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PALERMO - Via
Leonardo da Vinci, 111 - Tel. 091.6820331 - 331.2058233 -
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Descrizione
sintetica delle nostre procedure di cura nei Disturbi d'Ansia
- le descrizioni
fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia
negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere
conto delle moltissimi variabili individuali e personali -
- Cliccare qui per accedere alla nostra
"Psicoterapia Convenzionata" |
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA GENERALIZZATA
(senza depressione)
-
ANSIA
SOCIALE
-
FOBIA SOCIALE
-
ANSIA RELAZIONALE
(quando si esprime in
occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
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ansia a I passi della
terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e
relazionale, sono:
- Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona (si deve definire il quadro clinico della singola
persona).
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Anamnesi
attuale (si individuano gli elementi causali e/o
scatenanti nel presente della persona).
- Questa fase (anamnesi e
diagnosi), richiede mediamente le prime 3/4 sedute di psicoterapia. In questa fase,
in alcuni casi, se
il paziente dà il consenso e se lo psicoterapeuta lo ritiene
necessario, si effettua anche una visita con uno
degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il
neurologo o lo psichiatra).
- Si procede con specifiche tecniche
iniziali, che consentono alla persona di diventare consapevole di
come certi suoi automatici e sub-consci sistemi di pensiero e
interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di
"pensiero previsionale". Occorrono mediamente 2/4 sedute
di psicoterapia.
- A questo punto si può
cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per
risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura,
più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di
psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive
Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational
Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo
psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè
queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di
Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia
in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un
decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità
dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali ad esempio alprazolam (alcune volte in combinazione, ad
esempio, con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia
gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione
frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il
paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le
consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute
precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute
di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo
psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda
sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha
conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera
allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il
terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un
potente guadagno di liberazione e crescita di assertività,
"collocando" metaforicamente, sulla sedia vuota, chi o ciò per lui/lei è
necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase
richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale: con procedure
analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche
ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso
approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici"
e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere e a
dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo
psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a
casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente
nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune
tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, oscilla da 20 a 30 sedute di
psicoterapia.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia,
clicca sul nome e vedrai la descrizione sintetica o
dettagliata.
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ansia fob I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:
- Analisi
accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del
quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte
del paziente: questo serve per delineare il quadro clinico della
singola persona. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
In questa fase, nei casi in cui lo psicoterapeuta lo ritiene
necessario e se il paziente dà il consenso, a volte si effettua anche
una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo
psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
- Si continua con l'inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le
fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di
cura, più frequentemente usati, sono:
-
addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alcune specifiche benzodiazepine mirate nei casi fobici (alcune volte in combinazione con
alcuni SSRI o altri), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a
modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive
Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in
assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della
situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili
cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della
realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e
risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di
psicoterapia.
- inizio
della fase della psicoterapia comportamentale:
desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert
e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di
psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per
consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a
divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia;
viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche
specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper
"sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali.
Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 20/22 sedute di
psicoterapia.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
collegata a
PANICO
-
DISTURBO DI PANICO
(con Agorafobia)
-
AGORAFOBIA
(senza Panico)
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
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ansia panic I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia,
sono:
- Analisi
accurata della situazione familiare e di appartenenza del
paziente. In questa fase, se il paziente dà il
consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti
dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo
psichiatra).
-
Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona (si deve definire il quadro clinico della singola
persona).
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Anamnesi
attuale (si individuano gli elementi causali e/o
scatenanti nel presente della persona).
- Lo psicoterapeuta informa
il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a
lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia:
spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e
incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la
collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I
metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di terapia
cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta
avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del
panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
-
tecniche di rilassamento
psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle
somatizzazioni; rieducazione della respirazione
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la
combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
-
psicoterapia analitica
transazionale: vengono dedicate alcune sedute
analitiche, per consentire al paziente di acquisire la
consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della
sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso
necessaria per prevenire le ricadute
-
psicoterapia in gruppo:
spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della
psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro
patologia.
