Esempi di casi di disturbi d' ansia
|
|

PALERMO - Via
Leonardo da Vinci, 111 - Tel. 091.6820331 - 331.2058233 -
Email
§
Descrizione
sintetica delle nostre procedure di cura nei Disturbi d'Ansia
- le descrizioni
fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia
negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere
conto delle moltissimi variabili individuali e personali -
- Cliccare qui per accedere alla nostra
"Psicoterapia Convenzionata" |
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA GENERALIZZATA
(senza depressione)
-
ANSIA
SOCIALE
-
FOBIA SOCIALE
-
ANSIA RELAZIONALE
(quando si esprime in
occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
|
I passi della
terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e
relazionale, sono:
- Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona.
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Questa fase richiede
circa 3 sedute di psicoterapia. In questa fase, se
il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno
degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il
neurologo o lo psichiatra).
- Con specifiche tecniche
iniziali, consentire alla persona di diventare consapevole di
come certi suoi automatici sistemi di pensiero e
interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di
"pensiero previsionale". Occorrono circa 2 sedute
di psicoterapia.
- A questo punto si possono
cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per
risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura,
più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di
psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive
Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational
Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo
psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè
queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di
Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia
in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un
decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità
dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia
gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione
frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il
paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le
consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute
precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute
di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo
psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda
sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha
conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera
allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il
terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un
potente guadagno di liberazione e crescita di assertività,
"collocando" sulla sedia vuota chi o ciò per lui/lei è
necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase
richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale: con procedure
analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche
ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso
approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici"
e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere ea
dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo
psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a
casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente
nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune
tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 25 sedute di
psicoterapia.
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia,
clicca sul nome e vedrai la descrizione sintetica o
dettagliata.
|
I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:
- Analisi
accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del
quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte
del paziente. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche
una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo
psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le
fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di
cura, più frequentemente usati, sono:
-
addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a
modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive
Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in
assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della
situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili
cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della
realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e
risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di
psicoterapia.
- inizio
della fase della psicoterapia comportamentale:
desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert
e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di
psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per
consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a
divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia;
viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche
specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper
"sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali.
Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 22 sedute di
psicoterapia.
|
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
collegata a
PANICO
-
DISTURBO DI PANICO
(con Agorafobia)
-
AGORAFOBIA
(senza Panico)
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
|
I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia,
sono:
- Analisi
accurata della situazione familiare e di appartenenza del
paziente. In questa fase, se il paziente dà il
consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti
dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo
psichiatra).
- Lo psicoterapeuta informa
il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a
lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia:
spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e
incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la
collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I
metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di terapia
cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta
avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del
panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
-
tecniche di rilassamento
psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle
somatizzazioni; rieducazione della respirazione
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la
combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
-
psicoterapia analitica
transazionale: vengono dedicate alcune sedute
analitiche, per consentire al paziente di acquisire la
consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della
sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso
necessaria per prevenire le ricadute
-
psicoterapia in gruppo:
spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della
psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro
patologia.
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da
soggetto a soggetto.
|
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA collegata a
OSSESSIONI e
COMPULSIONI
-
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
-
Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
|
I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni,
sono:
- Analisi
accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del
paziente: il paziente viene addestrato a compilare un
"diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la
sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del
"dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite
specifiche tecniche di intervento.
- Contestualmente
il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti -
neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da
abbinare a quella psicodiagnostica.
- Si fanno poche
sedute di
psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e
psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più
sintoniche con le "necessità" del paziente di
evitare qualcosa o di
preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe
situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo
psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la
sensibilità di questo tipo di paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le
procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
psicoterapia
comportamentale: di solito si inizia con la
psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei
sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei
comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate
(tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di
immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di
gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate
nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti
superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della
pulizia ossessiva.
-
psicoterapia
cognitivo-comportamentale: in questa sindrome
l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione
sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche
cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio
relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona
ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e
diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
-
psicoterapia cognitiva:
vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente
lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo
"ripartire", con la propria volontà; con altre tecniche
cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a
imparare a "ritardare progressivamente la risposta
comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte
applichiamo le tecniche "blow-up".
-
psicoterapia analitica:
accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e
paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato
dei suoi sintomi.
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non
sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e
psicofarmaci
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto
variabile da soggetto a soggetto.
|
|
|
|
Considerazioni
introduttive
Le condizioni di disturbo d' ansia che si presentano alla nostra
attenzione, sono, come spesso accade, molto variabili e intimamente correlate
alla persona nella sua unicità.
