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Desidero
illustrare alcuni aspetti teorici ed applicativi, circa il trattamento di
pazienti psicosomatici con l'analisi transazionale. Faccio riferimento ad alcuni
dati di osservazione che stiamo attualmente raccogliendo, io ed altri
collaboratori medici e psicologi, nell'attività clinica svolta presso il mio
studio privato, a Palermo. Presento una teoria che integra diversi aspetti
dell'ego-psicoanalisi con l'analisi transazionale.
Con
riferimento a questa teoria, desidero discutere brevemente due aspetti specifici
del paziente psicosomatico: l'alexitimia e il pensiero operativo.
Alexitimia
è una definizione coniata da Sifneos per indicare la caratteristica del « non
avere parole per le emozioni », tipica del paziente psicosomatico. Questi,
infatti, invitato ad esprimere verbalmente i propri stati d'animo, resta per lo
più stupìto accorgendosi di non avere un vocabolario per descriversi
emotivamente.
Pensiero
operativo è una definizione stabilita dai francesi Marty, M'Uzan e David, per
descrivere il tipico pensiero degli psicosomatici, che appare legato alle cose e
ai fatti della realtà concreta e presente, con scarsa capacità di produzione
di fantasie o sogni. Inoltre, interrogato sulla sua vita infantile, il paziente
psicosomatico mostra degli ampi vuoti mnestici e una notevole incapacità a stabilire spontaneamente relazioni di causa-effetto in senso evolutivo.
Secondo
la teoria integrata cui ho fatto riferimento, in particolare osservo il paziente
psicosomatico riferendomi al concetto di rimozione psicoanalitica e ai concetti
di sistema parassitario e impasses, in analisi transazionale. Forse può essere
utile qui ricordare che la dinamica della rimozione consta, tra l'altro, nell' isolamento
intrapsichico della componente affettiva della pulsione, rispetto alla
componente ideativa. A livello fenomenico si osservano i derivati della
rimozione mediante manifestazioni cognitive ed emotive incongrue rispetto al
qui-e-ora e mediante incongruenza fra l'idea e l'emozione ad essa correlata. Ciò
premesso, il mio schema teorico integrato è, sinteticamente, il seguente.
Considero
il sintomo organico come un'emozione parassita relazionale: per mezzo di esso,
infatti, lo psicosomatico manipola la realtà esterna, innescando ricatti e
giochi.
A sua volta tratto
l'emozione parassita relazionale come una vera formazione
sostitutiva, nel senso psicoanalitico. Nell'ottica integrata che presento, ciò
vuol dire che considero il sintomo organico una derivazione fenomenologica delle
emozioni parassita intrapsichiche e dell'affetto primario, rimosso e isolato
rispetto alla componente ideativa. Dunque considero l'emozione parassita
primaria alla stregua del quantum di affetto isolato nel processo della
rimozione primaria, secondo la concezione psicoanalitica.
Con
riguardo all'alexitimia e al pensiero operativo prima descritti, si nota che
nello psicosomatico la divaricazione fra la vita emotiva e quella cognitiva è
particolarmente evidente. lo collego questa notevole divaricazione
fenomenologica, ad un isolamento intrapsichico molto potente in fase di
rimozione primaria.
Nei
termini strutturali dell'analisi transazionale, ciò equivale al fatto che,
mentre l'emozione primaria è stata gestita dal Bo e dal B1, con una dinamica
fluttuante fra l'impasse di 3° e 2° grado, e con il risultato di un
assorbimento somatico dell'emozione stessa, l'idea primaria è stata gestita
dall'A1 in una mediazione cognitiva che, per diverse ragioni, è riuscita ad
evolversi fino alla dinamica dell'impasse di 1° grado. Il risultato strutturale
di 3° ordine è un A2 soddisfacentemente adattato, ma molto rigido, che
può mantenere il proprio adattamento sociale a condizione di non accorgersi
della vita intrapsichica. L'alexitimia e il pensiero operativo così appaiono
come manifestazioni di un A2 che non si vuole accorgere del Bambino e del
Genitore e non si vuole accorgere della doppia contaminazione cui, invece,
soggiace. Nel paziente psicosomatico la massima espressione dell'isolamento fra
l'emozione somatizzata e l'idea invece evoluta, produce strutturalmente un A2
rigido che non può che osservare il presente e il concreto, pena il rischio
dell'esplodere di un'angoscia psicotica, non appena si autosserva
intrapsichicamente.