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da
soggetto a soggetto.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA collegata a
OSSESSIONI e
COMPULSIONI
-
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
-
Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
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ansia ox I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni,
sono:
- Analisi
accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del
paziente: il paziente viene addestrato a compilare un
"diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la
sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del
"dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite
specifiche tecniche di intervento.
- Contestualmente
il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti -
neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da
abbinare a quella psicodiagnostica.
- Si fanno poche
sedute di
psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e
psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più
sintoniche con le "necessità" del paziente di
evitare qualcosa o di
preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe
situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo
psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la
sensibilità di questo tipo di paziente.
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Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona (si deve definire il quadro clinico della singola
persona).
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Anamnesi
attuale (si individuano gli elementi causali e/o
scatenanti nel presente della persona).
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le
procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
psicoterapia
comportamentale: di solito si inizia con la
psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei
sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei
comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate
(tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di
immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di
gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate
nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti
superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della
pulizia ossessiva.
-
psicoterapia
cognitivo-comportamentale: in questa sindrome
l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione
sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche
cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio
relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona
ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e
diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
-
psicoterapia cognitiva:
vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente
lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo
"ripartire", con la propria volontà; con altre tecniche
cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a
imparare a "ritardare progressivamente la risposta
comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte
applichiamo le tecniche "blow-up".
-
psicoterapia analitica:
accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e
paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato
dei suoi sintomi.
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non
sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e
psicofarmaci
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto
variabile da soggetto a soggetto.
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§
Diagnosi e
Terapia dei Disturbi di Panico, a Palermo
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Attacchi di
panico e disturbo di panico
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I più comuni sintomi del Disturbo di Panico e di un
Attacco di Panico, sono:
Un
attacco di panico è un periodo discreto di paura o di disagio intenso che è
associato con numerosi sintomi somatici e cognitivi (DSM-IV). Questi sintomi
includono le palpitazioni, sudarazione intensa, tremori, difficoltà
respiratorie, sensazioni di soffocamento, dolore toracico, la nausea e un acuto
malessere generalizzato, capogiri o vertigini, le sensazioni di formicolio e
sensazioni di caldo-freddo, l' arrossimento e disturbi gastrointestinali.'
Gli attacchi hanno tipicamente un inizio brusco, raggiungendo l' intensità
massima in 10 - 15 minuti.
La maggior parte della gente segnala un timore di impazzire, morire e di perdere
il controllo delle emozioni o del comportamento. Le esperienze provocano
generalmente uno stimolo forte a evitare o sfuggire il posto in cui l' attacco
comincia e, quando il disturbo è connesso con dolore toracico o la difficoltà
respiratoria, ciò provoca frequentemente l'impulso a cercare l'intervento di
emergenza in ospedale o altro tipo di assistenza urgente. Tuttavia un attacco
dura raramente più di 30 minuti.
La pratica diagnostica in vigore, specifica che un attacco di panico deve essere
caratterizzato almeno da quattro dei sintomi somatici e cognitivi collegati
descritti precedentemente. L' attacco di panico è distinto da altre forme di
ansia, per la relativa intensità e per la relativa natura improvvisa e
episodica. Gli attacchi di panico possono più ulteriormente essere
caratterizzati dal rapporto fra l' inizio dell' attacco e la presenza o l'
assenza dei fattori situazionali. Per esempio, un attacco di panico può essere
descritto come inatteso, collegato alla situazione del momento, o favorito dalla
situazione ( insorgendo solitamente, ma non invariabilmente, in una situazione
particolare). Inoltre vi sono forme attenuate o con sintomi ridotti, degli
attacchi di panico.
Gli attacchi di panico non sono sempre indicativi di un disturbo mentale e, al
contrario, fino al 10 per cento della gente in buona salute avvertono un attacco
isolato di panico all' anno (Barlow, 1988; Klerman ed altri, 1991). Gli attacchi
di panico inoltre non sono sempre indicativi del disturbo di panico. Si
presentano comunemente nel corso della fobia sociale, del disturbo generalizzato
di ansia e del disturbo depressivo principale (DSM-IV).
