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Le terapie
psicologiche, non
prettamente definibili psicoterapia e oltre la terapia psicofarmacologica, sono
nel senso più proprio della definizione, metodi e tecniche terapeutiche
psicologiche.
Con ciò ci si riferisce a
tutti quei metodi di intervento che devono essere a disposizione dello specialista,
inclusi nel suo repertorio di
competenza, per l'applicazione della terapia. Ciò significa che uno specialista
della diagnosi e cura dei disturbi psicologici e delle malattie mentali, deve
possedere non solo titoli, ma principalmente competenza ed esperienza adeguate affinchè egli possa intervenire, da solo o
in equipe medico-psicologica, innanzi tutto con i due modi principali e
imprescindibili, che sono la
psicoterapia e la
psicofarmacoterapia, e inoltre
con un repertorio più ampio possibile di metodi e tecniche a corredo.
Fra questi i più usati e
probabilmente i più noti, sono:
-
il training
autogeno
-
l'ipnosi
-
le tecniche di
rilassamento
-
la
musicoterapia
-
il
biofeedback
-
il decondizionamento
sistematico
-
la metodica bioenergetica
-
tecniche regressive
e covert
Vanno poi considerati modi di
intervento psico-sociale, detti anche modi della terapia di comunità.
Inoltre
un ruolo importante ricoprono certi modi di intervento esperenziale, di solito
somministrati in setting di gruppo, destinati alla sollecitazione
emotivo-comportamentale, anche con il fine della catarsi, cioè dell'espulsione
e liberazione di nuclei emotivi compressi o negati, anche inconsciamente, dal
paziente.
Infine vanno ricordati i modi
di intervento affini allo yoga e alla
meditazione.
E' ovviamente molto
difficile, se non del tutto impossibile, che uno stesso psicoterapeuta possa
possedere in modo valido e competente, la padronanza e l'esperienza con tutti i
modi terapeutici a disposizione, o anche con tutti i più importanti. Per cui in
pratica accade che ciascun terapeuta si qualifichi in particolare con alcune di
queste metodiche, fra tutte, pur dovendo essere specialisticamente in grado di
accedere alla maggior parte di esse, quando necessario per il paziente.
In pratica, dunque, ciascun specialista deve
possedere un'ottima base di competenza circa i due interventi fondamentali nella
cura dei disturbi psichici,
che sono la psicofarmacoterapia e la psicoterapia, a prescindere dallo specifico
indirizzo della psicoterapia stessa.
Poichè lo
specialista in psicoterapia può aver conseguito ciascuna delle due lauree
richieste prima della specializzazione, cioè psicologia e/o medicina,
la competenza approfondita
nella psicofarmacoterapia deve comunque essere propria anche dello psicoterapeuta
psicologo, anche se, in questo caso, l'atto prescrittivo è consegnato
legalmente esclusivamente ad un laureato in medicina. Egli deve, inoltre, possedere una valida
competenza con alcune, almeno, delle altre metodiche a disposizione. A mio
parere alcune dovrebbero essere nel repertorio di tutti gli psicoterapeuti e
cioè almeno quelle che riguardano il rilassamento psicofisico e quelle che
riguardano la stimolazione esperenziale, adatte a provocare la risposta emotiva
e l'espulsione emozionale.
