|
Il
Sonno non è uno stato omogeneo. Sulla base di diversi « sintomi » qualitativi
e quantitativi, che più avanti saranno discussi nei loro dettagli, si possono
distinguere nell'Uomo due fasi nel Sonno: il Sonno NREM (= Sonno non-REM
o Sonno inattivo, ortodosso) da una parte, e dall'altra il Sonno REM (o
Sonno rapido, attivo, paradosso). Nel Sonno NREM, inoltre, si possono ancora
distinguere diversi stadi. La maggior parte degli autori si è accordata su
quattro stadi (NREM 1-4). In precedenza, ed oggi ancora in parte, nelle
letteratura tedesca ed europea venivano distinti cinque stadi (da A ad E). Le
due fasi ed i quattro stadi del Sonno sono essenzialmente definiti dalla forma
dell'Elettroencefalogramma, dal grado di tensione muscolare (tono muscolare) e
da determinati tipi. di movimenti degli occhi. Benché queste tre indicazioni
non siano affatto le uniche modificazioni dell'attività accertabili nella
transizione da una fase all'altra e da uno stadio all'altro, tuttavia noi
vogliamo prima descrivere con un qualche maggiore dettaglio questi segni cardinali dei
diversi tipi di Sonno nell'Uomo. Prima debbono però essere descritti questi tre
tipi di ricerca nei loro aspetti tecnici e fenomenologici.
L'Elettroencefalogramma
(EEG),
già descritto quasi cento anni fa in Scozia e più tardi in Russia, nella sua
forma moderna fu introdotto nella clinica e nella ricerca da Berger (1929).
Per
registrare l'EEG si fissano piccoli elettrodi di metallo nobile su diverse aree
della pelle del capo in corrispondenza delle diverse aree della
corteccia cerebrale. Si collegano questi elettrodi ad un potente amplificatore
per aumentare il biopotenziale di per sé molto modesto (fino ad alcune
centinaia di microvolt = 1/1.000.000 di Volt). Le oscillazioni di tensione
vengono registrate per mezzo di un idoneo registratore multicanale, di solito un
registratore a penna. L'EEG può essere registrato anche su animali;
abitualmente si pongono allora gli elettrodi direttamente a contatto con la
corteccia cerebrale attraverso fori praticati nel cranio; per mezzo di elettrodi
aghiformi si può pure derivare la corrente da strutture poste a maggiore
profondità, p. es. nel tronco dell'encefalo.
L'EEG
si presenta - eccetto che nel coma profondo e nella « morte cerebrale » - come
una linea con ondulazioni più o meno pronunciate. La dimensione, la frequenza,
la regolarità e l'ampiezza (altezza) delle oscillazioni permettono di
distinguere a (onde tipiche di diversa altezza e periodicità), b) complessi (consistenti
di parecchie onde in parte diverse tra loro) e c) singole oscillazioni.
Per
quel che riguarda le onde nell'EEG distinguiamo diversi tipi di onde, in
corrispondenza della banda di frequenza, che sono indicati con lettere greche.
1)
Onde delta: onde
da 1-4 sec, di ampiezza « più elevata » (cioè 75-150 uVolt = 150 x 10-'
Volt); le « onde lente »;
2)
Onde teta: onde da 4-7 sec (che nell'Uomo si presentano principalmente
nell'età infantile);
3)
Onde alfa: onde da 8-12 sec principalmente sulla parte posteriore del
cranio;
4)
Onde sigma: onde da 10-14 sec principalmente in forma di « fusi » (v.
sotto);
5)
Onde beta: onde
da 15-35 sec, irregolari e di bassa ampiezza. Tra i « complessi » qui
debbono esserne menzionati solo tre:
I.
- 1 « fusi ». brevi treni d'onda di ampiezza crescente e poi
decrescente; le onde all'interno di questi gruppi, che con il loro inviluppo
ricordano un fuso, sono del tipo sigma (10-14 sec), e del resto ad un'analisi
più precisa si presentano anche in altre fasi dell'EEG;
2. - Complessi K: alte
onde singole bifasi seguite per lo più da un treno alfa; per lo più si
registrano sulla sommità del capo;
3. - Onde sottili sulla
sommità del capo (onde Vertex). Tra i « fenomeni isolati » siano menzionati
qui gli « spikes », oscillazioni sottili, brevi ed in parte molto pronunciate,
che si presentano da sole o come fenomeno ripetentesi e che nel Sonno sono
importanti come PGO-spikes. Un altro tipo di fenomeni « isolati » sono i
potenziali evocati. Ne dovremo parlare più tardi in connessione con i sistemi
sensoriali afferenti.