Il disturbo di panico è diagnosticato quando una persona
ha avvertito almeno due attacchi inattesi di panico e sviluppa la preoccupazione
o la preoccupazione persistente circa avere ulteriori attacchi o cambia il suo
comportamento per evitare o minimizzare tali attacchi. Considerando che il
numero e la severità degli attacchi varia ampiamente, il comportamento di
evitamento e di preoccupazione, sono caratteristiche essenziali. La diagnosi è
inapplicabile quando gli attacchi sono presunti essere stati causati da una
droga o un farmaco o un disordine medico generale, quale ipertiroidismo.
I tassi, nel corso della vita, d'un disordine di panico di 2 - 4 per cento ed i
tassi di un anno di circa 2 per cento sono documentati costantemente negli studi
epidemiologici (Kessler ed altri, 1994; Weissman ed altri, 1997) (tabella 4-1).
Il disordine di panico è complicato frequentemente dal disturbo depressivo
principale (comorbidità di corso della vita di 50 - 65 per cento) e da alcolismo
e da disordini di abuso della sostanza (una comorbidità del 20- 30 per cento) (Keller
& Hanks, 1994; Magee ed altri, 1996;Liebowitz, 1997). Il disordine di panico
inoltre simultaneamente è diagnosticato, o coesiste, con altri disordini
specifici di ansia, compresa la fobia sociale (fino a 30 per cento), disordine
generalizzato di ansia (fino a 25 per cento), la fobia specifica (fino a 20 per
cento) ed il disordine ossessivo e ossessivo-compulsivo (fino a 10 per cento) (DSM-IV).
Come discusso successivamente, circa la metà delle persone con disordine di
panico ad un certo punto sviluppa talmente il comportamento di evitamento, da
richiedere una descrizione separata, disordine di panico con o senza agorafobia.
Il disordine di panico è circa due volte più comune fra le donne quanto fra gli
uomini (Associazione psichiatrica americana, 1998). L' età dell' insorgenza è
più comune fra l'adolescenza e la vita medio-adulta.
Relativamente rara oltre i 50 anni. Vi è continuità inerente allo sviluppo, con
le sindromi di ansia della gioventù, quale disordine di ansia di separazione.
Tipicamente, un' età giovane all' inizio del disordine di panico, include i
rischi più grandi di comorbidità, di cronicità e di danno. Il disordine di
panico è una condizione familiare e può essere distinto dai disordini depressivi
dagli studi della famiglia.
«Ero in discoteca, una serata come le altre, lo ricordo come se fosse successo
ieri, benché siano trascorsi quasi quattro anni. Mi sentii soffocare, ebbi la
sensazione di morire, il mio corpo era congelato, sentivo il sangue salirmi alla
testa. Mi sembrava di impazzire. Fui portata all'ospedale e da allora non vado
più in discoteca, evito i luoghi affollati e la mia vita è profondamente
cambiata, vivo con l'angoscia che il panico si ripresenti, ho perso la mia
libertà».
Amelia, 21 anni, studentessa universitaria, descrive così la sua esperienza del
primo attacco di panico; ora chiede un sostegno psicologico ed una terapia: «non
posso continuare a vivere in questa condizione, sono giovane e non voglio
rinunciare a vivere libera».
La ricorrenza degli attacchi di panico, che di solito compaiono
inaspettatamente, spontaneamente (a ciel sereno) e non sono associati a
situazioni specifiche, costituisce la caratteristica principale del Disturbo
di Panico (DAP), definito nell'ICD-10 come "Sindrome da attacchi di panico o
ansia episodica parossistica".
All'attacco di panico (Tabella 4), che determina una significativa
compromissione del comportamento, può associarsi o meno l'agorafobia e, ai fini
della diagnosi, a almeno uno degli attacchi deve seguire un mese, o più, di
persistenza di un eccessivo timore di avere altri attacchi con le relative
conseguenze.