Questi disturbi non hanno, come la maggior
parte dei disturbi psicologici, un andamento monotono e prevedibile, come accade
nella maggior parte delle malattie mediche, proprio perchè la loro causa non
è, come nelle vere malattie mediche, ricinoscibile in un agente indipendente
dalla storia della persona.
Poichè ogni persona ha avuto ed ha una storia
personalmente unica ed irripetibile, di conseguenza anche il disturbo d' ansia
di volta in volta assume caratteristiche uniche e individuali e così anche la
cura deve essere stabilita sulla unicità della persona.
In realtà il controllo
dei sintomi per mezzo degli psicofarmaci può anche avvenire secondo uno
standard terapeutico, ma la cura vera e propria che tenda ad andare sino alla
sorgente intima e personale del disturbo, non può essere standardizzata e deve
invece essere tagliata, dallo specialista psicoterapeuta, esattamente sulle
caratteristiche della data persona,volta per volta. |
Il
Prof. Ferdinando Pellegrino, specialista in psichiatria ed esperto in medicina
psicosomatica, ha riportato i seguenti esempi riferiti ad alcuni suoi pazienti,
che noi riproduciamo qui di seguito:
|
Giulia:
«Mi sento molto
nervosa, non ho pazienza. Quando cammino ho
l'impressione di non mantenermi in equilibrio, di barcollare; mi sento
frastornata. Mio figlio deve operarsi di adenoidi, ma è già la seconda volta
che arriviamo all'ospedale e costringo mio marito a riportarci indietro.
Gli occhi
mi bruciano continuamente, come se avessi la febbre. Cerco di reagire e mi sento
in continuo allenamento per convincermi di potercela fare.
Otto mesi
fa ho sospeso la terapia farmacologica e mi sentivo benissimo .Avevo la sensazione di essere rinata, ma
mi ero illusa, ora sono al punto di partenza, e mi sento scoraggiata».
|
Il
Prof. Pellegrino ha scritto il seguente commento, in seguito al suddetto esempio:
|
" Giulia è una
mia paziente.
La sua storia è simile a quella di tanti
altri pazienti che giungono alla mia osservazione e testimonia come l'inquadramento e la terapia dei disturbi d'ansia è tutt'altro che semplice, quanto
piuttosto un percorso lungo, "un braccio di ferro", come Giulia lo ha
definito, tra la forza di reagire per migliorare la qualità della vita e
"la forza oscura dell'ansia", non sempre definibile, non sempre
comprensibile.
E' sposata da oltre cinque anni, ha
recentemente acquistato una casa, ha due figli "meravigliosi" ed un
marito di cui "non si può lamentare". I primi sintomi sono iniziati
tre anni fa - ora ne ha 26 -, dopo la nascita del secondo figlio, con un
attacco di panico a cui è seguito l'instaurarsi di un quadro psicopatologico
caratterizzato da una condizione di ansia generalizzata con una parti colare
tendenza alla somatizzazione che l'ha indotta a chiedere più volte l'intervento
del proprio medico e a praticare diverse indagini clinico-strumentali (TAC
EEG, ecografia epato-biliare ... ). Solo con l'inizio di un terapia con
antidepressivi e benzodiazepine si è avuto un miglioramento progressivo dei
sintomi che ha portato al la sospensione del trattamento in sette mesi. La
riacutizzazione attuale del quadro clinico senza apparenti motivi, in una
condizione di discreto benessere personale familiare, ripropone la necessità di
valutare la ripresa del trattamento farmacologico. Al momento ho preferito
rassicurarla e le ho consigliato di attendere qualche giorno per
mettere alla prova la sua capacità di far fronte alla situazione.
In
ogni caso il paziente va sempre visto in un'ottica psicosomatica che consente di tracciare la
storia del
paziente, di osservarlo nel corso degli anni - approccio preferenziale per il
medico di famiglia - e di evidenziare le principali modalità di espressione
del soggetto (lo stile di vita): le sue emozioni, il suo modo di ragiona
re, il suo comportamento. Ciò favorisce la conoscenza de gli "elementi
chiave" (la sintomatologia) attraverso cui procedere per arrivare ad
una diagnosi clinica ben definita e la possibilità di intraprendere un
trattamento che possa risultare il più efficace possibile. "
|
Vediamo
altri esempi e altri commenti riportati dal Prof. Pellegrino:
|
Pensieri
tratti dall'organizzazione cognitiva di pazienti trattati per
sintomi d'ansia:
«Penso che possa
succedere qualcosa di spiacevole a me o a qualche mio
familiare, sono preoccupato per il futuro».
