia, come il disturbo di panico,
sembrano avere una base genetica più forte che altre (Istituto Nazionale della
Salute Mentale - USA [ NIMH ], 1998), anche se i geni reali non sono stati
identificati. Altri disordini di ansia sono per lo più correlati a curriculum
personali stressanti, dal punto di vista del soggetto.
Non è chiaro perchè le femmine hanno più alti tassi che i maschi nella maggior parte dei disordini di ansia, anche se alcune teorie
hanno suggerito un ruolo per gli steroidi delle gonadi. Un' altra ricerca
sulle risposte delle donne allo stressor ( stressor= evento interpretato come allarmante
), inoltre suggerisce che le donne avvertono una vasta gamma delle ordinarie vicende personali (per esempio,
quelle che accadono agli amici o parenti) come stressanti, rispetto agli uomini, che reagiscono ad una gamma più limitata di eventi stressanti.
I maschi reagiscono molto di più agli eventi, che per quanto ordinari nella
media di ciò che è atteso nella vita media, specificamente li interessano individualmente, o che interessano i membri
prossimi alla famiglia (Maciejewski ed altri, 1999).
Che cosa la miriade dei disordini di ansia ha in comune, è una condizione di apprensione, o di timore, aumentata
rispetto alla media
(Barbee, 1998). I
disordini di ansia sono concettualizzati spesso come versione anormale
o esagerata della più comune condizione di vigilanza. Molto è conosciuto circa la vigilanza e l'iperattenzione, a
causa dello studio sugli animali ed esseri umani, nelle ultime decadi, a proposito della risposta di "attacco e fuga", che inoltre si correla alla
risposta acuta allo stressor. La risposta acuta allo stressor è specifica a far
capire la risposta normale ai fattori di stressor ed ha galvanizzato la ricerca, ma le relative limitazioni a comprendere l'ansia sono venute alla
ribalta negli ultimi anni, poichè questo argomento si spiega con più difficoltà.
Nel linguaggio comune, stress è un termine che fa
riferimento ad un fattore di stressor esterno, che può essere fisico o psicosociale in
natura, così come alla risposta interna al fattore di stressor.
Tuttavia i ricercatori distinguono i due tipi di fattori, denominando il fattore di
stressor lo stimolo, e la reazione individuale la risposta allo stressor.
Ciò è una distinzione importante perché in molte condizioni di ansia non c'è un fattore stressor esterno immediato, ( cioè un evento a cui poter
attribuire la causa dell'ansia ). I seguenti paragrafi descrivono la biologia della risposta acuta allo
stressor, così come le relative limitazioni, nel capire l' ansia umana. I punti di vista emergenti circa
la neurobiologia dell' ansia tentano di integrare e completare i punti di vista psicosociali dell' ansia e del comportamento rispetto alla
struttura ed alla funzione del sistema nervoso centrale e periferico.
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Risposta
acuta allo stressor |
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Quando un evento spaventoso o minaccioso è percepito, gli esseri umani reagiscono istintivamente per sopravvivere: sono pronti
e programmati biologicamente, per la
battaglia o la fuga. La natura della risposta acuta allo stressor ha caratteristiche di
familiarità. I segnali comuni sono un incremento quasi istantaneo nella frequenza cardiaca, pressione sanguigna,
sudorazione, respirazione e metabolismo e tensione dei muscoli. Il volume del sangue arterioso aumentato ed il metabolismo accelerato, sono
essenziali per la mobilitazione dell' azione rapida. Il fattore dei cambiamenti fisiologici attivati da un evento stressante, è liberato
in parte dall' attivazione d'un nucleo nel tronco cerebrale denominato locus coeruleus. Questo nucleo è l' origine della maggior parte
delle vie noradrenergiche nel cervello, cioè quelle vie nervose ove le sinapsi
(gli scambi di comunicazione fra i neuroni, cioè le cellule nervose),
avvengono per via di mediazione della noradrenalina, anche detta
norepinefrina. I neuroni che usano la
norepinefrina come loro neurotrasmettitore, proiettano bilateralmente dal locus
coeruleus, lungo vie distinte, alla
corteccia cerebrale, al sistema limbico ed al midollo spinale, tra altre proiezioni.