Il DAP, ( disturbo di attacco di panico ), che può insorgere anche durante il
sonno o nel contesto di situazioni drammatiche (incidenti, morte di persone care
... ), è di frequente riscontro nella popolazione generale, i dati di prevalenza
in un anno sono tra l'1 % e il 2%; le donne sono da 2 a 3 volte più colpite
degli uomini e l'età media di esordio può collocarsi tra la tarda adolescenza e
i 35 anni.
Le manifestazioni fisiche del disturbo inducono il paziente a rivolgersi al
pronto soccorso o al proprio medico di famiglia, con tendenza a richieste
ripetute di indagini clinico-strumentali. Studi recenti sottolineano inoltre la
presenza di attacchi minori, con manifestazioni cliniche oligosintomatiche e di
minore intensità, come vertigini, palpitazioni, vampate di caldo. Tali dati
suggeriscono un approccio graduale al paziente, volto innanzitutto ad escludere
la presenza di patologie organiche, perché sottosti- mando il sintomo ed
etichettandolo subito come "psichico", il medico di base corre il rischio di non
rivedere più il paziente che si rivolgerà ad un altro medico. Secondariamente,
si può valutare la possibilità di una presa in carico del paziente gestita dal
medico di famiglia, o l'invio allo specialista dei disturbi psichici, psicologo
clinico, psicoterapeuta o psichiatra. In ogni caso, considerata, come vedremo,
la presenza di diverse patologie organiche in grado di simulare un attacco di
panico, è sempre buona norma valutare il paziente anche dal punto di vista
fisico.
L'
evoluzione del DAP, anche se il decorso appare tendenzialmente cronico, è
variabile ed è possibile che si associno altre connotazioni cliniche che
possiamo così riassumere:
- sviluppo di una condizione di ansia anticipatoria: il paziente vive nel
timore che le crisi possano ripetersi e presenta uno stato di continua
apprensione anche di notevole intensità;
- l'associazione di alcuni luoghi o situazioni con la possibilità che si
verifichi un attacco di panico comporta l'adozione di condotte di evitamento.
Tali luoghi o situazioni saranno sistematicamente evitati e nulla potrà
rassicurare il paziente;
-il soggetto appare sempre più preoccupato e potrebbe temere (elaborazione
ipocondriaca) di avere "una brutta malattia" che non si riesce a
comprendere; in tal modo aumentano le richieste di intervento del medico;
-è frequente l'insorgere di vissuti di tristezza e scoraggiamento
(demoralizzazione secondaria), con sentimenti di colpa e inadeguatezza
rispetto al futuro quando ci si rende conto di essere fortemente condizionati e
non più in grado di realizzare i propri progetti.
Al DAP
risultano frequentemente associati altri disturbi d'ansia, come la fobia sociale
e la fobia specifica, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo d'ansia
generalizzato, i disturbi da abuso di sostanze, come l'abuso di alcolici e di
farmaci la cui assunzione avviene a scopo autoterapeutico, e i disturbi
dell'umore, in particolare depressione che può manifestarsi in oltre il 65% d
soggetti con DAP con un serio aumento del rischio suicidiario.
La diagnosi precoce del disturbo, l'instaurazione di un corretto
programma terapeutico, il riconoscimento d quadri psicopatologici
associati, migliorano notevolmente la prognosi e consente di ottenere
buoni risultati.

In parte tratto da "I segreti dell'ansia" ed. Ariete Salute - Prof.
Ferdinando Pellegrino
Disturbi d' ansia: tutte le tabelle diagnostiche
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Diagnosi, cause e sorgenti del disturbo di panico
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La
diagnosi del disturbo di panico deve essere effettuata sia con i
criteri della valutazione sintomatica ( diagnosi psichiatrica di
tipo nosologico, di solito utilizzando la classificazione
internazionale esposta nelle tabelle giù riprodotte che si
riferiscono al DSM-IV ), sia con i criteri della più articolata
psicodiagnosi (diagnosi clinica psicologica). Vedi una più
approfondita discussione sulla diagnosi nell' apposita sezione.
