Psichiatra


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Lo Psichiatra

Lo psichiatra è un medico, che dopo la laurea ha seguito il corso di specializzazione in psichiatria, conseguendo alla fine la qualifica di specialista.

Psichiatria.

La psichiatria è una branca della medicina, che studia e cura i disturbi psichici e le malattie mentali, con i metodi, le tecniche e gli strumenti che gli sono propri. 

Lo psichiatra, dunque, è un medico che si è formato a curare i disturbi psichici e le malattie mentali, servendosi di quei metodi, tecniche e strumenti di tipo fisico e farmaceutico, che sono propri della psichiatria.  I metodi, le tecniche e gli strumenti propri della psichiatria, sono essenzialmente fisici e biologici, come è ovvio che sia nell'ottica medica. In realtà, storicamente, la psichiatria è andata differenziandosi e gli orientamenti che ne sono derivati consentono oggi di parlare di diverse psichiatrie:

1- la psichiatria cliniconosografica, riguarda l'orientamento che privilegia la classificazione dei disturbi e delle malattie in categorie diagnostiche, sforzandosi di stabilizzare entità sindromiche, come normalmente si fa in medicina generale per tutte le malattie, che effettivamente si presentano in modo ripetutamente stereotipato nell'eziologia, nel decorso e nella sintomatologia, variando nell'esito e nella prognosi. Da questo punto di vista, cioè nel tentativo di applicare la generale metodologia medica, la psichiatria è spesso in difficoltà, perchè i quadri morbosi specifici, non essendo malattie nel senso stretto della definizione, sfuggono alla regolarità delle comuni malattie organiche, sia perchè quasi sempre è ignota o incerta l'eziologia, sia perchè il decorso è molto soggettivo e poco stereotipato, sia perchè la sintomatologia sfugge all'inquadramento sindromico per l'irregolarità della copresenza dei sintomi e sia perchè prognosi ed esito sono quasi sempre formulabili in funzione della persona e non della "malattia".

2- psichiatria biologica e psicofarmacologia, riguardano il corpo centrale e fondamentale della psichiatria attuale, concernendo l'orientamento naturalistico fortemente attento agli sviluppi della neurobiologia, della genetica, della neurochimica e della neurofisiologia. In effetti questi campi, come tutte le neuroscienze, sono un terreno florido di scoperte, estremamente affascinante, cui devono porre la massima attenzione tutti gli operatori della mente. Il problema, in questo campo, è che una folta schiera di psichiatri si è eccessivamente esaltata, sbilanciandosi impropriamente e precocemente su un biologismo totalizzante della mente umana, confondendo il fatto che seppure sembri molto vero che tutto ciò che riguarda psiche e mente risieda materialmente nel cervello, non sembra altrettanto vero che tutto ciò che causa il divenire di psiche e mente risiede nel cervello. La confusione, la collusione e la sovrapposizione fra cause e risultati, in campo psicologico e mentale, è ciò che spesso provoca conflittualità e separazioni fra psicologia e psichiatria.

3- psichiatria dinamica, psichiatria fenomenologica-esistenziale, psichiatria sociale e di comunità, psichiatria culturale ed etnopsichiatria e infine antipsichiatria, sono sviluppi della psichiatria così tanto sovrapponibili con gli analoghi sviluppi della psicologia, da fondersi con essi, rendendo molto difficile la distinzione.

Lo psichiatra, in senso stretto e cioè nettamente distinto dallo psicologo clinico e dallo psicoterapeuta, è dunque lo specialista aderente al metodo cliniconosografico, biologico e psicofarmacologico e da questo metodo fa discendere le sue tecniche e i suoi strumenti, sia diagnostici che terapeutici. Praticamente vuol dire che in genere tende a inquadrare lo stato morboso della persona in modo da poter riconoscere necessariamente una sindrome, cioè in modo da poter mettere insieme i sintomi della persona secondo un quadro predefinito, così da poter definire una diagnosi sintomatica del disturbo, molto più che una diagnosi della persona. La diagnosi psichiatrica si distingue dalla psicodiagnosi dello psicologo clinico e dello psicoterapeuta, giusto per il differente metodo adoperato: la prima si formula su base cliniconosografica e cioè privilegiando la logica dei sintomi anzichè della persona, la seconda privilegia la persona in modo complesso, osservando i sintomi come una risultante soggettiva della storia e della condizione della persona nel suo complesso.