Normalmente, quando qualcuno è sereno, in una condizione di non
stimolazione, l'eccitazione dei neuroni nel locus coeruleus è minima. Un nuovo stimolo
proveniente dall'ambiente esterno all'individuo e percepito attraverso i
sensi (visivo, acustico, olfattivo, gustativo o tattile). Una volta percepito, si trasmette dalla
corteccia sensoriale del cervello, attraverso il talamo, al tronco cerebrale. L' itinerario di segnalazione aumenta il tasso di
attività noradrenergica nel locus coeruleus e la persona diventa attenta e ipervigilante sull' ambiente. Se lo stimolo è percepito
come minaccia (cioè decodificato soggettivamente, interpretato e inteso così come è
strutturato il modo di pensare della persona), una scarica più intensa e prolungata del locus coeruleus attiva il contingente simpatico del sistema nervoso autonomo
(Thase &
Howland, 1995).
L' attivazione del sistema nervoso simpatico conduce al rilascio di norepinefrina dai terminali nervosi che si convogliano
sul cuore, sui vasi sanguigni, sui centri respiratori e su altri siti anatomici. I conseguenti cambiamenti fisiologici costituiscono una parte importante della risposta acuta allo stressor.
L' altro principale elemento in gioco nella
risposta acuta allo stressor, è l' asse ipotalamico-pituitario-adrenale, che è discusso
in un altro articolo. ( vedi
medicina
psicosomatica ).
Negli anni 80, la convinzione prevalente era che lo scarico eccedente del locus coeruleus con la risposta acuta allo
stressor, era un cofattore
importante nell' eziologia dell' ansia (Coplan & Lydiard, 1998). Tuttavia durante la decade passata, le limitazioni della risposta acuta allo
stressor, come modello
per capire l'ansia, sono diventate più evidenti.
La prima e maggior parte della limitazione evidente è che la risposta acuta allo stressor si riferisce all' eccitazione piuttosto che all' ansia.
L' ansia differisce dall'eccitazione in parecchi modi (Barlow, 1988; Nutt ed altri, 1998).
In primo luogo, nei casi di ansia, la preoccupazione
circa il fattore stressor è sproporzionata rispetto alla minaccia
realistica e quindi tale risposta ansiosa è da attribuire, nella più grande
percentuale, ai processi di pensiero della persona stessa, che vengono
utilizzati per decodificare, spiegare e interpretare l'evento percepito
come "minaccia".
In secondo luogo, l' ansia è associata spesso con le attività mentali e del comportamento elaborate e destinate per evitare
i sintomi sgradevoli d'un attacco completo di panico o di ansia.
In
terzo luogo, l' ansia è solitamente più a lungo persistente, che l'eccitazione e
l'ipervigilanza.
In quarto luogo, l' ansia può esordire senza esposizione ad un fattore stressor
esterno: in questi casi lo "stressor" infatti risiede nella memoria del
soggetto o nella zona del suo cervello dove elabora i pensieri
immaginativi e/o previsionali. Ciò vuol dire che l'ansia è sempre
generata dai modi di pensare della persona, indipendentemente dal fatto
che nella situazione esterna all'individuo esista o no un qualsiasi
fatto o evento scatenante. L'evento scatenante è sempre, infatti, nella
mente pensante della persona. In sostanza, che oggettivamente esista o
meno una qualsiasi situazione, quel che conta per il cervello è che
nella "zona" dove con il pensiero si forma la "rappresentazione della
realtà", quella "realtà" ci sia. Fosse anche solo una fantasia o un
sogno. Il resto delle sequenze, fino anche all'ansia più estrema, va da
sè in automatico. La realtà, per ciascuno, è sempre e soltanto quella
che ciascuno possiede nella sua mente: non è mai per nessuno qualcosa
che risiede al di fuori della persona.
