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Ansia: diagnosi



 

 


 
 

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ELENCO DI PSICOLOGI E PSICOTERAPEUTI DI PALERMO consultazione gratuita delle schede dell' Albo

 

 

PRESENTAZIONE

Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - è  uno Studio Specialistico di Psicologia e Medicina, ( psicologo - psicoterapeuta - neurologo - endocrinologo, dietologo e specialista del metabolismo - psichiatra - ginecologa ), altamente specializzato e operante a Palermo dal 1985.

Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - è a Palermo, in Via Leonardo da Vinci, 111 - tel- 091.6820331 -

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Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - eroga PSICOTERAPIA (individuale, di coppia, in gruppo), e MEDICINA SPECIALISTICA (neurologia, psichiatria, endocrinologia, dietologia, ginecologia, sessuologia). Queste specialistiche sono applicate ai "Disturbi e Disagi Psicologici", ad esempio (ansia, panico, fobie, depressione, disturbi dell'umore, disturbi di personalità, disturbi del comportamento alimentare, disturbi e malattie psicosomatiche, disturbi sessuali psicogeni maschili e femminili, disturbi da dipendenza, parafilie e perversioni sessuali, malattie psichiatriche).

Con le nostre metodologie specialistiche e specifiche, ci occupiamo, inoltre, della Consulenza e della Psicoterapia di Coppia e delle Problematiche Sessuali nella Coppia e nel Matrimonio.

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INFORMAZIONI SUI COSTI DELLA PSICOTERAPIA

Ci viene spesso richiesto se il "primo colloquio" con lo psicoterapeuta è gratuito.

Informiamo che:

  •  il primo colloquio con lo Psicoterapeuta è già una prestazione specialistica clinica e psicodiagnostica e come tale va remunerata.

  •  il livello di specializzazione, qualificazione, esperienza trentennale ed anzianità professionale degli psicologi, degli  psicoterapeuti e degli altri specialisti, non consente, nel nostro Studio, a differenza di come avviene altrove, di rendere disponibile il primo colloquio gratuitamente.

  •  tuttavia, negli ultimi anni abbiamo molto contenuto le nostre tariffe e rendiamo disponibili sia un Tariffario Agevolato e sia una offerta di "Psicoterapia Convenzionata".

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Cause dei disturbi

Diagnosi dei disturbi

Terapia dei disturbi

Disturbi d'Ansia e Panico

Depressione

Anoressia e Bulimia

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Disturbi del sonno

Disturbi sessuali

Disturbi Psicosomatici

Disturbi da Dipendenze

Terapia di Coppia

Cultura e Società

Psicologia Medica

 
 


Dal sintomo alla diagnosi alla terapia

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Descrizione sintetica delle procedure di cura, dei più diffusi Disturbi d'Ansia, trattati nello Studio PSIMED

- le descrizioni fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere conto delle moltissimi variabili individuali e personali -

 

  Cura dei disturbi di:

 

  1.   ANSIA GENERALIZZATA (senza depressione)
  2.   ANSIA SOCIALE e FOBIA SOCIALE

  3.   ANSIA RELAZIONALE  (quando si esprime in occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
  • Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di ansia, clicca  sui loro nomi e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.

 

 

I passi della terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e relazionale, sono:

  •  Definizione e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la data persona.
  •  Anamnesi storica e familiare (si individuano gli elementi causali che risalgono al passato della persona).
  •  Questa fase richiede circa 3 sedute di psicoterapia. In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
  •  Con specifiche tecniche iniziali, consentire alla persona di diventare consapevole di come certi suoi automatici sistemi di pensiero e interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di "pensiero previsionale". Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
  •  A questo punto si possono cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. tecniche di psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
  2. in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci, quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente visitato il paziente.
  3. tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute di psicoterapia.
  4. tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un potente guadagno di liberazione e crescita di assertività, "collocando" sulla sedia vuota chi o ciò per lui/lei è necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
  5. tecniche di analisi transazionale: con procedure analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici" e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere ea dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
  6. tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.

La durata media dell'intero ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia generalizzata, sociale e relazionale, è di 25 sedute di psicoterapia.

 

Cura dei disturbi di:
  1. ANSIA COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
  •  Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia, clicca  sul nome e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.
 

I passi della terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:

  •  Analisi accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte del paziente. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia. In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
  •  Inizio dell'applicazione delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
  2. in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci, quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente visitato il paziente.
  3. applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di psicoterapia.
  4.  inizio della fase della psicoterapia comportamentale: desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di psicoterapia.
  5. tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia; viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper "sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali. Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.

La durata media dell'intero ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia generalizzata, sociale e relazionale, è di 22 sedute di psicoterapia.