Un
altro indicatore importante per la diagnosi degli stadi del Sonno ed in
particolare delle fasi del Sonno è il tono muscolare. Esso si può
determinare mediante il palpeggiamento dei fasci muscolari o, meglio, mediante
la valutazione della resistenza nel movimento passivo degli arti. il tono
muscolare è determinato
più precisamente (ed anche senza provocare fenomeni di risveglio nell'indagine
sul Sonno) mediante l'Elettromiografia (EMG), cioè mediante registrazione
dell'attività elettrica del muscolo che è correlata all'attività meccanica.
Per
ricerche di routine si attaccano piccoli elettrodi metallici a disco sul muscolo
da esaminare (per ricerche sul Sonno per lo più il muscolo sotto il mento,
sub-mental areal), si amplifica il potenziale muscolare e lo si registra
sull'apparecchio EEG. L'ampiezza della «banda» dà informazioni sulla misura
del tono muscolare. Occasionalmente, ma in particolar modo in esperimenti su
animali, gli elettrodi EMG vengono piantati nel muscolo da studiare (nel gatto
p. es. la muscolatura della nuca).
I
movimenti degli occhi possono
essere osservati per lo più attraverso le palpebre chiuse. Per ricerche sul
Sonno ci si serve dell'Elettroretinogramma (EOG).
Qui
si fa uso del fatto che tra la cornea e la rètina dell'occhio sussiste una
differenza di potenziale elettrico permanente (un cosidetto dipolo) che si
trasferisce come campo elettrico sul tessuto circostante (osseo, dermico). I
movimenti degli occhi modificheranno così il campo elettrico nei tessuti
circostanti. Mediante elettrodi fissati ai lati o sopra e sotto gli occhi (o
piantati nelle ossa negli animali da esperimento) queste modificazioni del campo
possono essere rivelate come oscillazioni di potenziale e, dopo
preamplificazione, possono pure essere registrate sull'apparecchio EEG.
Con
queste tre indicazioni, dell'EFG, dell'EMG e dell'EOG, insieme all'osservazione
della persona sottoposta ad esperimento ed alle sue esperienze soggettive (p.
es. « io ho appena dormito » oppure « io ho appena sognato ») si possono
chiaramente diagnosticare il Sonno, le sue fasi ed i suoi stadi
secondo le attuale rigide prescrizioni (v. Rechtschaffen e Kales, 1968).
Con ciò si hanno pure gli elementi per determinare nel modo più preciso la
successione delle singole fasi o stadi ed il
tempo che esse prendono sul totale del periodo di Sonno.
Come
si distinguono ora gli stadi (1-4) e le fasi del Sonno sopranominati a confronto
con lo stato di veglia?
Stadio
W (veglia tranquilla)
La
coscienza si conserva pur con gli occhi chiusi; nell'EEG per lo più molte onde
alfa, in particolare dal retro del capo. EMG: tono muscolare da medio ad
elevato. EOG: saltuari lenti movimenti degli occhi, altrimenti niente attività
EOG. (Per attivazione,
p. es. per l'apertura degli occhi, il tipo alfa fa posto ad un tipo beta, cioè
ad un tipo di attività, arousal-pattern).
Stadio
1 del Sonno NREM
Stadio
di « sospensione » (floating) con alternarsi tra coscienza (più o meno
offuscata) e perdita di coscienza. Nell'EEG graduale diminuzione dell'attività
alfa; sostituita da uno spettro di frequenze miste di bassa ampiezza che
comprende onde beta, cioè simile alla arousal-pattern. Onde Vertex
nette. EMG: tono muscolare da medio ad elevato. EOG: singoli movimenti
lenti degli occhi.
Stadio
2 NREM
Sonno
vero
e proprio con completa perdita di coscienza; EEG: comparsa di fusi
(sigma) separati da tratti di attività beta; complessi K; EMG: tono
muscolare medio-alto; EOG: di solito assenza di movimento degli occhi.
