DIAGNOSI


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La diagnosi

 

 

Definizione

 

Dimensioni Tipo diagnosi

La diagnosi in campo psichico, riguarda quattro dimensioni, da indagare e specificare, da parte dello specialista, per mezzo dei metodi propri dei relativi tipi di diagnosi

sintomi diagnosi clinica-psichiatrica
cause diagnosi psicologica-storica
sorgente diagnosi clinica-psicologica
situazione  psicodiagnosi, diagnosi psicosociale
 
diagnosi clinica-psichiatrica

La diagnosi clinica-psichiatrica  vera e propria, quale è la diagnosi ortodossa della  psichiatria biologica organicista, coincide con la prassi diagnostica più generale in medicina.

 Essa si fonda sul metodo della valutazione e della classificazione dei sintomi che presenta il paziente e tende ad inquadrare "il caso" e "la malattia", di cui soffre la persona.

 Essa prevede di organizzare principalmente una cura farmacologica e medica, con l'intenzione di far scomparire "la malattia", con ciò intendendo curare la persona, secondo l'ottica puramente medica. Si fonda sulla concezione aprioristica della sofferenza psicologica come effetto della malattia dell'organo encefalico e/o del sistema nervoso centrale e con tale concezione tende a risistemare la neurochimica, come in medicina generale si tende a ristabilire la normale fisiologia d'organo, attribuendo alla funzionalità dei neurotrasmettitori ruolo di causa, anzichè il ruolo di controfaccia dei sintomi stessi. 

diagnosi psicologica-storica

La diagnosi storica-psicologica, è quella procedura diagnostica, per mezzo della quale lo specialista, insieme al paziente, tendono a cercare e trovare tutti gli antecedenti che possono avere avuto ruolo di causa significativa nel disturbo. 

Questi antecedenti vanno intesi non principalmente come fatti e cronaca di eventi accaduti, oppure come fatti particolarmente traumatici, ma, invece, come elementi normali che hanno caratterizzato il clima familiare ed extrafamiliare dove l'individuo ha assorbito, negli anni evolutivi, la cultura che ha contribuito nella costruzione del suo cervello psichico. 

Ci si serve di vari metodi e tecniche, come anche i tests, e si giunge a rendersi conto della correlazione che c'è per la data persona, fra i suoi stili di pensiero e la specifica tipologia dell'ambiente dove è nato e cresciuto.

diagnosi clinica-psicologica

La psicodiagnosi, o diagnosi clinica- psicologica, è la prassi che tende alle valutazioni più complessive della persona, andando oltre il quadro sintomatico che presenta. Vengono fatte valutazioni circa:

  l'organizzazione dell'assetto cognitivo della persona, cioè i contenuti e il suo stile di pensiero e di rappresentazione della realtà che, ovviamente, è diversa ed unica persona per persona. In psicodiagnosi si valuta inoltre:

  la struttura soggettiva dello scaturire delle emozioni a partire dallo stile personale della rappresentazione della realtà. Quindi si valuta:

  la dimensione decisionale e comportamentale, cioè l'organizzazione mentale della persona nell'atto del decidere ed attuare i propri comportamenti. Si correla, inoltre, l'insieme strutturale e funzionale appena descritto, con 

le manifestazioni somatiche psicogene (somatizzazioni, disturbi psicosomatici, alterazioni neurovegetative ecc.). 

La psicodiagnosi include, infine:

  un'attenta valutazione delle correlazioni valide fra cause esogene (cioè gli eventi e le esperienze collocate nel tempo passato dell'individuo durante gli anni evolutivi dalla nascita alla fine dell'adolescenza),  cause endogene  ( cioè i determinanti genetici/biologici )  e strutture e funzioni mentali presenti, con un'attenta considerazione degli aspetti biotipici, genetici ed ereditari.

Come si può vedere, dunque, la psicodiagnosi va molto oltre la diagnosi clinica sintomatica, la quale è fortemente centrata su una valutazione nosologica, che si basa su un inquadramento del "caso" e della presunta "malattia" per mezzo di una etichettatura sintomatica. In psichiatria, dove la metodologia diagnostica è fondamentalmente nosografica, ci si riferisce a questo scopo a manuali e sussidi come il DSM. La psicodiagnosi certamente include la diagnosi sintomatica, ma la conclude con le valutazioni molto più complesse, di pertinenza psicologica, che trascendono il "caso" e la "malattia" e abbracciano la persona nella sua unicità e individualità e nella sua storia di vita.

diagnosi psicosociale

La diagnosi situazionale, che si coordina con la diagnosi storica e familiare, è la prassi socio-psicologica, che tende a ipotizzare i collegamenti fra cosa e come sente il paziente, da un lato e tutto lo scenario situazionale passato e presente, dall' altro. 

Essa avviene per mezzo di metodi di indagine concreta sulla organizzazione ambientale della persona, attuale e passata.

 

 

Procedura diagnostica

 

 

Nella pratica di ogni giorno accade che la persona presenta allo specialista il racconto sulla sua situazione di vita e il riferimento sui sintomi che prova. 

Lo specialista ascolta, osserva e sente e in base alla sua esperienza, competenza e conoscenza, stabilisce alcune deduzioni. Sulla base di quelle deduzioni decide di applicare, in prima istanza, un'etichetta diagnostica alla sindrome che riscontra. La sindrome è il quadro clinico consistente nell'insieme dei sintomi associati fra loro. Ciò significa che come primo passo diagnostico, applica uniformemente la procedura psichiatrica dell'inquadramento del "caso", sulla base dei sintomi.