Altre limitazioni di questo modello sono diventate evidenti da una mancanza di supporto della ricerca clinica e di base
(Coplan & Lydiard, 1998). Ancora, con la relativa enfasi sul neurotrasmettitore
norepinefrina, il modello non potrebbe spiegare perchè i farmaci che sono diretti al neurotrasmettitore serotonina (gli
inibitori selettivi del reuptake della serotonina, o SSRIs) hanno contribuito ad alleviare i sintomi di ansia. Infatti, questi farmaci
(indicati principalmente per le sindromi depressive), stanno trasformandosi in un trattamento principale per i disordini di ansia. Per sondare l' eziologia dell'
ansia, i ricercatori hanno cominciato a dedicare le loro energie allo studio di altri circuiti del cervello e dei neurotrasmettitori coinvolti. Il locus
coeruleus ancora partecipa all' ansia ma si è capito che svolge un ruolo meno fondamentale.
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Nuove prospettive circa la base
anatomica e biochimica dell' ansia |
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Una nuova linea emozionante di ricerca propone che l' ansia agganci una vasta gamma dei
neurocircuiti. Questa linea mette in prima evidenza due centri
regolatori negli emisferi cerebrali: l'ippocampo e l'amigdala.
Questi centri, a loro volta, si pensa attivino (HPA) l' asse
ipotalamico-pituitario-corticosurrenale (Goddard & Charney, 1997; Coplan &
Lydiard, 1998; Sullivan ed altri, 1998). I ricercatori
da tempo avevano stabilito il contributo dell' asse di HPA nei casi di ansia, ma
sono stati perplessi circa la sua regolazione. Adesso si è più incoraggiati dai nuovi
risultati circa i ruoli dell' ippocampo e dell' amigdala.
L' ippocampo e l' amigdala governano l' immagazzinaggio della memoria e le emozioni correlate alla memoria, rispettivamente, fra le loro altre funzioni.
L' ippocampo è considerato importante nella memoria verbale, particolarmente per le date, le località e per gli eventi con
forti effetti impressionabili. (MEWEN, 1998). L' ippocampo e l' amigdala sono nuclei importanti del sistema
limbico, una via conosciuta
per essere alla base delle emozioni. Ci sono proiezioni anatomiche fra l' ippocampo, l' amigdala e l' ipotalalamo
(Jacobson & Sapolsky, 1991; Charney & Deutch, 1996; Coplan &
Lydiard, 1998).
Studi sui processi emozionali nei roditori
(LeDoux, 1996; Rogan & LeDoux, 1996; Davis, 1997) ed in esseri umani con lesioni
del cervello (Adolphs ed altri, 1998) hanno identificato l' amigdala come nucleo critico nelle risposte di paura. Le informazioni sensitive
entrano nell' amigdala laterale, da cui procedono le informazioni è passano al nucleo centrale, il nucleo principale dell' uscita dall'
amigdala. Il nucleo centrale proietta, alternativamente, ai sistemi multipli del cervello, coinvolti nelle risposte fisiologiche e nel
comportamento di paura. Le proiezioni a regioni differenti dell' ipotalamo attivano il sistema nervoso simpatico ed inducono il
rilascio degli ormoni dello stress, quale CRH.
La produzione di CRH nel nucleo paraventriculare dell' ipotalamo
attiva una cascata che conduce al rilascio dei glucocorticoidi dalla corteccia surrenale. Le proiezioni dal nucleo centrale
innervano la materia grigia peri-acquedotto, dalla quale si dipartono le risposte
analgesiche discendenti (che coinvolgono gli oppioidi endogeni del corpo) che possono sopprimere il dolore in un' emergenza
e che inoltre attiva le risposte difensive tipiche per ogni specie (per esempio, molti animali si immobilizzano quando spaventati).
