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Nella pratica di
ogni giorno
accade che la persona presenta allo specialista il racconto sulla sua situazione
di vita e il riferimento sui sintomi che prova.
Lo specialista ascolta, osserva
e sente e in base alla sua esperienza, competenza e conoscenza, stabilisce alcune deduzioni.
Sulla base di quelle deduzioni decide di applicare, in prima istanza, un'etichetta diagnostica alla
sindrome che riscontra. La sindrome è il quadro clinico consistente
nell'insieme dei sintomi associati fra loro. Ciò significa che come primo passo diagnostico, applica
uniformemente la procedura psichiatrica dell'inquadramento del "caso",
sulla base dei sintomi.
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L'etichetta diagnostica,
che scaturisce dalla semplice diagnosi sintomatica clinica, per esempio " fobia
sociale ", " disturbo ossessivo-compulsivo ", " depressione
distimica ", " depressione maggiore ", " schizofrenia "
e così via, è, tuttavia, una necessità secondaria nella diagnosi, pur essendo
il primo atto diagnostico, più che altro comoda
per gli addetti ai lavori, in quanto, comunicando fra di loro ed enunciando l'etichetta
evitano di elencare
ogni volta la sequela dei sintomi e delle condizioni specifiche in quella data
sindrome, ma dal punto di vista pratico e terapeutico è, spesso, un passaggio del tutto
indifferente e superfluo.
Infatti ai fini della terapia è molto più importante
soddisfare, oltre principalmente i criteri della fondamentale psicodiagnosi e
diagnosi situazionale, anche altri criteri relativi alla diagnosi
differenziale rispetto a copresenti patologie organiche
(comorbidità).
Ecco quindi che lo specialista, subito dopo avere "inquadrato il caso"
clinicamente, deve subito procedere, per completare la diagnosi, con le
metodologie psicologiche della psicodiagnosi e della diagnosi situazionale e
psicosomatiche o prettamente mediche per la diagnosi differenziale.
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La diagnosi
complessiva (clinica, psicodiagnosi, situazionale e differenziale),serve per potere opportunamente stabilire la migliore terapia.
Poichè la
terapia completa dei disturbi e delle malattie psichiche consiste, per la
maggior parte delle volte, nella somministrazione multimodale, cioè
psicoterapia e psicofarmaci coordinati, è indispensabile che siano
completamente soddisfatti i criteri per la diagnosi differenziale sia rispetto alle
condizioni mediche/organiche (diagnosi medica), sia rispetto ai criteri per la psicodiagnosi
(diagnosi psicologica).
Molto meno
importante, ripetiamo, ai fini della cura e della guarigione, è la diagnosi differenziale
nosologica, di tipo
psichiatrico organicistico, cioè rispetto a quale
etichetta esattamente applicare alla data sindrome.
Questo tipo di diagnosi fondata sui sintomi,
ci dice ben poco in campo mentale, poichè molto poco ci fa capire sulle cause e
su tutte le altre componenti coinvolte in modo complesso nello stato di
sofferenza della persona. In campo psichico e mentale non ci si può
comportare come nelle altre aree della medicina e della salute, cioè procedendo
empiricamente per stabilire la terapia, a partire come riferimento dal quadro
sindromico e quindi somministrando esclusivamente psicofarmaci per controllare i
sintomi, magari trascurando del tutto la sorgente
di quei sintomi.
In medicina generale,
infatti, è spesso giustificata la deduzione
eziologica a partire dalla sindrome, cioè dedurre le cause dai sintomi e di
conseguenza stabilire la terapia (per un' analisi più dettagliata vedi il
documento su Le cause).
In
campo psichico e mentale questa procedura non è valida, poichè i sintomi
psichici sono espressione dell'organizzazione molto complessa della persona,
sono cioè espressione di ciò che le cause hanno provocato (sorgente) e non delle cause
stesse. Spesso le cause della sofferenza non risiedono in un evento attuale acuto, come
accade in medicina nelle infezioni, nei traumi, nei dismetabolismi ecc. ma
risiedono sia nella dimensione temporale passata, che nella costituzione
genetica dell'individuo e lì risiedendo, hanno già provocato le loro
conseguenze, consistenti nell'organizzazione mentale della persona adulta:
questa organizzazione mentale, conseguita alle cause ormai inattaccabili e
irremovibili, nell'adulto rappresenta l'attuale fonte e sorgente della
sofferenza ed essa è curabile con la psicoterapia, che è l'unico rimedio per
intervenire su quella sorgente patogena, così come i sintomi che produce sono
riducibili e controllabili con gli psicofarmaci, somministrati in modo
coordinato con la psicoterapia (vedi Le cause).
In
pratica, in medicina generale l'empirismo è sorretto da una formidabile
conferma sperimentale dovuta ai continui progressi della ricerca biologica, per cui si può essere abbastanza certi che in presenza
dei dati sintomi ricorrenti in quella forma, si hanno determinate cause, e ciò
consente spesso di poter stabilire una conseguente e determinata terapia diretta
a debellare le cause del disturbo. Il medico esperto può sovente definire la
diagnosi e stabilire la terapia al livello dello stadio anamnestico ( l'anamnesi
è la procedura di indagine, osservazione e interrogazione del paziente ), prima ancora di
visitarlo o stabilire degli accertamenti di laboratorio. Ciò è possibile in
medicina generale e specialistica poichè le malattie organiche, come già
detto, rispondono al criterio dell'oggettività, cioè al fatto che dati sintomi
corrispondono a dati cause e quindi a date cure, a prescindere dalla persona
malata. Ben diversa è la situazione per la psicopatologia.
In campo psichico e
mentale manca quasi del tutto la conferma sperimentale, per cui la deduzione dai
sintomi risulta essere molto poco valida ed efficace ai fini della prescrizione
terapeutica, poichè diversamente rispetto alla medicina generale non si può
stabilire una terapia causale fondandosi sulla diagnosi sindromica, cioè non si
può stabilire la cura sulla base dei sintomi. Per i
disturbi psicologici e le malattie mentali la cura deve essere stabilita sulla
base della psicodiagnosi e della diagnosi situazionale: in pratica
individualizzando la diagnosi stessa. Non è quasi mai possibile una procedura oggettiva,
ma quasi sempre soggettiva: per ciascuna persona vi è la sua diagnosi e la sua
terapia, irripetibile per un'altra persona.
In campo
psichico e mentale non ci occupiamo, infatti, di malattie nel significato più
proprio del termine, ma ci occupiamo di condizioni umane complesse, nelle quali
a volte è copresente una qualche malattia in senso stretto, mentre nella
maggior parte delle volte la malattia in senso stretto è assente o ininfluente.
Le
cause dei disturbi psicologici

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