In particolare la diagnosi della personalità della persona che
presenta la sindrome di panico ( attacchi di panico e/o disturbi di
panico senza attacchi parossistici; oppure panico con o senza
agorafobia ), rivela spesso delle analogie con la personalità della
persona che presenta disturbi ossessivi compulsivi, sia nella forma
classica, sia nella forma che viene chiamata disturbo di personalità
ossessivo compulsivo.
Queste analogie riguardano in particolare un aspetto che possiamo
chiamare di tipo narcisistico, oppure di tipo idealizzante. Queste
caratteristiche consistono in un' organizzazione psichica che si
presenta in una prima fase, che può durare anche decine di anni,
sotto forma di ottimismo, grande fiducia in se stesso e negli altri,
quasi euforia, onnipotenza, grandiosità, senso di invulnerabilità,
percezione positiva e ideale della realtà, con esclusione di tutto
quello che può essere negativo, o comunque può richiamare la morte,
la fine, il cambiamento, la vulnerabilità e la perdita. In una
seconda fase, di solito dopo un qualunque evento che improvvisamente
ha necessariamente richiamato l'individuo a prendere coscienza della
relatività della realtà, si presentano più evidentemente le
caratteristiche di intolleranza rispetto alla realtà ormai
innegabile. E' di solito a questo punto che esplode per la prima
volta l'attacco di panico e i disturbi comunque correlati al panico
e all'agorafobia.
La struttura della personalità di queste persone comunque conteneva
da sempre l'intolleranza rispetto alla relatività generale della
realtà, anche quando ancora non era manifesta, cioè anche nella fase
di "benessere", quando la persona per lo più era ottimista,
fiduciosa, se non addirittura euforica. Anzi, è ragionevole
considerare che gli aspetti di sicurezza ed ottimismo erano presenti
proprio come copertura involontaria della sottostante angoscia
rispetto alla relatività del tutto, potremmo dire come involontario
meccanismo di negazione di tutto ciò che nel reale è "nero", come se
questo "nero" non avrebbe mai dovuto riguardare loro.
Si pensa che queste persone candidate al panico, all'angoscia e
all'agorafobia, o alle ossessioni e compulsioni, abbiano avuto un
sistema familiare ed ambientale di crescita che, per svariate
condizioni, non abbia comunque consentito loro di sperimentare
adeguatamente e progressivamente la presa di coscienza della realtà,
specialmente negli aspetti più frequenti e ineludibili, che sono
quelli della morte, della fine, del cambiamento, dell'incidente,
della necessità di "morire" e "rinascere" anche molte volte durante
la propria vita. Accade dunque che quando la realtà presenta loro
una qualunque occasione per rendersi definitivamente conto che la
"morte" li avvolge da ogni lato, come è ovviamente vero per tutti,
essi ne hanno una reazione panica ed estrema. L'occasione può avere
qualunque forma: una malattia di se stessi o di una persona a loro
cara, un incidente, una difficoltà economica o lavorativa, la fine o
il cambiamento di una relazione sentimentale, la fine del periodo
adolescenziale ( per esempio entrare all'università, andare al
servizio militare ), un trasferimento, la rivelazione deludente
degli interessi egoistici che frequentemente regolano le relazioni
interpersonali e così via. In ogni caso si tratta della scoperta
definitiva della relatività di ogni cosa, di sè, degli altri e del
mondo e la scoperta deludente e nel contempo spaventosa, che da
questa relatività è impossibile sottrarsi.
A quel punto la persona inizia a soffrire di due forme di angoscia:
la prima riguarda la delusione circa la realtà; la seconda riguarda
la paura dell'esperienza drammatica che ha vissuto nell'occasione
dei primi attacchi di panico. Anzi, spesso, l'angoscia relativa agli
attacchi copre la prima angoscia, consentendo così al paziente di
non diventare ancora del tutto cosciente della sua fragilità a
tollerare la relatività. Egli si convince ancora una volta, grazie
alla paura dei sintomi, che se non fosse per essi, non avrebbe
altri problemi. Ed è con questo atteggiamento di solito che viene a
chiedere cure. Egli, all'inizio del lungo peregrinare fra vari
medici e specialisti, cerca rimedi rapidi e indolori, che gli
consentano di "ritornare felice come era prima di quel misterioso
attacco". Inizia così il lungo iter dei tentativi di rapidi
soluzioni, della ricerca di formidabili farmaci, o di bravissimi
specialisti che abbiano nel cassetto una cura speciale e magica per
farli guarire, cioè "tornare come prima".