L'etichetta diagnostica, che scaturisce dalla semplice diagnosi sintomatica clinica, per esempio " fobia sociale ", " disturbo ossessivo-compulsivo ", " depressione distimica ", " depressione maggiore ", " schizofrenia " e così via, è, tuttavia, una necessità secondaria nella diagnosi, pur essendo il primo atto diagnostico, più che altro comoda per gli addetti ai lavori, in quanto, comunicando fra di loro ed  enunciando l'etichetta evitano di elencare ogni volta la sequela dei sintomi e delle condizioni specifiche in quella data sindrome, ma dal punto di vista pratico e terapeutico è, spesso,  un passaggio del tutto indifferente e superfluo. 

Infatti ai fini della terapia è molto più importante soddisfare, oltre principalmente i criteri della fondamentale psicodiagnosi e diagnosi situazionale, anche altri criteri relativi alla diagnosi differenziale rispetto a copresenti patologie organiche (comorbidità). Ecco quindi che lo specialista, subito dopo avere "inquadrato il caso" clinicamente, deve subito procedere, per completare la diagnosi, con le metodologie psicologiche della psicodiagnosi e della diagnosi situazionale e psicosomatiche o prettamente mediche per la diagnosi differenziale.

  La diagnosi complessiva (clinica, psicodiagnosi, situazionale e differenziale),serve per potere opportunamente stabilire la migliore terapia. 

Poichè la terapia completa dei disturbi e delle malattie psichiche consiste, per la maggior parte delle volte, nella somministrazione multimodale, cioè psicoterapia e psicofarmaci coordinati, è indispensabile che siano completamente soddisfatti i criteri per la diagnosi differenziale sia rispetto alle condizioni mediche/organiche (diagnosi medica), sia rispetto ai criteri per la psicodiagnosi  (diagnosi psicologica). 

Molto meno importante, ripetiamo, ai fini della cura e della guarigione, è la diagnosi differenziale nosologica, di tipo psichiatrico organicistico, cioè rispetto a quale etichetta esattamente applicare alla data sindrome. 

Questo tipo di diagnosi fondata sui sintomi, ci dice ben poco in campo mentale, poichè molto poco ci fa capire sulle cause e su tutte le altre componenti coinvolte in modo complesso nello stato di sofferenza della persona. In campo psichico e mentale non ci si può comportare come nelle altre aree della medicina e della salute, cioè procedendo empiricamente per stabilire la terapia, a partire come riferimento dal quadro sindromico e quindi somministrando esclusivamente psicofarmaci per controllare i sintomi, magari trascurando del tutto la sorgente di quei sintomi. 

In medicina generale, infatti, è spesso giustificata la deduzione eziologica a partire dalla sindrome, cioè dedurre le cause dai sintomi e di conseguenza stabilire la terapia (per un' analisi più dettagliata vedi il documento su Le cause).

In campo psichico e mentale questa procedura non è valida, poichè i sintomi psichici sono espressione dell'organizzazione molto complessa della persona, sono cioè espressione di ciò che le cause hanno provocato (sorgente) e non delle cause stesse. Spesso le cause della sofferenza non risiedono in un evento attuale acuto, come accade in medicina nelle infezioni, nei traumi, nei dismetabolismi ecc. ma risiedono sia nella dimensione temporale passata, che nella costituzione genetica dell'individuo e lì risiedendo, hanno già provocato le loro conseguenze, consistenti nell'organizzazione mentale della persona adulta: questa organizzazione mentale, conseguita alle cause ormai inattaccabili e irremovibili, nell'adulto rappresenta l'attuale fonte e sorgente della sofferenza ed essa è curabile con la psicoterapia, che è l'unico rimedio per intervenire su quella sorgente patogena, così come i sintomi che produce sono riducibili e controllabili con gli psicofarmaci, somministrati in modo coordinato con la psicoterapia (vedi Le cause).

In pratica, in medicina generale l'empirismo è sorretto da una formidabile conferma sperimentale dovuta ai continui progressi della ricerca biologica, per cui si può essere abbastanza certi che in presenza dei dati sintomi ricorrenti in quella forma, si hanno determinate cause, e ciò consente spesso di poter stabilire una conseguente e determinata terapia diretta a debellare le cause del disturbo. Il medico esperto può sovente definire la diagnosi e stabilire la terapia al livello dello stadio anamnestico  ( l'anamnesi è la procedura di indagine, osservazione e interrogazione del paziente ), prima ancora di visitarlo o stabilire degli accertamenti di laboratorio. Ciò è possibile in medicina generale e specialistica poichè le malattie organiche, come già detto, rispondono al criterio dell'oggettività, cioè al fatto che dati sintomi corrispondono a dati cause e quindi a date cure, a prescindere dalla persona malata. Ben diversa è la situazione per la psicopatologia.

 In campo psichico e mentale manca quasi del tutto la conferma sperimentale, per cui la deduzione dai sintomi risulta essere molto poco valida ed efficace ai fini della prescrizione terapeutica, poichè diversamente rispetto alla medicina generale non si può stabilire una terapia causale fondandosi sulla diagnosi sindromica, cioè non si può stabilire la cura sulla base dei sintomi. Per i disturbi psicologici e le malattie mentali la cura deve essere stabilita sulla base della psicodiagnosi e della diagnosi situazionale: in pratica individualizzando la diagnosi stessa. Non è quasi mai possibile una procedura oggettiva, ma quasi sempre soggettiva: per ciascuna persona vi è la sua diagnosi e la sua terapia, irripetibile per un'altra persona.

In campo psichico e mentale non ci occupiamo, infatti, di malattie nel significato più proprio del termine, ma ci occupiamo di condizioni umane complesse, nelle quali a volte è copresente una qualche malattia in senso stretto, mentre nella maggior parte delle volte la malattia in senso stretto è assente o ininfluente.

Le cause dei disturbi psicologici

 
 

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-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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