 

Cura dei disturbi di:

 

  1. ANSIA collegata a PANICO
  2. DISTURBO DI PANICO (con Agorafobia)
  3. AGORAFOBIA (senza Panico)

 

  •  Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di ansia, clicca  sui loro nomi e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.
 

I passi della terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia, sono:

  •  Analisi accurata della situazione familiare e di appartenenza del paziente. In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
  •  Lo psicoterapeuta informa il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia: spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
  •  Inizio dell'applicazione delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. tecniche di terapia cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
  2. tecniche di rilassamento psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle somatizzazioni; rieducazione della respirazione
  3. prescrizione e somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
  4. psicoterapia analitica transazionale: vengono dedicate alcune sedute analitiche, per consentire al paziente di acquisire la consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso necessaria per prevenire le ricadute
  5. psicoterapia in gruppo: spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro patologia.

La durata dell'intero ciclo di psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da soggetto a soggetto.

 

Cura dei disturbi di:

 

  1. ANSIA collegata a OSSESSIONI e COMPULSIONI
  2. DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

 

  •  Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di ansia, clicca  sui loro nomi e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.
 

I passi della terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni, sono:

  •  Analisi accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del paziente: il paziente viene addestrato a compilare un "diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del "dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite specifiche tecniche di intervento.
  •  Contestualmente il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti - neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da abbinare a quella psicodiagnostica.
  •  Si fanno poche sedute di psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più sintoniche con le "necessità" del paziente di evitare qualcosa o di preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la sensibilità di questo tipo di paziente.
  •  Inizio dell'applicazione delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. psicoterapia comportamentale: di solito si inizia con la psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate (tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della pulizia ossessiva.
  2. psicoterapia cognitivo-comportamentale: in questa sindrome l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
  3. psicoterapia cognitiva: vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo "ripartire", con la propria volontà;  con altre tecniche cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a imparare a "ritardare progressivamente la risposta comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte applichiamo le tecniche "blow-up".
  4. psicoterapia analitica: accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato dei suoi sintomi. 
  5. prescrizione e somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci

La durata dell'intero ciclo di psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto variabile da soggetto a soggetto.

 

 

Ansia, Panico, Agorafobia: considerazioni diagnostiche

 

ELEMENTI DI DIAGNOSI NEI DISTURBI D'ANSIA

 

- la seguente tabella elenca i più diffusi Disturbi d'Ansia -

 

Come meglio descritto nella sezione diagnosi di questo sito, per ciò che riguarda i disturbi psichici difficilmente è applicabile la normale procedura medica per la diagnosi. 

Infatti, poichè la manifestazione psicopatologica per mezzo dei sintomi non esprime la presenza di una causa aggredibile, essa esprime, invece, il disagio complessivo della persona e della storia della sua vita. 

Quindi classificare i disturbi psicologici per mezzo dei sintomi è più che altro una procedura utile a snellire le comunicazioni fra gli addetti ai lavori. Molto meno utile è, invece, al fine di stabilire la terapia. 

A differenza delle normali malattie mediche, i disturbi psicologici sono incurabili rispetto ai sintomi, nel senso che nelle malattie mediche generali riconoscendo i sintomi si riconoscono spesso anche le cause, quindi diagnosticare per mezzo dei sintomi è corretto ai fini della cura. Nei disturbi psichici per mezzo dei sintomi non si riconoscono le cause, quindi la diagnosi sintomatica è da sola inefficace ai fini della cura. 

Di conseguenza la classificazione e l'etichettatura diagnostica per mezzo dei sintomi, se utilizzata da sola, rischia di scimmiottare, in psichiatria, la procedura medica generale, commettendo un errore clinico non indifferente. 

Nei disturbi psichici si deve diagnosticare ben oltre i sintomi, non una malattia che spesso non c'è, ma una persona che sempre c'è con tutto il carico della sua storia di vita ed è infine la persona che va curata, nel senso che va aiutata a ridecidere e a indirizzarsi verso nuove scelte, mentre frattanto la solleviamo sintomaticamente per mezzo degli psicofarmaci. Tutto ciò rende la psicopatologia e la psichiatria qualcosa di molto differente rispetto alla medicina generale.

  "Uno dei principali problemi della psichiatria moderna - ci dice il Prof. Pellegrino, medico psichiatra -  è  quello della classificazione dei disturbi mentali che oggi, grazie ai due sistemi diagnostici maggiormente in uso -  DSM-IV edizione Masson, Milano, 1996), dell'American Psychiatric Association (APA) e I'ICD-10 (Masson, Milano- dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - è stato affrontato con attenzione nell'intento di fornire al clinico precisi criteri diagnostici utili per la gestione del paziente con disturbi psichici."

