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Il Dott. Sergio Angileri è
Psicologo Psicoterapeuta, (Laurea Università "la Sapienza", Roma),
specializzato in Psicoterapia Analitica Transazionale (Istituto IAT, Roma)
e in Psicoterapia applicata alla Medicina Psicosomatica (Istituto SIMP, Roma).
Nel privato, come psicoterapeuta libero professionista, esercita dal 1985, a
Palermo. Presso l'Ordine degli Psicologi della Sicilia, il suo numero d'ordine
nell'Albo, è il n° 480. E' iscritto nell'elenco degli psicoterapeuti autorizzati
nell'esercizio della professione, depositato presso l'Ordine, sin dall'inizio
della sua istituzione. Da circa 20 anni la sua attività clinica è svolta in
coordinazione con colleghi abbinati metodologicamente, dalla diagnosi alla
terapia, quali il neurologo, l'endocrinologo, l'internista, lo psichiatra, l'
andrologo, la specialista in agopuntura e medicina alternativa, la specialista
in disturbi dell'alimentazione e del metabolismo. I disturbi e le malattie
psicosomatiche sono trattati con un approccio multimodale, medico-psicologico.
Recentemente sono abbinati e coordinati anche avvocati, matrimonialista e
penalista. Tale abbinamento si è reso necessario da quando la psicoterapia e la
consulenza applicata alle coppie, sempre più spesso richiede, da parte degli
utenti, la consulenza legale e in questo caso è bene che l'avvocato si regoli
anche sulla base della informazione psicologica che fornisce lo psicoterapeuta.
Per quel che riguarda il penalista, l'abbinamento lo abbiamo deciso da quando
sono aumentate le richieste di terapia da parte di persone affette da patologie
e sindromi che li conducono a compiere azioni trattate come reati da parte dello
Stato Italiano. Anche in questo caso il penalista potrà avvalersi della
consulenza psicologica da parte dello psicoterapeuta.
Egli ha inoltre fatto il
quinquennio della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Palermo.
Le sue ulteriori aree di
approfondimento sono state in Psicologia e Psicoterapia Cognitiva nel corso di
Master presso Istituto ALETEIA, Enna. Ha inoltre effettuato il biennio in
Ipnosi Clinica (Istituto AMISI, Milano).
Attualmente sta dedicandosi a
studi, ricerche e approfondimenti in ambito della Psicologia Transpersonale
(area di studio della Psicologia Umana in ambito Psiche/Spiritualità).
Negli anni scorsi ha studiato e
approfondito le patologie IAD (dipendenza da Internet) e in particolare le forme
cliniche di pedopornofilia (attrazione e/o dipendenza specifica dalla
pedopornografia).
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Lo
psicoterapeuta, a differenza dello
psicologo clinico,
che preferibilmente dovrebbe essere esclusivamente psicologo, può essere sia psicologo,
che medico.
Se
psicologo, lo psicoterapeuta ha, dopo essersi laureato
e abilitato, conseguito la specializzazione e la qualificazione in psicologia clinica e
psicoterapia, il che significa che oltre agli approfondimenti specialistici propri della
specializzazione clinica, egli ha seguito per anni una formazione qualificante
specialisticamente psicoterapeutica, in uno dei vari indirizzi della psicoterapia.
In
particolare, inoltre, per divenire psicoterapeuta, egli si è sottoposto per anni ad
un'analisi personale, sia per sperimentare in prima persona su di sè l'applicazione della
psicoterapia e sia per individuare e risolvere le proprie discrasie psicologiche, prima
che gli venga consentito di cominciare a seguire dei pazienti. Da alcuni anni in Italia
questo percorso è stato regolamentato per legge, per cui attualmente la specializzazione
e la qualificazione in psicoterapia, dopo la laurea, possono e devono essere conseguite, sia presso le scuole di
specializzazione universitarie e sia presso le scuole private che abbiano ottenuto il
riconoscimento dallo Stato. In ogni caso, durante la fase finale di formazione, il futuro
psicoterapeuta normalmente comincia a seguire i primi pazienti sotto la supervisione dei
didatti e normalmente è prassi diffusa e in alcuni casi obbligo, che il terapeuta già
qualificato, si sottoponga a supervisione clinica e personale, periodicamente, per tutta
la sua vita professionale. Inoltre egli deve costantemente mantenersi aggiornato nel vasto
campo delle neuroscienze, quasi sempre essendo membro di istituzioni scientifiche a
carattere internazionale.
