Psicoterapia transazionale in psicosomatica


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Psicoterapia transazionale nelle psicosomatòsi

Il seguente articolo fu presentato dal suo autore, Dott. Sergio Angileri, al 3° Convegno Italiano di Analisi Transazionale nel 1988. Viene riportato qui per la sua attualità nel trattamento dei disturbi psicosomatici, con metodiche riferibili alla psicoterapia transazionale.

Desidero illustrare alcuni aspetti teorici ed applicativi, circa il trattamento di pazienti psicosomatici con l'analisi transazionale. Faccio riferimento ad alcuni dati di osservazione che stiamo attualmente raccogliendo, io ed altri collaboratori medici e psicologi, nell'attività clinica svolta presso il mio studio privato, a Palermo. Presento una teoria che integra diversi aspetti dell'ego-psicoanalisi con l'analisi transazionale.

Con riferimento a questa teoria, desidero discutere brevemente due aspetti specifici del paziente psicosomatico: l'alexitimia e il pensiero operativo.

Alexitimia è una definizione coniata da Sifneos per indicare la caratteristica del « non avere parole per le emozioni », tipica del paziente psicosomatico. Questi, infatti, invitato ad esprimere verbalmente i propri stati d'animo, resta per lo più stupìto accorgendosi di non avere un vocabolario per descriversi emotivamente.

Pensiero operativo è una definizione stabilita dai francesi Marty, M'Uzan e David, per descrivere il tipico pensiero degli psicosomatici, che appare legato alle cose e ai fatti della realtà concreta e presente, con scarsa capacità di produzione di fantasie o sogni. Inoltre, interrogato sulla sua vita infantile, il paziente psicosomatico mostra degli ampi vuoti mnestici e una notevole incapacità a stabilire spontaneamente relazioni di causa-effetto in senso evolutivo.

Secondo la teoria integrata cui ho fatto riferimento, in particolare osservo il paziente psicosomatico riferendomi al concetto di rimozione psicoanalitica e ai concetti di sistema parassitario e impasses, in analisi transazionale. Forse può essere utile qui ricordare che la dinamica della rimozione consta, tra l'altro, nell' isolamento intrapsichico della componente affettiva della pulsione, rispetto alla componente ideativa. A livello fenomenico si osservano i derivati della rimozione mediante manifestazioni cognitive ed emotive incongrue rispetto al qui-e-ora e mediante incongruenza fra l'idea e l'emozione ad essa correlata. Ciò premesso, il mio schema teorico integrato è, sinteticamente, il seguente.

Considero il sintomo organico come un'emozione parassita relazionale: per mezzo di esso, infatti, lo psicosomatico manipola la realtà esterna, innescando ricatti e giochi.

  A sua volta tratto l'emozione parassita relazionale come una vera formazione sostitutiva, nel senso psicoanalitico. Nell'ottica integrata che presento, ciò vuol dire che considero il sintomo organico una derivazione fenomenologica delle emozioni parassita intrapsichiche e dell'affetto primario, rimosso e isolato rispetto alla componente ideativa. Dunque considero l'emozione parassita primaria alla stregua del quantum di affetto isolato nel processo della rimozione primaria, secondo la concezione psicoanalitica.

Con riguardo all'alexitimia e al pensiero operativo prima descritti, si nota che nello psicosomatico la divaricazione fra la vita emotiva e quella cognitiva è particolarmente evidente. lo collego questa notevole divaricazione fenomenologica, ad un isolamento intrapsichico molto potente in fase di rimozione primaria.

Nei termini strutturali dell'analisi transazionale, ciò equivale al fatto che, mentre l'emozione primaria è stata gestita dal Bo e dal B1, con una dinamica fluttuante fra l'impasse di 3° e 2° grado, e con il risultato di un assorbimento somatico dell'emozione stessa, l'idea primaria è stata gestita dall'A1 in una mediazione cognitiva che, per diverse ragioni, è riuscita ad evolversi fino alla dinamica dell'impasse di 1° grado. Il risultato strutturale di 3° ordine è un A2 soddisfacentemente adattato, ma molto rigido, che può mantenere il proprio adattamento sociale a condizione di non accorgersi della vita intrapsichica. L'alexitimia e il pensiero operativo così appaiono come manifestazioni di un A2 che non si vuole accorgere del Bambino e del Genitore e non si vuole accorgere della doppia contaminazione cui, invece, soggiace. Nel paziente psicosomatico la massima espressione dell'isolamento fra l'emozione somatizzata e l'idea invece evoluta, produce strutturalmente un A2 rigido che non può che osservare il presente e il concreto, pena il rischio dell'esplodere di un'angoscia psicotica, non appena si autosserva intrapsichicamente.