Non è sempre facile far rientrare un paziente in un preciso ambito diagnostico, soprattutto per la variabilità dei quadri clinici che contrastano con l'apparente rigidità dei sistemi diagnostici; un criterio valido consiste nell'identificazione del sintomo chiave e nella comprensione graduale della natura del disturbo in esame. Tale percorso è particolarmente utile in medicina generale in quanto può contribuire, secondo quanto suggerisce I' OMS, ad identificare e trattare gran parte dei disturbi psichici al pari di altre patologie, come per esempio l'ipertensione e il diabete, rinviando allo psichiatra l'esame e la gestione di quadri clinici più complessi e difficili."

Si capisce da quanto scrive il Prof. Pellegrino che si tenta di equiparare le procedure mediche generali e le procedure cliniche in psicologia e psichiatria, pur ammettendo frattanto che questa operazione in ambito della psicopatologia non equivale all'ambito medico generale. 

 

CONSIDERAZIONI  DIAGNOSTICHE

 

Recenti indagini indicano che oltre il 50% dei pazienti psicopatologici soddisfa la diagnosi di almeno un secondo disturbo, ed il 75% dei soggetti in trattamento per abuso o dipendenza da sostanze presenta almeno un altro disturbo mentale. Per molti soggetti, inoltre, risulta difficile identificare la categoria diagnostica dì appartenenza, come evidenziato da alcuni studi epidemiologici che indicano la presenza di un'elevata percentuale di pazienti in cui è possibile utilizzare solo delle categorie diagnostiche residue, "non meglio specificate".

Tali difficoltà, presenti in tutta la medicina, in psicopatologia assumono un particolare significato, con notevoli conseguenze sul piano terapeutico e sottolineano l'importanza di un approccio psicosomatico al paziente: bisogna attingere informazioni dal suo percorso storico, dalle sue difficoltà, dal suo modo di affrontare i problemi della vita, dalla sua personalità, dal suo disagio manifesto, dalle tante variabili extracliniche (compresi gli eventi della vita) che condizionano a volte in modo determinante l'evoluzione del quadro clinico.

  La presenza di un quadro depressivo in soggetti con disturbi d'ansia è un evento costante, tanto che alcuni studi sottolineano come oltre il 70% degli stati d'ansia presenti una sintomatologia depressiva.

Le problematiche relative al rapporto ansia-depressione appaiono tutt'altro che risolte, come si rileva dalla presenza di numerosi studi sull'argomento. In letteratura d'altra parte è noto che, nonostante il termine "nevrosi" sia ritenuto superato, la diagnosi più frequente che ancora oggi viene fatta, sia a livello specialistico che dal medico di famiglia, è quella di "nevrosi ansioso-depressiva".

  Dal punto di vista clinico il riconoscimento del tipo di depressione è fondamentale per l'elaborazione della prognosi e per la corretta gestione terapeutica del paziente. Una condizione di scoraggiamento, o demoralizzazione in cui prevalgono vissuti di tristezza e di rabbia per Io stato di salute, per non sentirsi in forma, è strettamene collegata ai disturbi d'ansia. In questi casi il soggetto conserva l'interesse per l'ambiente circostante, per la vita, e riesce a provare piacere per ciò che ama («Fra quattro mesi devo sposarmi, sono contenta, sto preparando ciò che serve, ho solo la preoccupazione di non riuscire a gestire la mia ansia»); nei confronti del futuro si è preoccupati ma fiduciosi («Potrei vivere felice se riuscissi a liberarmi di questi sintomi»). Non prevale la paura della morte, l'ideazione suicidaria ed i sensi di colpa non hanno un'intensità rilevante, non vi è la sensazione di essere dei falliti o di aver commesso errori imperdonabili, si è comunque in grado di progettare il proprio futuro, anche se con molto timore. Viceversa, la diagnosi di depressione come entità clinica a se stante (episodio depressivo maggiore) è prevalentemente caratterizzata dai seguenti sintomi:

 

1. umore depresso (sentirsi giù di tono, demotivati, vuoti, tristi e pessimisti);

2. disinteresse per l'ambiente circostante e per tutto ciò che può dare piacere;

3. significativa perdita o aumento di peso;

4. problemi di insonnia (è tipico il risveglio precoce mattutino);

5. rallentamento psicomotorio o stato di agitazione;

6. perdita di energie (sensazione di stanchezza e prostrazione);

7. pensieri di morte (vissuti spesso con un sentimento liberatorio rispetto all'angoscia del vivere);

8. sentimenti di colpa, di autosvalutazione, di fallimento totale;

9. difficoltà a concentrarsi, a gestire il quotidiano, tutto sembra difficile e impossibile da realizzare.