Circa questo ultimo punto,
purtroppo vi sono ancora, nell'ambito accademico della psicologia, degli
ostacoli di natura teorica, se non addirittura corporativista. Per esempio in
certi ambienti psicoanalitici si oppone resistenza all'acquisizione della
formazione multimodale dello psicoterapeuta, avvalendosi di argomentazioni
apparentemente tecniche. Per esempio adducendo la controindicazione clinica
dell'acting out, come elemento negativo per la cura. In altre parole essi
argomentano che per curare occorre non lasciare i binari dell'analisi pura,
essenzialmente mentale e simbolica, dove qualsiasi altra cosa che abbia a che
fare con l'azione, la direttività del terapeuta, l'intervento sul e con il
corpo e così via, è da censurare a priori. Secondo la più recente, attuale e
condivisa internazionalmente, psicologia cognitiva e comportamentale, invece, lo
psicoterapeuta deve essere uno specialista sovracompetente, capace di applicare
agevolmente più metodi e tecniche integrate fra loro. In sostanza la obsoleta e
teorica posizione dell'appartenenza alle cosidette "scuole", è
largamente sorpassata, mentre si va dimostrando sempre più la validità
dell'applicazione integrata in psicoterapia e multimodale fra psicoterapia
e psicofarmacoterapia. Per questo lo psicoterapeuta, sia psicologo che
medico, deve essere in possesso di vasta conoscenza nelle neuroscienze
integrate con la psicologia generale e di robusta esperienza sul campo.
Voglio infine presentare un
mio parere del tutto personale, circa il fatto che al più presto occorrerebbe
riformare i corsi universitari di psicologia e medicina, istituendo, ad
esempio, un triennio
iniziale comune, durante il quale tutti gli studenti dovrebbero acquisire
profondamente l'essenziale sia della medicina generale che della psicologia
generale. Al termine del triennio tutti gli studenti futuri psicologi o medici, dovrebbero superare un primo grado,
diciamo di minilaurea, corrispondente ad una più che valida cultura
medico-psicologica, comune sia allo psicologo che al medico. Da quel punto in poi, chi volesse divenire
specialista medico,
continuerebbe per un altro triennio, o quadriennio, esclusivamente medico.
Chi volesse divenire psicologo clinico seguirebbe
un triennio di psicologia clinica, per poi continuare con la specializzazione in psicoterapia.
Gli altri che non volessero seguire l'indirizzo clinico, seguirebbero un biennio
secondo l'indirizzo psicologico prescelto. In pratica tutti gli psicoterapeuti
dovrebbero provenire soltanto da un unico percorso universitario e di
specializzazione, a carattere fortemente medico-psicologico, con un triennio
propedeutico iniziale profondamente medico/psicologico, comune ad ambedue le
figure sanitarie.
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"L'ipnosi crea una condizione psichica tra la
veglia e il sonno, chiamata trance", afferma Marco Chisotti, ipnologo
costruttivista a Torino. "La trance permette di rallentare l'attività cerebrale,
isolarsi dal mondo, abbassare le proprie capacità critiche ed eliminare i
condizionamenti esterni", spiega Chisotti. In questo stato ci si concentra su se
stessi e si lascia l'inconscio libero di esprimere quelle rigidità che generano
sintomi e sofferenze." -
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Secondo i Veda, “gli antichi libri della
conoscenza” indiani, la nostra Anima risiede nel corpo, come noi possiamo
indossare un cappotto. Alla morte, l’Anima semplicemente si spoglia di questo
cappotto, del corpo materiale, per passare ad una successiva incarnazione.
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La bioenergetica è un modo di
comprendere la personalità in termini dei suoi processi
energetici. Questi processi, cioè la produzione di
energia attraverso la respirazione e il
metabolismo e la scarica di energia nel movimento,
sono le funzioni basilari della vita. La quantità di energia di
cui si dispone e l’uso che se ne fa determinano il modo in cui si risponde alle
situazioni della vita. Ovviamente, le si affronta con più efficacia se si
dispone di più energia da tradurre liberamente nel movimento e
nell’espressione. -
continua -
L'analisi bioenergetica è un metodo, unico nel suo genere, che combina terapia
corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto
che mente e corpo formano un'unità. Noi siamo i nostri pensieri,
emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.
Essa affonda le sue radici nell'opera di Sigmund Freud che fu il
fondatore della psicoanalisi. Egli nacque nel 1856 a Vienna, dove studiò
medicina e neurologia e sperimentò nuovi modi di porsi in relazione con i
pazienti. - continua-
Analisi Transazionale e tecniche regressive |