L' ansia differisce dalla paura, in quanto lo stimolo che produce l'ansia è non presente o non immediatamente minaccioso,
ma in previsione di pericolo. L' ipereccitazione, la vigilanza, la preparazione fisiologica e gli schemi cognitivi,
si attivano in modo simile. I tipi differenti di fattori o di inneschi interni o esterni si comportano per produrre i sintomi di disturbo d'ansia, di
panico, di agorafobia, di disordine post-traumatico da stress, delle fobie specifiche e del disordine generalizzato di ansia e dell' ansia
prominente che si presenta comunemente nella depressione.
È attualmente un aspetto della ricerca cercare di determinare se
la sregolatezza di queste vie fisiologiche della paura conduca, ai sintomi dei disordini
di ansia. Ora è stato stabilito, usando le tecniche di neuroimaging non
invasiva, cioè di
visualizzazione encefalica, che l'amigdala umana inoltre è coinvolta nelle risposte di paura.
Le espressioni facciali spaventose, sono state indicate per attivare l' amigdala negli studi di MRI sui soggetti umani normali
(Breiter ed
altri, 1996). Studi funzionali con visualizzazione encefalica nei disordini di ansia, quali gli studi con PET sull' attivazione
del cervello nelle fobie (Rauch ed altri, 1995), inoltre sta cominciando a studiare i circuiti neurali precisi in questione nei
disordini di ansia.
Che cosa è particolarmente emozionante è che la neuroimaging ha
fornito la prova diretta in esseri umani degli effetti offensivi dei
glucocorticoidi. Nelle persone con disordine post-traumatico da stress, gli studi
neuroimaging hanno trovato una riduzione della formazione dell' ippocampo. Il volume
ridotto sembra riflettere l' atrofia della parte ricettiva del dendrite, in una zona specifica dell' ippocampo. Similmente, gli
animali esposti allo stress cronico, presentano atrofia nella stessa regione dell' ippocampo
(MEWEN & Magarinos, 1997). Gli aumenti
di glucocorticoidi indotti dallo stress, si pensa siano responsabili dell' atrofia
(MEWEN, 1998). Se l' ippocampo è alterato, si pensa che l'
individuo possa meno basarsi sulla memoria per valutare la natura del fattore di stress
(MEWEN, 1998).
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Alterazioni
dei neurotrasmettitori |
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Ci sono molte alterazioni dei neurotrasmettitori nei disordini di ansia. In armonia con lo sguardo d'insieme sull' ansia, almeno
cinque neurotrasmettitori sono perturbati nell' ansia: serotonina, norepinefrina, acido gamma-amminobutirrico (GABA), ormone
corticotropin-corticotropin-releasing (CRH),5 e colecistokinina (Coplan & Lydiard 1998; Sbalzi ed altri, 1998). C'è così tanta interazione fra
questi neurotrasmettitori, che i cambiamenti in un sistema di un neurotrasmettitore invariabilmente producono
cambiamenti in un altro, compresi i vasti meccanismi di risposte. La serotonina e GABA sono neurotrasmettitori inibitori che
calmano la risposta di stress (Rush ed altri, 1998). Tutti questi
neurotrasmettitori sono obiettivi diventati importanti per gli agenti terapeutici già in commercio o in via di sviluppo (come discusso
nella sezione sul trattamento dei disordini di ansia).
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L' ansia dalla prospettiva
psicologica |
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Ci sono parecchie teorie psicologiche importanti sull' ansia: teoria psicanalitica e
psicodinamica, teorie del comportamento e teorie
cognitive (Thorn ed altri, 1999).
