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I farmaci
AD
( antidepressivi ),
hanno lo scopo
di controllare le manifestazioni sintomatiche e comportamentali che
caratterizzano un episodio depressivo (ruolo sintomatico). Questo
controllo avverrebbe attraverso una modificazione della componente biologica che
si suppone alterata nelle depressioni di una certa gravità. In particolare gli
ad agirebbero riportando alla normalità un deficit (rallentamento/ipofunzione?)
della neurotrasmissione in alcune aree cerebrali (cfr. per un approfondimento
Bellantuono et al, 1993). Se tale alterazione biologica sia primaria, come
si ipotizza fortemente nelle depressioni ricorrenti e bipolari, o secondaria a
eventi stressanti, a condizioni esistenziali insoddisfacenti o a problemi di
tipo esclusivamente psicologico, come sembra verosimile nella depressione
nevrotica e nelle reazioni depressive, è in realtà al momento un dato non
conosciuto.
Considerando
che la decisione di intraprendere una terapia farmacologica non dipende dalla
genesi del disturbo ma dalla gravità e persistenza dei sintomi,
il ruolo
primario o secondario di un'alterazione biologica nel caso della depressione
sembra, in ogni caso, poco rilevante. In realtà il fatto di sapere che una
persona ha un buon motivo per essere gravemente depressa non è una ragione per
esimersi dall'alleviare, anche farmacologicamente, il suo stato di sofferenza.
Il ruolo sintomatico degli
AD,
cosí
come per altri farmaci nella pratica medica (es.: analgesici, anti- ipertensivi,
ecc.) rappresenta un aspetto che ha a tutti gli effetti una validità
terapeutica. E' pertanto ingiusto minimizzare il ruolo curativo dei farmaci AD,
per
quanto sintomatici, cosí
come è ingenuo e scientificamente scorretto sostenere che una terapia
farmacologica
possa essere risolutiva in tutti i casi di depressione. L'esistenza di una fetta
non trascurabile di pazienti che non rispondono in modo soddisfacente a una
terapia farmacologica, anche ben impostata, documenta in modo inequivocabile sia
l'opportunità di valutare realisticamente il ruolo dei farmaci nella
depressione, che la necessità di sviluppare la ricerca in questo settore.
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Anche
se si tratta di un tema che verrà sviluppato in altri capitoli, ci sembra
opportuno fare alcune brevi riflessioni sull'efficacia della psicoterapia nei
disturbi depressivi e sul problema dell'integrazione tra psicoterapia e
farmacoterapia. Sulla scorta di alcuni studi effettuati in questi ultimi anni si
può concludere che alcune forme di psicoterapia (in particolare quelle
cognitive e interpersonali) si sono dimostrate nelle depressioni moderate-lievi,
efficaci quanto una
terapia farmacologica. Uno studio recente effettuato negli USA da Elkin et al (1989)
ha dimostrato nelle depressioni ricorrenti e bípolari meno
gravi una sostanziale equivalenza di efficacia tra: - imipramina (un farmaco AD
di provata efficacia); - interventi psicoterapici di tipo cognitivo e
interpersonale; - placebo in associazione a un supporto psicologico; lo stesso
studio ha dimostrato tuttavia nelle depressioni piú gravi la superiorità del
trattamento farmacologico rispetto alle strategie terapeutiche. Anche in questi
studi di confronto tra terapie diverse emerge, dunque, come criterio decisivo
per utilizzare un farmaco AD Ia gravità della sintomatologia depressiva.
Nelle
depressioni nevroticbe la psicoterapia viene invece generalmente considerata il trattamento
preferenziale, anche se in realtà mancano studi di follow- up per
valutarne l'efficacia sul lungo periodo. Allo stesso modo nelle reazioni
depressive di una certa gravità può essere piú che giustificato un
intervento di supporto psicologico o una psicoterapia breve in associazione a
una terapia farmacologia. E' pertanto ragionevole considerare la psicoterapia
come una risorsa terapeutica che può essere messa in atto (con le modalità e i
tempi che si ritengono opportuni nel singolo caso) anche in associazione a una
terapia farmacologica.
Un approccio terapeutico che sappia integrare in modo intelligente, non
ideologico, strategie di intervento diverse è di fatto oggi quello piú
condiviso dagli specialisti della salute mentale piú aggiornati e piú
disponibili a prendere atto delle evidenze scientifiche provenienti dai diversi
settori della ricerca psichiatrica.
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