«Mi
considero un soggetto apprensivo, che si preoccupa facilmente per cose di scarsa
importanza».
«Mi
capita di sentirmi interiormente teso, nervoso, di non riuscire a rilassarmi».
«Mi
capita di sentirmi veramente "distrutto", "esaurito" delle
mie energie».
«Avverto
una sensazione di malessere interno, di inquietudine».
«Provo
sensazioni di disagio, mi sento irrequieto e non riesco a concentrarmi».
«L'ansia
mi impedisce di essere attivo, produttivo, di prendere iniziative».
«Mi
sento in preda al panico, ma non so cosa fare».
|
Commento:
|
"
Uno stato d'ansia si
caratterizza essenzialmente per la presenza di una condizione di apprensione
più o meno cronica con episodi ricorrenti di ansia acuta.
Ciò che va subito
definito al momento della prima visita è l'esatta collocazione dei sintomi
presentati all'interno di una specifica categoria diagnostica, considerando la
possibilità che gli stessi sintomi possono essere significativi per diverse
condizioni cliniche (Figura 1).
Ci
si chiede allora:
a.
Sono espressione di uno stato di apprensione
fisiologico? Possono essere espressione di una condizione di preoccupazione
ansiosa legata ai ritmi della vita odierna? Vi sono dei particolari motivi che
possono giustificare i sintomi presentati? (ansia fisiologica);
b.
Rappresentano
"uno stile di vita disfunzionale", sta bile nel tempo e
caratteristico di quel singolo soggetto? (personalità ansiosa);
c. I sintomi sono da mettersi in correlazione ad eventi
traumatici recenti? Possono essere espressione di un "contraccolpo"
rispetto ad un evento stressante? (ansia di adattamento o situazionale);
d.
Possono essere secondari a disturbi di natura
organica o psichiatrica? (ansia secondaria);
e. Questi sintomi sono tali da essere considerati entità
cliniche? Sono "strutturati" e indicativi di un disturbo
clinicamente significativo, "primario"? (disturbo d'ansia).
La risposta a questi interrogativi indirizza il
clinico verso un esatto inquadramento del disturbo; è importante valuta re
l'intensità dei sintomi e quanto essi interferiscono nella vita quotidiana e
sul funzionamento globale del soggetto.
Il periodo di insorgenza dei
sintomi, eventuali precedenti o attuali trattamenti farmacologici, la tendenza ad
assumere di
propria iniziativa farmaci (ad esempio analgesici), il modo di porsi nei
confronti di questi sintomi e la presenza all'anamnesi di quadri
sintomatologici di di versa natura sono tutti elementi che vanno raccolti per
avere un'idea precisa del quadro clinico; ciò consente anche una migliore
definizione del programma terapeutico. Alcune considerazioni possono
ulteriormente agevolare il percorso clinico:
• la diagnosi di un disturbo psichico comporta
l'esclusione di una patologia organica; in particolare l'esordio di quadri clinici in
età adulta, laddove l'esordio si ha mediamente in età adolescenziale, impone
sempre un approfondimento sulle condizioni fisiche del soggetto;
• è possibile la presenza di più
disturbi ("comorbidità"), come ad esempio quadri misti
ansioso-depressivi. In questo caso vi sono importanti implicazioni sia in termini di prognosi che di terapia;
• la struttura di personalità di un
soggetto è un elemento da prendere sempre in considerazione; la conoscenza del
suo "stile di vita", può essere di notevole aiuto ai fini diagnostici
e terapeutici;
• esistono espressività cliniche
monosintomatiche o "sotto-soglia"; si tratta di quadri clinici
sfumati che, pur comportando elevati livelli di sofferenza soggettiva e
disabilità - oltre che frequenti cause di assenza dal lavoro e di richieste
di visite mediche - non soddisfano completamente i criteri diagnostici previsti
dai sistemi nosografici attualmente in uso. Riuscire a dare una giusta
risposta anche a questi pazienti contribuisce a migliorare la loro qualità di
vita e previene la possibilità di insorgenza di quadri clinici di maggiore
entità."
|
Alcuni
altri esempi illustrano
ancora meglio le diverse possibili manifestazioni dell'ansia nella vita di
tutti i giorni:
|
Sara ha appena
superato il concorso per magistrato; a soli 26 anni è riuscita ad ottenere
quanto desiderava ma ha trascorso più di un anno a studiare, senza concedersi
un attimo di pausa. Ora dovendo affrontare un altro esame, di scarsa importanza e indipendente dagli altri, è in preda al panico: «Non riesco a
concentrarmi, ho paura, non voglio fare brutta figura, non riesco a studiare.