Le teorie psicodinamiche hanno
focalizzato l'attenzione sui sintomi come espressione dei conflitti inconsci (Rush ed altri, 1998; Thorn ed altri, 1999). Anche se non ci sono
studi empirici per sostenere queste teorie psicodinamiche, esse sono comunque
soggette allo studio scientifico (Kandel, 1999) ed alcuni terapisti le trovano utili. Per esempio, il comportamento compulsivo
ritualistico, può essere interpretato come conseguenza d'un meccanismo
specifico della difesa intrapsichica, che serve a canalizzare via, l' energia psichica
dagli impulsi in conflitto o proibiti alla coscienza. I comportamenti fobici sono stati
interpretati, similmente, come conseguenza del meccanismo di difesa di spostamento. Dalla prospettiva
psicodinamica, l' ansia riflette solitamente i conflitti più fondamentali e più
insoluti nei rapporti intimi o l' espressione di rabbia.
Le teorie del comportamento più recenti hanno dato risalto all' importanza di due tipi di apprendimento: condizionamento classico ed
apprendimento imitativo o d'osservazione. Queste teorie hanno certa prova empirica per sostenerle. Nel condizionamento classico, uno stimolo
neutrale acquista la capacità di produrre una risposta di paura dopo abbinamenti ripetuti con (incondizionato) uno stimolo spaventoso.
Nell' apprendimento imitativo, il comportamento impaurito è acquisito osservando le reazioni di altri agli stimoli paurogeni
(Thorn ed altri, 1999). Nel disturbo generalizzato di ansia, il rinforzo positivo e negativo imprevedibile è visto come conducente all' ansia,
particolarmente perché la persona è incerta circa il fatto che i comportamenti
di evitamento siano efficaci.
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Fattori cognitivi, particolarmente lo stile culturale di
interpretazione e di pensiero circa gli eventi stressanti, giocano un ruolo critico nell' eziologia dell' ansia
(Barlow ed altri, 1996; Thorn ed altri, 1999). Un ruolo decisivo ha lo stile percettivo individuale, che può
intensificare o smorzare la risposta d' ansia. Uno dei dei più importanti schemi cognitivi nell' ansia, è
il significato che viene dato all' incontrollabilità degli eventi e alla loro
relatività, che non consente agli umani nessuna possibilità certa di
prevedibilità. Questa caratteristica della realtà e dei processi
psichici per gestirle, è caratterizzata dalla condizione di impossibilità di aiuto, dovuta ad un' inabilità prevista di cui si è
convinti (Barlow ed altri, 1996). Schemi cognitivi negativi si trovano frequentemente in individui con ansia
(Ingram ed altri, 1998). Molti modelli psicologici attuali di ansia incorporano un ruolo di vulnerabilità specifica, che include
sia l' aspetto genetico (Smoller & Tsuang, 1998) che (Coplan ed altri, 1997) predisposizioni acquisite.
Vi è evidenza che le donne possono rimuginare più a lungo circa le vicende personali
affliggenti, confrontate con gli uomini, suggerendo che un fattore di rischio cognitivo
può predisporle a più alti tassi di ansia e depressione (Nolen-Hoeksema ed altri, in corso di stampa).
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Trattamento dei disordini di ansia |
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I disordini di ansia sono trattati con la psicoterapia, a volte il counseling, o la
farmacoterapia, separatamente o in combinazione (Barlow & Lehman, 1996; March
ed altri, 1997; Associazione Psichiatrica Americana, 1998; Kent ed altri, 1998).
I metodi e i procedimenti integrati, fra psicoterapia, psicofarmaci e
altre tecniche, sono descritti in altre pagine di questo sito web.
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Counseling e
psicoterapia |
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I disordini di ansia sono sensibli a reagire bene al counseling e ad una varietà ampia di psicoterapie.
I sintomi severi e persistenti, inoltre, possono richiedere farmacoterapia ( Associazione Psichiatrica Americana, 1998).
Durante le ultime decadi, è aumentato l' interesse per le terapie focali e brevi, che
tendono a fronteggiare i sintomi di ansia più direttamente piuttosto che i conflitti inconsci da esplorare o altre vulnerabilità
personali (Barlow & Lehman, 1996). Queste terapie danno risalto tipicamente alla valutazione ed alla mediazione cognitiva e del
comportamento.