Stadio
3 NREM
«
Sonno profondo » incipiente; EEG. onde lente medio-alte del tipo delta (più
veloce), fusi occasionali; EMG: tono muscolare medio-alto; EOG: inattivo.
Stadio
4 NREM
«
Sonno profondo »; EEG: onde delta alte ultralente, niente fusi; EMG: tono
muscolare per lo più medio-alto, occasionalmente basso; EOG: nessun movimento
degli occhi.
Gli
stadi 1-4 nel loro insieme vengono indicati come Sonno non-REM (== NRE/M). Gli
stadi 3 e 4 insieme costituiscono lo slow-wave-sleep (SWS).
Separata
da questi abbiamo poi ancora la fase REM (spesso chiamata anche stadio
1-REM) che di solito inizia dallo stadio 2; EEG: diagramma misto a bassa
ampiezza, simile allo stadio 1 NREM ma senza onde Vertex; EMG: di
solito il tono muscolare è del tutto scomparso (basso EMG); EOG: rapidi
movimenti degli occhi orizzontali o verticali coniugati, cioè entrambi gli
occhi si muovono sincronicamente e concordemente (Rapid Eye Movements: REM's, da
cui Sonno REM o fase REM). I REM's compaiono o isolati o però di solito a
gruppi (bursts).
Si
possono distinguere all'interno del Sonno REM periodi con e senza REM's. Spesso
insieme ai REM's, o indipendentemente da essi, compaiono anche movimenti
(sussulti) nelle membra e nel tronco.
Risvegliate
(spontaneamente o no) dal Sonno REM le persone sottoposte ad esperimento
riferiscono di solito « di aver sognato », mentre al risveglio dal Sonno NREM
di solito, ma non sempre, si dichiara di non aver sognato. Per cui oggi si
assume che il Sonno REM è il Sonno del sogno, mentre nel Sonno NREM non si
hanno sogni o si sogna poco (o che durante il Sonno NREM si « dimentica » il
sogno). Di queste questioni se ne parlerà più avanti con maggiori dettagli.
3.1.2.
Aspetti temporali e quantitativi
Finora
abbiamo descritto la fenomenologia del Sonno nei suoi aspetti generali
fisiologici e comportamentali. Abbiamo potuto così riferirci ad una
strutturazione dello stato di Sonno nel senso di una disomogeneità nella
comparsa e nella misura di singoli sintomi del Sonno; una disomogeneità che
necessariamente conduce ad una suddivisione del Sonno in diversi stadi e fasi
del Sonno porta con sé già l'idea che il Sonno non è qualcosa di statico,
bensì impone piuttosto, per mezzo di una certa dinamica, un'alternanza da uno
stadio all'altro e da una fase all'altra. In effetti il Sonno dell'Uomo mostra,
ad un esame più approfondito condotto per tutta una notte, una marcata struttura
temporale. Per imparare a conoscere questa struttura vogliamo seguire una
persona normale, adulta e giovane nel suo Sonno notturno, per cui, per poter
fare una chiara « diagnosi » per quel che riguarda lo stadio G la fase,
registriamo l'EEG e l'EMG ed osserviamo contemporaneamente la persona attraverso
uno specchio unidirezionale. Un apparecchio rice-trasmittente permette di
parlare con essa.
Dopo
un tempo più o meno lungo da che la persona si è messa a letto, istante che
viene indicato come l'inizio della « notte » (tempo 0), compare dopo lo stadio
W lo stadio l. E quindi il dormiente passa con relativa rapidità attraverso gli
stadi 2 e 3 per raggiunger lo stadio 4, il « più profondo ».
Dopo
che per 20-30 minuti il dormiente è rimasto nello stadio 4 inizia il processo
inverso, la « risalita » attraverso gli stadi 3 e 2 a partire dal quale
infine, circa 70-90 minuti dopo l'inizio del Sonno, comincia la prima fase REM.