Non dormo, sento il cuore battere in go la, ho un continuo mal di testa, tremo
tutta». Le "energie" di Sara si sono momentaneamente esaurite, è
presente in questo momento uno stato
d'allarme conseguente allo stato di attivazione che l'ha tenuta impegnata nei
mesi precedenti il concorso. Non è in grado di rilassarsi. Pur inibendo
completamente la funzionalità di Sara, i sintomi presentati meritano attenzione ma non sono da considerare patologici, bensì legati a particolari
circostanze e ad una struttura di personalità tendenzialmente ansiosa. Un
breve ciclo di psicoterapia, mirato a rafforzare le difese di Sara, ha
consentito la remissione dei sintomi.
|
|
Antonio ha 58 anni, è
pensionato da circa un anno, sposato e con due figli. Ha sempre lavorato come
manovale nell'edilizia ed ora non accetta l'idea di dover restare a casa ed è
alla continua ricerca di piccole occupazioni; l'anamnesi è negativa per
patologie somatiche di rilevanza clinica, ha sempre goduto di buona salute. Da
al cune settimane si sente "stanco e affaticato". Di notte non dorme
ed ha dei "vuoti di memoria", «è come se mi sentissi preoccupato per
qualcosa, sono teso, non riesco più a concentrarmi, sono sempre stanco. Penso
ai miei figli, sono preoccupato per loro». Una richiesta di esami di
laboratorio ha evidenziato una alterazione dei parametri comuni, in
particolare una marcata ipoalbuminemia. Ricoverato in ospedale gli è stato
diagnosticato un tumore polmonare. L'anamnesi negativa, la solida
struttura di personalità, l'assenza di valide motivazioni che potessero
giustificare tale quadro clinico, l'esordio dei sintomi in età adulta, hanno
orientato verso la richiesta di esami clinici. La sintomatologia psichica può
ritenersi in questo caso strettamente collegata al processo neoplastico, avendo
come punto di partenza la progressiva astenia.
|
|
Ilda è alla sua terza
gravidanza, ha un figlio di sette anni ed una bimba di quattro. «Sono al terzo
mese, ma non so cosa mi stia succedendo. Non dormo, sono terrorizzata dall'idea
di avere un altro figlio, anche se al tempo stesso lo desidero, mi sento in
colpa e soprattutto sono preoccupata di non essere in grado di accudirlo, pur
avendo già allevato due figli. Non riesco a concentrarmi e non sto andando a
lavoro, ho chiesto a mio marito di starmi vicino e di non lasciarmi sola. Non mi
è mai successo niente di simile».
Per Ilda l'adattamento a
questa nuova situazione appare più difficile dei previsto. Anche le "buone
notizie" possono essere fonte di stress: tutto ciò che determina un
cambiamento e un riadattamento può infatti essere motivo di ansia. E'stato
sufficiente rassicurare Ilda che progressivamente ha ritrovato l'equilibrio.
Diversamente è stato, nella medesima situazione, per Amelia, alla cui anamnesi
ritroviamo episodi di attacchi di panico e periodici trattamenti farmacologici.
In tale circostanza sono stati
programmati controlli clinici più frequenti, ed è stato necessario l'utilizzo
di farmaci, anche se in modo occasionale e sotto controllo medico.
|
Commento:
|
"
Ogni soggetto ha una sua storia e la sofferenza
psichica ne rappresenta l'epilogo. Indubbiamente l'ansia patologica, nelle sue
diverse manifestazioni cliniche, rappresenta una condizione disadattiva quale
espressione di un modo di reagire disfunzionale dell'individuo nei con fronti
dei propri conflitti: è una soluzione inadeguata ai problemi della vita, un
tentativo nevrotico di sopravvive re alle difficoltà dei quotidiano, una
risposta inappropriata agli eventi della vita in rapporto alla loro intensità
e durata.
Nei Disturbi d'ansia (Tabella 1) i sintomi
dello spettro ansioso assumono caratteristiche di entità cliniche di stinte,
ciascuna delle quali con una storia evolutiva a se stante e con precise
caratterizzazioni diagnostiche e terapeutiche.
Si tratta di quadri clinici ben definiti, pur nella
molteplicità delle loro manifestazioni, che assumono una parti colare
rilevanza per il loro carattere invalidante e per la tendenza a cronicizzare;
essi richiedono una diagnosi accurata e trattamenti specifici."
|
|

|
|

|
Esempi, commenti e tabelle, a
cura del Prof. Ferdinando Pellegrino specialista in psichiatria e medicina
psicosomatica, edite in "I segreti dell' ansia", ed. Ariete Salute,
1999, Milano |
|