Se
medico, lo psicoterapeuta segue dopo la laurea e
l'abilitazione, esattamente lo stesso percorso già descritto per lo psicologo. Nel suo
caso, però, gli è possibile, oltre che conseguire la specializzazione in psicologia
clinica, scegliere di conseguire in alternativa la specializzazione in psichiatria
o altro. Per
cui lo psicoterapeuta psicologo è esclusivamente psicologo-clinico-psicoterapeuta, mentre
lo psicoterapeuta medico è medico-altra specializzazione-psicoterapeuta.
Ovviamente per il medico è fortemente consigliato, se vuole validamente qualificarsi in
psicoterapia, seguire dopo la laurea esclusivamente psicologia clinica o psichiatria,
specialmente perchè a differenza dello psicologo egli proviene da un corso di studi universitari,
che per la loro organizzazione, lo hanno praticamente lasciato del tutto ignaro anche dei
minimi fondamenti, non solo della psicologia, ma anche della psicofisiologia, cioè lo studio del cervello psichico. Infatti quasi sempre il medico mantiene
la visione del cervello e del sistema nervoso centrale, soltanto dall'ottica neurologica e ciò lo rende
spesso poco preparato e inadeguato nella diagnosi e nel trattamento delle malattie
psicosomatiche.
Una volta formatosi, lo psicoterapeuta, da
qualsiasi delle due facoltà universitarie provenga, è uno specialista qualificato alla
diagnosi e cura dei disturbi
psichici e delle malattie mentali. Poichè nella maggior parte dei casi
il trattamento dei disturbi psichici e delle malattie mentali, richiede la
somministrazione binaria sia della psicoterapia che della psicofarmacoterapia,
ovviamente lo psicoterapeuta psicologo deve affiancarsi ad una o più figure mediche. Ciò
non significa, comunque, che lo psicoterapeuta psicologo non sia competente sul versante
biologico dei disturbi e delle malattie che tratta, ma significa che, non essendo medico,
non può stabilire in proprio nè diagnosi, nè terapie, quando implicano anche
valutazioni di
medicina generale o specialistica. Per questo deve avvalersi della collaborazione di
medici. Lo psicologo psicoterapeuta comunque è in grado di eseguire
autonomamente le
anamnesi, cioè le indagini cliniche che possano condurlo competentemente al "sospetto
diagnostico", cioè a sospettare le variabili per la diagnosi differenziale, in modo
da potere interagire competentemente con il medico del quale si avvale della
collaborazione. Questa competenza dello psicoterapeuta psicologo, è indispensabile
affinchè possa essere evitato il rischio di intrattenere in monoterapia psicoterapica un
paziente che potrebbe invece giovarsi tempestivamente del supporto degli
psicofarmaci, o di altre terapie mediche. Oppure per evitare che disturbi psicologici con eziologia primariamente organica, vengano
trattati eludendo la malattia somatica che li produce. Inoltre questa competenza da parte
dello psicologo psicoterapeuta è indispensabile, affinchè la somministrazione
degli psicofarmaci, spesso necessaria durante la psicoterapia, non avvenga da parte del medico in
funzione isolata rispetto alla contemporanea psicoterapia. Anzi, lo psicologo psicoterapeuta deve essere
in grado di valutare autonomamente, circa gli psicofarmaci, ipotesi sulla categoria
farmacologica, la
posologia, la combinazione e la durata del trattamento e inoltre circa le varianze
osservabili relativamente all'interazione fra i farmaci e gli accadimenti in psicoterapia.