E'
frequente, nella storia degli psicosomatici,
riscontrare esperienze primarie preverbali collegate a dinamiche
ingiuntive dei tipo « Non
sentire », insieme ad esperienze modellatrici di tipo controingiuntivo,
dei tipo « Sii come sono io », « Fai quello che io mi aspetto », «
Sii perfetto », « Lavora
sodo » ecc.
Con
questi pazienti in particolare, dunque, io
tratto le loro emozioni parassite come aspetti particolari della
rimozione. Le loro emozioni parassite
relazionali, come di solito, sono tendenti alla manipolazione esterna, con il
fine particolare, nel loro caso, di confermarsi non-ok nel soma e di ottenere
carezze che li confermino nel copione: per gli psicosomatici si tratta di
attenzioni e cure mediche.
Una
delle conseguenze terapeutiche di questo affiancamento teorico fra sistema
parassitario e rimozione, è che, io non confronto finché non emerge
nel paziente, un contenuto ideativo o affettivo,
che mi indichi un elastico con il livello della rimozione primaria. Considero
questo, un momento di particolare contatto con l'emozione parassita
intrapsichica e di minore rigidità della rimozione e dell'isolamento.
Di
contro ho potuto osservare che l'alexitimia del paziente psicosomatico persiste
finché,si tenta di fargli verbalizzare precocemente l'emozione parassita relazionale,
che si esprime nel sintomo organico. Inoltre l'alexitimia persiste finché il
paziente ricava carezze mediche, sia ospedaliere che ambulatoriali.
La
confrontazione è un' operazione terapeutica di delicata attuazione nelle
psicosomatosi. Il pensiero operativo e l'alexitimia mi sembrano più fenomeni di
un Adulto che isola il Genitore e il Bambino, che fenomeni della contaminazione,
della quale l'A2 dello psicosomatico può divenire consapevole solo con
particolari difficoltà. Cogliendo, allora, le varie manifestazioni
dell'elastico, lavorando principalmente all'inizio del trattamento, con tecniche
corporee, di bioenergetica e talora comportamentali, spesso si riesce a
riagganciare l'emozione parassita primaria, a elaborarla e a potenziare le
emozioni naturali.
Questo
processo terapeutico di solito produce nello psicosomatico un miglioramento
della sintomatologia organica, insieme ad un peggioramento, per così dire,
della sintomatologia psichica, di tipo transitorio. Di solito subentra una
sindrome depressiva, contemporaneamente a maggiori capacità di verbalizzare le
emozioni e di produrre sogni e fantasie. Compaiono anche transitori segni di
disadattamento sociale, rispetto a prima.
Tratto
questi fenomeni come espressione della doppia contaminazione dell'Adulto, che
diventa adesso manifesta e più alla portata della consapevolezza dei paziente.
Ciò corrisponde ad una manifestazione di rimozione meno arcaica. L'alexitimia e
il pensiero operativo del paziente, si affievoliscono proporzionalmente alla
comparsa di tali fenomeni. In questa fase, l'emozione parassita relazionale, cioè
il sintomo somatico che diviene ora tristezza, paura, rabbia, ecc., può essere
più efficacemente confrontata, con lo scopo di giungere, poi, a lavori
regressivi più profondi, protesi al trattamento degli aspetti primari.
Per
concludere, io considero la comparsa della sindrome depressiva, nello
psicosomatico, come segnale di un'evoluzione sia strutturale, che funzionale;
sembra che l'A2 possa divenire spettatore dei suoi accadimenti intrapsichici e
quindi essere trattato in decontaminazione, al prezzo della depressione del
Bambino e della frustrazione della sua onnipotenza iniziale, il che, corrisponde
ad una rimozione meno arcaica.
In
modo analogo gli psicoterapeuti psicoanalisti pongono molta attenzione alla
comparsa di segni più maturi del cosiddetto « indice di isterizzazione »,
che, per loro, corrisponde ad una maturazione dinamica, economica e strutturale.
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