Di solito essi, quando giungono alla fine, come ultima spiaggia, in
psicoterapia, sono stremati e scoraggiati dopo infiniti tours alla
ricerca di una illusoria cura rapida e indolore. Quando sono giunti
dallo psicoterapeuta, sono però di solito talmente bisognosi di uscire
fuori dalla loro sofferenza psichica, che si rendono disponibili ad
analizzare altre possibilità e alcuni sono già pronti ad accettare che
occorrerà correggere alcuni aspetti della loro personalità, per guarire
davvero. Inoltre accettano anche che dovranno comunque continuare ad
assumere farmaci, perchè continuerà ad essere necessario il controllo
dei sintomi, per potere lavorare bene sulla ben più complessa situazione
psicologica. Inizia così la loro terapia, di solito, purtroppo, anni
dopo che era insorta la loro patologia sintomatica.
E' ovvio che se questo tipo di paziente andasse subito a cercare la
terapia completa, ci sarebbero meno difficoltà per giungere alla
guarigione.
Occorre però precisare che ormai, forse anche grazie alle informazioni
più complete, si vedono sempre più persone che accedono alle cure
complete sin dai primissimi segnali dei loro disturbi. Il livello di
consapevolezza e di accettazione delle cure psicologiche ( psicoterapia
e psicofarmaci ), sta migliorando moltissimo. Nelle stesse aree
meridionali, dove le strutture di personalità sono spesso deboli nella
capacità di chiedere aiuto senza sentirsi per questo handicappati, si
osserva un miglioramento e molte persone ricorrono più celermente di
prima allo psicoterapeuta e l'arretratezza della vergogna di ciò sta
sensibilmente diminuendo, anche se il meridione è ancora lontano dai
livelli di emancipazione europea e di conseguenza si assiste di più a
casi che prima di essere trattati si cronicizzano durante gli anni di
insufficienti cure che devono essere " solo mediche o al più
neurologiche ".

In parte tratto
da "I segreti dell'ansia" ed. Ariete Salute - Prof. Ferdinando
Pellegrino
Disturbi d' ansia: tutte le tabelle diagnostiche
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Terapia dei disturbi di panico
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La
cura dei disturbi di panico deve svolgersi rigorosamente secondo un
piano terapeutico che includa inderogabilmente sia il controllo
sintomatico per mezzo degli psicofarmaci, che l' attacco alla sorgente
del disturbo per mezzo della psicoterapia.
Conviene sempre ricordare che non possono invece esservi mezzi
terapeutici per intervenire sulle cause, poichè esse, come più volte
specificato, risiedono in due dimensioni inattaccabili allo stato
attuale.
Le cause infatti risiedono nel tempo e più precisamente nella
complessità delle esperienze trascorse specialmente durante gli anni
evolutivi e risiedono altresì nella costituzione temperamentale dell'
individuo, nella sua genetica, manifestandosi sin dall'inizio della vita
individuale sotto forma di soggettiva soglia di sensibilità nella
risposta alle stimolazioni ambientali e dunque a tutte le esperienze che
casualmente si presentarono.
Come altrove specificato, le cause sia genetiche che ambientali,
interagendo, determinano nel giovane cervello la costruzione della
soggettiva struttura e funzione psichica, la quale viene utilizzata da
ciascuno, consciamente, inconsciamente od automaticamente, in ogni
momento nel quale si è necessitati a decodificare la realtà. Questa
struttura/funzione è in definitiva lo stile personale di interpretazione
della realtà e rappresenta la sorgente dalla quale deriva il personale
"sentirsi psichico": cioè, infine, ciascun individuo si sente
psicologicamente così come può sentirsi in seguito alla struttura
psichica che possiede, cioè in seguito alla sorgente che possiede, così
come potette casualmente costruirsi durante gli anni evoluti, a causa
della propria casuale genetica e a causa dell'involontario sommarsi
delle varie esperienze ambientali.