Queste sue ipotesi autonome, che deve essere in grado di produrre con
competenza indipendente, saranno condivise con il medico affinchè questi, a sua
volta, possa fare le altre
valutazioni mediche necessarie e di sua competenza, per passare alla fase pratica della
prescrizione che, in ambito psichico, non deve mai essere un atto isolato del medico.
Lo psicoterapeuta medico, in linea
puramente teorica potrebbe anche agire in modo soggettivamente isolato nei vari passaggi
descritti nel paragrafo precedente, poichè potrebbe coagulare in sè sia la figura
psicoterapeutica, che medica. Ciò, pur essendo teoricamente possibile, è, da un punto di
vista clinico, fortemente sconsigliabile, se non addirittura errato e controproducente.
Infatti l'efficacia del trattamento psicoterapeutico, si fonda su una moltitudine di
fattori, uno dei quali è il fatto che lo psicoterapeuta deve rimanere rigorosamente una
figura di riferimento con cui condividere ed elaborare i contenuti e i processi mentali e,
qualunque sia il metodo e la tecnica dello psicoterapeuta, è fondamentale che le
questioni circa le situazioni, l'ambiente, gli eventi quotidiani del paziente, restino in
secondo piano rispetto ai contenuti e ai processi mentali, nel senso che esse devono
essere trattate soltanto come elemento di riferimento per giungere subito ai contenuti e
ai processi mentali coinvolti con quelle situazioni o eventi. Altrimenti la psicoterapia
si deforma e si trasforma rapidamente in una qualsiasi forma di consulenza, o
peggio, di chiaccherata sulle varie situazioni, per esordire in consigli, pareri, conforto
e così via.
Se accade questo, non c'è più psicoterapia.
E' dunque evidente che se lo
psicoterapeuta medico fa anche il medico con il paziente che segue in psicoterapia,
inevitabilmente si trasferisce dalla mente al corpo, agli oggetti reali del quotidiano,
deve praticamente intervenire nel mondo reale del paziente e offre a questi un pretesto
formidabile per contaminare spesso, anche se involontariamente, le sedute di psicoterapia, con questioni
organiche, farmacologiche, familiari e situazionali, organizzative, implicando spesso
altri familiari nelle visite e nelle cure e
così via. In pratica lo psicoterapeuta medico deve scegliere con ogni paziente se essere
il suo psicoterapeuta, o il suo medico, evitando con molta attenzione di essere
ambedue insieme. Queste considerazioni implicano la conclusione
circa il fatto che è indifferente che lo psicoterapeuta sia psicologo o medico: egli deve
essere comunque un bravo psicoterapeuta, con serie competenze psicologiche e psicobiologiche, nel momento diagnostico e psicofarmacoterapeutico. Per tutto il resto
deve intervenire un altro medico con il quale lo psicoterapeuta deve interagire nei modi
già descritti.
Nonostante l'attuale situazione formativa,
universitaria e post universitaria, in Italia vi sono sicuramente molti psicoterapeuti
affidabili, più di quanti ne formerebbe l'organizzazione universitaria attuale.
La buona qualità degli psicoterapeuti italiani è stata data, finora, dalla buona volontà e intraprendenza dei singoli, i quali hanno perfezionato la loro
preparazione, oltre l'iter previsto, a proprie spese e spesso servendosi di istituzioni
private e residenti all'estero. Ciononostante è urgente una drastica riforma
universitaria e post-universitaria, poichè resta alto
il rischio di avere psicologi psicoterapeuti scarsamente preparati sul versante
psicobiologico e medici psicoterapeuti scarsamente preparati sul versante psicologico.
Lo psicoterapeuta e lo
psichiatra, sono
due figure da distinguere nettamente.
Lo
psichiatra non è uno psicoterapeuta.,
fino a quando non si specializzi in psicoterapia.

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