  Naturalmente solo l'esperienza clinica aiuta lo specialista a cogliere l'aspetto "qualitativo" della depressione, ad individuare nel corso del colloquio clinico la disperazione dell'esperienza depressiva come vuoto assoluto, incolmabile e devastante («Deve nascere mio figlio, ma non mi interessa, non provo alcun piacere, soffro per la mia insensibilità, per il vuoto che ho dentro, riconosco la grandezza dell'evento, ma mi sento completamente disinteressato») che si differenzia dall'esperienza ansiosa in cui prevale la preoccupazione per il futuro ed uno stato di allarme.

Valutare la diagnosi dei disturbi dello spettro ansioso comporta, per definizione, l'esclusione di una patologia organica che possa giustificare i sintomi ed in ogni caso va valutato il quadro fisico generale del paziente e l'importanza che può assumere la consistenza di un qualsiasi disturbo fisico. Dietro ogni sintomo ansioso può infatti mascherarsi un disturbo organico che va identificato e trattato, anche se nella pratica clinica occorre valutare di volta in volta il reale significato da attribuire alla componente psicologica e a quella organica. 

In particolare: 

1. Il sintomo può essere eziologicamente correlato a fattori fisici (ansia secondaria). Alcune patologie organiche e l'assunzione di sostanze medicamentose o di abuso (Tabella 7) possono infatti causare sintomi simili a quelli che si osservano nei disturbi d'ansia; in questi casi vi è un rapporto diretto tra  disturbo fisico, che va identificato e trattato, e lo sviluppo e il decorso dei sintomi mentali.

  2. In uno stesso soggetto disturbi fisici o psichici possono coesistere, avere pari importanza e influenzarsi reciprocamente (comorbidità). Nella pratica clinica l'osservazione della frequente associazione di alcune patologie (ad esempio il prolasso della mitrale con il disturbo da attacchi di panico) non ha ancora consentito di chiarire il problema, che resta oggetto di osservazione e di ulteriori studi. Particolarmente interessante è in tale ambito è lo studio della comorbidità dei disturbi di panico con l'epilessia, i disturbi vestibolari, l'emicrania, l'amnesia globale transitoria o con le disfunzioni tiroidee; pari interesse riveste la comorbidità del disturbo ossessivo-compulsivo con il disturbo di Tourette e altri disturbi da tic, con l'epilessia del lobo temporale e, occasionalmente, con le complicazioni dei traumi e delle encefaliti. Si tratta di quadri clinici complessi in cui è opportuna una collaborazione tra il medico di medicina generale ed altri specialisti. Inoltre, soprattutto in medicina generale, è frequente il riscontro di patologie croniche, quali l'ipertensione, il diabete, la cardiopatia ischemica, l'artrite, l'enfisema, tutte condizioni che possono avere un ruolo nello sviluppo o nell'evoluzione di un disturbo d'ansia. In tali circostanze è opportuno considerare anche il fatto che si tratta per lo più di soggetti anziani spesso sottoposti a trattamenti con più farmaci che possono ulteriormente influenzare il quadro clinico.

  3.  Il disturbo psichico rappresenta una reazione al disagio causato da una patologia organica (ansia reattiva). Oggi si parla di psicooncologia, psicogeriatria, di assistenza psicologica al paziente infartuato o affetto da AIDS; in realtà si riscopre l'importanza di valutare le difese del soggetto di fronte alla gestione di una patologia cronica, invalidante o che conduce alla morte. La valutazione e la gestione degli aspetti psicologici reattivi ad una patologia organica può contribuire alla migliore gestione della patologia stessa; molti studi dimostrano che tale valutazione migliora il decorso della patologia fisica, riduce ad esempio il tempo di degenza medio di un paziente infartuato, favorisce l'adesione al programma terapeutico e l'adozione di misure igieniche di vita, come avviene nel diabetico che oltre all'assunzione regolare dei farmaci deve attenersi ad una particolare dieta o nell'infartuato che deve assumere farmaci ed astenersi dal fumo di sigaretta.

  La morte di una persona cara, un tracollo economico, una crisi coniugale, una violenza come lo stupro, o qualsiasi esperienza che comporta un grave sconvolgimento della vita affettiva di un soggetto possono avere un significato clinico manifestandosi come quadri ansiosi che richiedono un intervento deciso da parte del medico.

In tali circostanze, in cui è privilegiato il ricorso al medico di famiglia, alla guardia medica o al pronto soccorso, emerge in primo piano una profonda sofferenza in relazione ad una perdita di sicurezza: l'individuo non riesce a padroneggiare la realtà, è completamente disarmato di fronte ad un'esperienza non tollerabile e vissuta con dolorosa impotenza.

L' importanza di affrontare in modo adeguato queste circostanze, sia con interventi farmacologici che psico-terapeutici, è importante per risolvere sia l'emergenza, sia il cristallizzarsi della sintomatologia in quadri psichiatrici cronici. 

Altre informazioni e approfondimenti su diagnosi e cura dell' Ansia

 

 
 
 
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