Gli addetti alle terapie cognitivo-comportamentali stanno valutando la causa apparente ed i rapporti di effetto fra i
pensieri, emozioni e comportamenti, così come effettuare le strategie relativamente dirette per diminuire i sintomi e ridurre l'
elemento critico del comportamento di evitamento (Barlow, 1988). Per un aspetto
di questa forma di terapia, si applica anche la tecnica tesa ad aumentare l' esposizione agli stimoli o alle situazioni
che provocano l' ansia. Senza tale assistenza terapeutica, il paziente, infatti,
tende a ritirarsi tipicamente dalle situazioni
che gli inducono ansia, involontariamente rinforzando l'evitamento e il comportamento di fuga.
Il terapista fornisce la rassicurazione che la situazione temuta non è mortale e introduce tecniche atte ad aumentare la padronanza.
Questo programma può includere avvicinamento della situazione temuta, gradualmente,
o gerarchie terapeutiche graduali, o insegnare al paziente a usare le risposte che smorzano l' ansia, così come anche come fare a rilassarsi
profondamente. Un principio fondamentale è che l' esposizione prolungata allo stimolo
temuto fa diminuire attendibilmente lo schema cognitivo negativo e i sintomi fisiologici di ansia
(Marks, 1969; Barlow, 1988). Con tale esperienza generalmente interviene la capacità di
più valida competenza ad aiutarsi e una più grande disponibilità ad incontrare altri stimoli temuti.
Per il disturbo di panico, l' addestramento interocettivo (un tipo della tecnica di condizionamento) e della respirazione,
in esercitazioni, sono impiegate spesso per aiutare il paziente. Egli diventa più capace di riconoscere in anticipo i segnali di un attacco
di panico. Gli interventi cognitivi sono usati per neutralizzare pensieri esagerati o catastrofici che caratterizzano l' ansia. Per il trattamento del
disturbo ossessivo-compulsivo, la strategia di prevenzione della risposta deve essere
aggiunta all' esposizione
per accertarsi che le compulsioni non siano effettuate (Barlow, 1988).
Oggi vi sono molte prove che le terapie cognitivo-comportamentali sono trattamenti utili per una maggioranza dei pazienti con i
disordini di ansia (Chambless ed altri, 1998). I risultati più difficili sono osservati, tuttavia, nei gruppi di pazienti più
complicati. Con disordine ossessivo-compulsivo, circa il 20 -25 per cento dei pazienti sono poco disposti a partecipare alla terapia (March ed altri, 1997). Un' altra limitazione principale
delle terapie cognitivo-comportamentali non è la loro efficacia ma, piuttosto, la disponibilità limitata dei professionisti
esperti (Ballenger ed altri, 1998).
È possibile che le forme più tradizionali della terapia basate sulle teorie pscodinamiche possono rivelarsi
essere trattamenti efficaci (Shear, 1995). Tuttavia, queste terapie ancora non hanno ricevuto il vasto supporto empirico. Di conseguenza,
le terapie più tradizionali sono generalmente de-enfasizzate nella guida di riferimento basate
sulle prove di efficacia di trattamento per i disordini di ansia.
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Farmacoterapia |
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I farmaci usati tipicamente per curare i pazienti con i disordini di ansia sono le
benzodiazepine, antidepressivi ed il nuovo composto buspirone (Lydiard ed
altri, 1996). Alla luce delle aumentate conoscenze circa le alterazioni neurochimiche nei disordini di
ansia, molti nuovi tipi di farmaci si stanno sviluppando, espressamente designando CRH ed
altri agenti come bersaglio neuroattivo (Nemeroff, 1998).