Dal proprio metodo per fare diagnosi, lo psichiatra fa conseguire la formulazione della cura, che ovviamente non può essere altro che diretta ai sintomi, poichè la diagnosi teneva conto fondamentalmente dei sintomi. Infatti la cura psichiatrica è quella che si presenta sostanzialmente organizzata su mezzi e tecniche fisico-chimiche, come gli psicofarmaci e altri farmaci collaterali, manipolazione del sonno, elettroshock, ricovero e degenza ospedaliera. Vedremo questi e altri argomenti, nella pagina che si occupa delle cure psichiatriche. Lo psichiatra non cura con la psicoterapia, a meno che non si è qualificato in psicoterapia, divenendo così psicoterapeuta.

Quanto descritto tende a definire in senso stretto lo psichiatra. In pratica accade, tuttavia, che lo psichiatra si serva, a volte anche in modo preminente, di metodi e tecniche psicologiche, anzichè psichiatriche, nella diagnosi. Questo accade quando lo psichiatra non si limita, giustamente, all'inquadramento cliniconosografico per fare diagnosi, ma si serve delle tecniche psicologiche del colloquio, delle tecniche di osservazione comportamentale, dei tests e reattivi mentali, delle scale di valutazione e altro, cioè di quei metodi e tecniche che sono proprie della psicologia clinica, o per meglio precisare, rappresentano un' area condivisa fra psichiatria e psicologia clinica. In realtà pratica, dunque, si viene a formare un'ampia area di coabitazione diagnostica, fra psichiatra, psicologo clinico e psicoterapeuta. Insieme così, spesso convergono anche nella convenienza degli strumenti diagnostici, sia psicologici prima citati e sia psichiatrici, come l'elettroencefalogramma, le valutazioni psiconeuroendocrine, le valutazioni radiografiche o di visualizzazione encefalica. Altrettanto spesso divergono.

Conviene ribadire che la divergenza, quando c'è, è dovuta all'impostazione di base nella diagnosi, che a sua volta è dovuta alla differente collocazione delle cause che psichiatri e psicologi attribuiscono alla psiche e alla mente. Gli psichiatri valorizzano innanzi tutto le cause endogene di tipo genetico e neurobiologico, gli psicologi clinici e gli psicoterapeuti valorizzano innanzi tutto le cause esogene e ambientali. La realtà più valida attualmente scientificamente, è che non si deve valorizzare nè l' una nè l'altra, poichè esse concorrono a determinare i disturbi. Infatti attualmente lo specialista psicoterapeuta possiede una formazione equilibrata fra psicologia e psichiatria e risulta essere lo specialista che maneggia con maggiore disinvoltura sia le metodologie psicologiche, che fisiche farmacologiche.

I risultati scientifici più recenti sembrano convergere sul fatto che l'esito psicologico e mentale umano, in tutti i casi sia dovuto all'interazione fra endogeno ed esogeno, dove l'endogeno coincide con qualcosa che potremmo chiamare la soggettiva soglia di sensibilizzazione all'esogeno, che dobbiamo intendere come un'enorme entità ambientale multifattoriale, dove i genitori e la famiglia ricoprono un ruolo fondamentale, ma non esclusivo.

Lo psichiatra spesso non tiene nel dovuto conto il fatto che, anche se è vero che l'ambiente in definitiva ha inciso nell'organico, non si può rimediare questo esito organico, come se fosse un esito derivante da causa organica: due esiti sull'organo, anche simili, ma che abbiano l'uno causa organica e l'altro causa ambientale, pur somigliandosi, richiedono trattamenti molto diversi. L'accordo su questo punto sarà il futuro convergere, necessario, fra psichiatria e psicologia.

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-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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