Con tale premessa si intende per cura un procedimento che aiuti il
paziente ad entrare in possesso degli strumenti adatti a correggere la
sorgente del male e poichè la sorgente consiste nel soggettivo stile di
decodificazione della realtà, la cura consiste nella correzione del
proprio soggettivo stile di interpretazione della realtà. Questo
procedimento, chiamato psicoterapia, è la parte fondamentale della cura.
Tuttavia occorre quasi sempre e spesso anche urgentemente, contenere ed
arginare l'espansione sintomatica del paziente che soffre di disturbi di
panico, per due ordini di motivi: uno, perchè la tipica angoscia del
panico è sovente somatizzata ed assume nel paziente forme a volte
drammatiche, per cui la persona non può fare altro che autosservarsi
quasi continuamente per evitare tutto ciò che può essere occasione di
ansia, sperimentando una tale sofferenza che richiede immediato
sollievo; due, perchè se non si fanno regredire i sintomi, spesso non si
può ottenere la collaborazione del paziente, indispensabile per attuare
il definitivo rimedio a livello della sorgente. Il rimedio più
eccellente per il controllo sintomatico sono sicuramente gli
psicofarmaci.
La psicoterapia nei disturbi di panico attua specifiche modalità
inerenti la tipologia della sorgente. Come detto nel paragrafo su
sorgente e diagnosi, vi è una specificità nella struttura psichica di
chi soffre di panico, consistente in un particolare sviluppo psicologico
che ha lasciato insufficiente il grado di capacità personale di gestione
della relatività della realtà. In pratica questo aspetto è presente
anche in altre forme psicopatologiche, ma nel caso del panico esso si
accoppia fortemente con una particolare idealizzazione che il soggetto
ha costruito di se stesso, o del mondo e/o degli altri, corredandosi di
aspettative poco adattive. La psicoterapia adopera in questi casi quegli
strumenti che servono a riagganciare lo sviluppo adattativo, conducendo
il paziente in una revisione adeguata del proprio stile di
decodificazione della realtà, affinchè egli possa rinforzare la propria
tolleranza della relatività e nel contempo possa ridimensionare la
propria interpretazione idealizzante della realtà stessa. Le risposte di
panico diminuiscono e cessano in modo direttamente correlato
all'andamento della psicoterapia e quindi correlato alla modificazione
del proprio stile di decodificazione precedente.
Gli psicofarmaci adoperati nei disturbi di panico sono sia
antidepressivi che ansiolitici. La scelta degli psicofarmaci deve essere
molto attenta della configurazione psicopatologica dell'individuo.
Infatti a volte la somma di fragilità di gestione del relativo, più
idealizzazione, provoca strutture patologiche tendenti, oltre che al
panico, anche a forme depressive distimiche, altre volte a forme
apertamente fobiche, evitanti, inibite. Altre volte provoca forme
reattive istrioniche, o avviluppate a manierismi ossessivo-compulsivo.
La scelta dello psicofarmaco, specialmente della molecola
antidepressiva, deve tenere conto della esatta diagnosi di queste e
altre configurazioni. Inoltre è importante l'indagine medica di routine,
prima di prescrivere i farmaci.
La cura dunque deve essere prescritta e praticata esclusivamente dagli
specialisti psicoterapeuti, in stretta e continuativa coordinazione con
altri specialisti. Poichè lo psicoterapeuta può essere indifferentamente
sia psicologo che medico, nel caso egli fosse medico è utile ribadire
che è buona norma che in questo caso si astenga dal prescrivere
personalmente gli psicofarmaci allo stesso paziente che intanto sta
tenendo in cura psicoterapeutica. E' buona norma che in ogni caso
l'aspetto farmacologico sia seguito dal collega psichiatra o neurologo,
coordinato ma non sovrapposto allo psicoterapeuta.
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