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Benzodiazepine |
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Le benzodiazepine sono una grande categoria di farmaci relativamente sicuri ed ampiamente prescritti che hanno effetti
antiansia e sedativo-ipnotico, veloci e profondi. Le benzodiazepine si impiegano per i loro effetti terapeutici che
aumentano i sistemi inibitori del neurotrasmettitore che utilizzano GABA. Le benzodiazepine si legano ad un luogo sul recettore ed agiscono come agonisti
recettoriali (Perry ed altri, 1997).
Le benzodiazepine differiscono in termini di potenza, farmacocinetica, per es.
emivita, e
solubilità lipidica.
Le quattro benzodiazepine attualmente ampiamente prescritte per il trattamento dei disordini di ansia sono
diazepam, lorazepam, clonazepam ed alprazolam. Ciascuno ora è disponibile nelle formulazioni generiche
(Davidson, 1998). Fra questi agenti,
alprazolam ed il lorazepam hanno più breve emivita più veloce eliminazione, sono rimossi più velocemente del diazepam ed il clonazepam ha un
periodo lungo di azione (cioè, fino a 24 ore). Il diazepam inoltre ha metaboliti attivi multipli, che
aumentano il rischio di effetti del carryover quale la sedazione e hangover. Benzodiazepine che subiscono la coniugazione sembrano
avere tempo maggiore di eliminazione in donne e l' anticoncezionale
orale può fare diminuire lo spazio (Dawlans, 1995). Poiché gli asiatici hanno più probabilità di metabolizzare più lentamente il
diazepam, possono richiedere dosi più basse per realizzare le stesse
concentrazioni plasmatiche rispetto ai bianchi (Lin ed altri, 1997).
Le benzodiazepine hanno il potenziale per produrre farmacodipendenza (cioè, sintomi fisiologici o del comportamento dopo sospensione di
uso).
Poiché le benzodiazepine non hanno effetti validi
antiossessivi, il loro uso nel disordine ossessivo-compulsivo e nel disordine post-traumatico da stress è osservato generalmente come
palliativo (cioè, alleviando, ma non eliminando i sintomi).
Piuttosto, il disordine ossessivo-compulsivo e il disturbo post traumatico da stress, sono
trattati più efficacemente dagli antidepressivi, particolarmente lo SSRIs (come discusso sotto). Una
volta raggiunta l'efficacia, le benzodiazepine dovrebbero essere diminuite dopo parecchi mesi di uso, anche se ci è un rischio notevole di ricaduta.
Molti clinici favoriscono un metodo congiunto di trattamento per disordine di panico ed hanno generalizzato il disordine di ansia, in
cui le benzodiazepine sono usate acutamente in tandem con un
antidepressivo. Nel trattamento terapeutico complessivo, le benzodiazepine
successivamente vengono diminuite, mentre gli effetti terapeutici degli antidepressivi cominciano ad
emergere (Associazione psichiatrica americana, 1998).
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Antidepressivi |
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La maggior parte dei farmaci antidepressivi hanno effetti antiansia ed antipanico notevoli oltre che la loro azione antidepressiva
(Kent ed altri,
1998). Inoltre, tantissimi antidepressivi hanno effetti antiossessivi (Perry ed altri,
1997). L' osservazione che imipramina triciclico ha avuto un profilo differente
dell' ansiolitico diazepam, ha contribuito a differenziare il disordine di panico da
disordine generalizzato di ansia e, successivamente, dalla fobia sociale.
Clomipramina, un antidepressivo triciclico (TCA) con gli effetti inibitori del reuptake relativamente potente sui neuroni della
serotonina (5-HT), successivamente è stato trovato per essere l'unico TCA per avere effetti specifici di antiossessione
(March ed altri, 1997).
L' importanza di questo effetto su 5-HT è stata evidenziata quando lo SSRIs è diventato disponibile. Entro gli anni
90 , è stato evidente che tutti gli SSRIs hanno effetti di antiossessione (Greist ed altri, 1995; Kent ed altri, 1998).