E' frequente, nella storia degli psicosomatici,  riscontrare esperienze primarie preverbali collegate a dinamiche ingiuntive dei   tipo « Non sentire », insieme ad esperienze modellatrici di tipo controingiuntivo,  dei tipo « Sii come sono io », « Fai quello che io mi aspetto », « Sii perfetto »,   « Lavora sodo » ecc.

Con questi pazienti in particolare, dunque, io   tratto le loro emozioni parassite come aspetti particolari della rimozione. Le loro emozioni parassite relazionali, come di solito, sono tendenti alla manipolazione esterna, con il fine particolare, nel loro caso, di confermarsi non-ok nel soma e di ottenere carezze che li confermino nel copione: per gli psicosomatici si tratta di attenzioni e cure mediche.

Una delle conseguenze terapeutiche di questo affiancamento teorico fra sistema parassitario e rimozione, è che, io non confronto finché non emerge nel paziente, un contenuto ideativo o affettivo, che mi indichi un elastico con il livello della rimozione primaria. Considero questo, un momento di particolare contatto con l'emozione parassita intrapsichica e di minore rigidità della rimozione e dell'isolamento.

Di contro ho potuto osservare che l'alexitimia del paziente psicosomatico persiste finché,si tenta di fargli verbalizzare precocemente l'emozione parassita relazionale, che si esprime nel sintomo organico. Inoltre l'alexitimia persiste finché il paziente ricava carezze mediche, sia ospedaliere che ambulatoriali.

La confrontazione è un' operazione terapeutica di delicata attuazione nelle psicosomatosi. Il pensiero operativo e l'alexitimia mi sembrano più fenomeni di un Adulto che isola il Genitore e il Bambino, che fenomeni della contaminazione, della quale l'A2 dello psicosomatico può divenire consapevole solo con particolari difficoltà. Cogliendo, allora, le varie manifestazioni dell'elastico, lavorando principalmente all'inizio del trattamento, con tecniche corporee, di bioenergetica e talora comportamentali, spesso si riesce a riagganciare l'emozione parassita primaria, a elaborarla e a potenziare le emozioni naturali.

Questo processo terapeutico di solito produce nello psicosomatico un miglioramento della sintomatologia organica, insieme ad un peggioramento, per così dire, della sintomatologia psichica, di tipo transitorio. Di solito subentra una sindrome depressiva, contemporaneamente a maggiori capacità di verbalizzare le emozioni e di produrre sogni e fantasie. Compaiono anche transitori segni di disadattamento sociale, rispetto a prima.

Tratto questi fenomeni come espressione della doppia contaminazione dell'Adulto, che diventa adesso manifesta e più alla portata della consapevolezza dei paziente. Ciò corrisponde ad una manifestazione di rimozione meno arcaica. L'alexitimia e il pensiero operativo del paziente, si affievoliscono proporzionalmente alla comparsa di tali fenomeni. In questa fase, l'emozione parassita relazionale, cioè il sintomo somatico che diviene ora tristezza, paura, rabbia, ecc., può essere più efficacemente confrontata, con lo scopo di giungere, poi, a lavori regressivi più profondi, protesi al trattamento degli aspetti primari.

Per concludere, io considero la comparsa della sindrome depressiva, nello psicosomatico, come segnale di un'evoluzione sia strutturale, che funzionale;  sembra che l'A2 possa divenire spettatore dei suoi accadimenti intrapsichici e quindi essere trattato in decontaminazione, al prezzo della depressione del Bambino e della frustrazione della sua onnipotenza iniziale, il che, corrisponde ad una rimozione meno arcaica.

In modo analogo gli psicoterapeuti psicoanalisti pongono molta attenzione alla comparsa di segni più maturi del cosiddetto « indice di isterizzazione », che, per loro, corrisponde ad una maturazione dinamica, economica e strutturale.

 

 
 
 
 

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-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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