Finita questa, o si arriva ad un breve risveglio (stadio W) o il dormiente
ritorna direttamente nello stadio 2, poi nel 3, ed eventualmente ancora nello
stadio 4. A questo segue di nuovo uno stadio 3 e poi 2, ed inizia quindi la
seconda fase REM. Questo su e giù, con l'inserimento di una fase REM ogni
volta, si ripete da quattro a cinque volte per notte. Possiamo distinguere per
un periodo di Sonno di (ca.) otto ore da quattro a cinque sottoperiodi
di circa 90 minuti di durata, dove ogni sottoperiodo consiste di una fase
NREM (più lunga) e di una fase REM. Come è evidente dalla figura 2 la parte di
Sonno NRFM all'inizio del Sonno è maggiore; verso la fine della notte la parte
della fase REM diventa un po' più grossa a spese di quella della fase NREM,
senza però raggiungere la durata di quest'ultima. Lo stadio 4 viene raggiunto
in generale nel primo o forse ancora nel secondo sottoperiodo, raramente però
nel terzo. La parte dei singoli stadi e fasi rispetto al Sonno totale è
relativamente costante per il singolo individuo ed anche da individuo ad
individuo. Da un gran numero di notti di molte persone sottoposte ad esperimento
sono stati calcolati i valori medi riportati nella tabella riportata in fondo(da Williams
et al. 1964):
Risulta
così che noi esseri umani durante le 24 ore della giornata « oscilliamo
» per due terzi del tempo al disopra della soglia della coscienza e per un
terzo al di sotto (o ai « limiti »). Inoltre abbiamo, sovrapposto a questo, un
ritmo che corrisponde all'oscillazione secondo la 16.ma armonica o la 4-ta
ottava. Questa « superoscillazione » è riconoscibile molto chiaramente
durante il Sonno. Essa è stata definita nei suoi aspetti matematici p. es. da
Globus (1970) mediante metodologia di autocorrelazione. Kleitman (1967) ed altri
assumono che questa 16.ma armonica sia identificabile anche durante la veglia;
si parla di un vero e proprio ciclo attività-riposo della durata di 90 minuti.
Le
« costanti del Sonno » temporali e quantitative finora discusse sono - e di
questo si deve essere consapevoli - valori largamente mediati. A prescindere dai
veri e propri disturbi del Sonno (che saranno discussi più in là) ci sono
però « buoni » e « cattivi » dormienti, persone che si addormentano
rapidamente ed altre con una lunga latenza, « dormitori profondi » ed altri
che si svegliano « al minimo fruscìo ». La posizione nel Sonno cambia da
individuo a individuo.
Il
Sonno si modifica anche con l'età. Nel tardo periodo intrauterino il Sonno REM
occupa una larga percentuale (v. p. es. Astic & Jouvet-Mounier, 1969 e
Ruckebusch, 1972). Feinberg (1969) ha studiato il tipo di Sonno EEG, cioè il
comportamento dei diversi stadi e fasi di Sonno, nelle diverse età della vita
umana tra i quattro ed i 90 anni. Egli trova - in accordo con molti altri Autori
- che la media del totale del tempo dedicato al Sonno è di circa 10 ore
all'età di tre anni e poi diminuisce
con
una certa rapidità fino all'età di 20 anni per raggiungere un plateau di circa
sette-otto ore. Si arriva ad un'ulteriore diminuzione con l'inizio della
vecchiaia (all'incirca a 75 anni). Il Sonno REM diminuisce da ca. il 30%
(del Sonno totale) all'età di sei anni fino al 24-25 % all'età di 20 anni. Con
il 70.mo anno d'età inizia un ulteriore periodo, di ripida diminuzione,
cosicché l'ultra 80.nne presenta circa il 20% di Sonno REM. Lo stadio 4
diminuisce esponenzialmente a cominciare dalla prima giovinezza e raggiunge un
minimo di circa un quinto del valore iniziale all'età di circa 80 anni.
Di
passaggio siano menzionati i risultati di un recente studio di Hartmann (1971).
Da un gran numero di volontari egli scelse due gruppi di persone da sottoporre
ad esperimento: dormitori di lunga durata (in media 470 minuti) e dormitori
di breve durata (319 minuti); i due gruppi avevano un'eguale distribuzione
per età. Un'analisi approfondita mostrò che nei due gruppi il Sonno lento (SWS
= stadi 3 e 4) occupava all'incirca lo stesso tempo, mentre tra gli
iperdormienti il Sonno REM era all'incirca il doppio (121 minuti) che tra gli
ipodormienti (65 minuti). Anche lo stadio 2 era tra i primi più lungo che tra i
secondi. Hartmann trovò inoltre che gli «ipodormienti erano in generale le
personalità attive, efficienti, spesso ipomaniache, gli « iperdormienti »
invece erano piuttosto le personalità ansiose, depresse e riservate.
|