La guida di riferimento corrente di pratica allinea il TAS sotto lo SSRIs per il trattamento dei disordini di ansia a causa dei profili
più favorevoli di tollerabilità e di sicurezza di SSRIs (March ed altri, 1997;
Associazione Psichiatrica Americana, 1998; Ballenger ed altri, 1998). Tuttavia, ci sono pazienti che rispondono al TAS dopo
non essere riusciti a rispondere ad uno o più di più nuovi agenti.
Similmente, anche se usati relativamente raramente, gli inibitori delle monoamineossidasi
(MAOIs) hanno effetti antipanico e
ansiolitici significativi di antiossessione, (Sheehan ed altri, 1980;
Associazione Psichiatrica Americana, 1998). Negli Stati Uniti, il phenelzine, il tranylcypromine ed il isocarboxazid di MAOIs, sono usati raramente
a meno che le strategie più semplici del farmaco siano venute a mancare (Associazione
Psichiatrica Americana, 1998).
Altri più nuovi antidepressivi, compreso la venlafaxina, il nefazodone e mirtazapina, possono avere effetti antiansia
significativi, per cui le prove cliniche sono in corso (March ed altri, 1997;
Associazione Psichiatrica Americana, 1998).
Paroxetina è stato approvato (FDA) per la fobia sociale e sertralina si sta sviluppando per il disturbo post-traumatico da
stress. Nefazodone, che inoltre si sta studiando nel disturbo post-traumatico da stress
e la mirtazapina, possono
possedere i più bassi livelli di effetti secondari sessuali, un problema che complica il trattamento a termine più lungo con SSRIs, venlafaxine, TAS e MAOIs (Baldwin & Birtwistle, 1998).
Una volta efficace nel trattamento dell' ansia , l' antidepressivo dovrebbe essere effettuato per almeno 4 - 6 mesi, quindi essere diminuito
lentamente per evitare l' attivazione dei sintomi di ansia (March ed altri, 1997;
Associazione Psichiatrica
Americana, 1998; Ballenger ed altri, 1998). Anche se si è ricercato meno estesamente che per la depressione, è probabile che molti pazienti
con i disordini di ansia possono essere garantiti da un trattamento a termine più lungo e indefinito per impedire la ricaduta o la cronicità.
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Buspirone |
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Questo residuo di azopyrine è un agonista parziale relativamente selettivo di 5 HT1A
(Stahl, 1996). È stato approvato dalla FDA
nella metà degli anni '80 come ansiolitico. Tuttavia, diverso dalle
benzodiazepine, il buspirone non dà assuefazione e non ha potenziale di abuso.
Buspirone inoltre ha un profilo di sicurezza paragonabile allo SSRIs ed è significativamente tollerato meglio che il
TAS.
Buspirone non ostacola gli attacchi di panico e non è efficace come trattamento primario di disordine ossessivo-compulsivo o
disordine post-traumatico da stress (Stahl, 1996). Buspirone è più utile per il trattamento del disordine generalizzato di ansia ed
ora è usato frequentemente come aggiunta a SSRIs (Lydiard ed altri, 1996). Buspirone
necessita di 4 - 6 settimane per attivare in pieno gli effetti
terapeutici, come gli antidepressivi.
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Combinazioni di psicoterapia e di
farmacoterapia |
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Alcuni pazienti con i disordini di ansia possono trarre giovamento sia dalla psicoterapia che dalle modalità faramacoterapiche di
trattamento, uniti o usati in sequenza (March ed altri, 1997; Associazione
Psichiatrica Americana, 1998). Riferendoci alle esperienze dei
ricercatori sulla depressione, sembra probabilmente che
tali combinazioni non sono necessarie uniformemente ed è probabilmente più redditizio una volta riservato ai pazienti con i
disordini più complessi, più complicati, severi, o in comorbidità. I benefici
delle terapie multimodali nei casi di ansia, sono ancora più dimostrati
dagli studi specifici.
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